Il progetto visionario di Mark Reynier, che aveva puntato tutto sul terroir dell’orzo irlandese e su una narrazione super-geek (oltre che su un packaging innovativo), purtroppo non è finito bene. Waterford è infatti andato in bancarotta e insomma, a noi piange sempre il cuore quando qualcuno che si è impegnato per il whisky si scontra con la severa realtà delle banche e degli investitori. Il darwinismo sociale ed economico, e dunque anche quello distillatorio, dirà che il mondo è dei più adatti, e che la scomparsa dei progetti meno sostenibili non solo è fisiologica, ma è anche auspicabile per la salute dell’intero sistema. Sarà, ma siamo comunque un po’ tristi, lasciateci essere umani.
Ad ogni modo, avevamo ancora un sample nell’armadio e lo beviamo oggi. Orzo di varietà Olympus coltivato a Shankill, poco fuori Dublino, e torbato a 74 ppm. Ci rifiutiamo di dirvi dove prendono la torba, ci sembra troppo nerd persino per noi. Il single malt invecchia per 3 anni, 7 mesi e un giorno in un mix di botti: 33% ex bourbon american oak, 23% ex vino francese, 20% rovere francese, 18% american virgin oak. Ottomila bottiglie prodotte. Il colore è un oro chiaro con riflessi rosa.

N: la gioventù, come (troppo?) spesso succede con i Waterford, è protagonista. Note di mela verde, legno verde e carbonella del barbecue. La torba è quasi chimica, gomma bruciata e fuliggine, per certi versi ricorda Ardbeg, ma senza quella parte dolce/salmastra. Che poi, una dimensione minerale e costiera c’è: spiaggia vulcanica, sabbia, alghe. E anche salsa di soia e salsa di ostriche.
P: liquirizia dominante come Jokic in NBA, seguita da zucchero bruciato (non brulé, proprio carbonizzato come i marshmallows dimenticati sul falò). Un tocco di sale emerge in un senso di new make e asfalto, il che significa un palato abbastanza basico e contundente. Verdure grigliate, un graffio alcolico e qualcosa di saporito, come il bacon laccato di sciroppo d’acero.
F: lunghetto, alcolico, bruciato e ora dolce.
Abbastanza screanzato, e questo per un torbatone giovane ci sta. Quello che ci delude un po’ invece è il carattere, perché risulta poco complesso e un po’ squilibrato. Poi per carità, non è cattivo eh. Però non ci emoziona. E se una cosa non ti emoziona non c’è niente da fare, è 81/100. Una curiosità: su Whiskybase si nota un’oscillazione impressionante di votazioni, il che significa che o lo si ama o lo si odia. Questo è il bello del whisky, quindi se pensate che non ci abbiamo capito una mazza, siamo aperti alla discussione. E alle mazzate, ovviamente!
Sottofondo musicale consigliato: Bush – Little things
