Continuiamo con la celebrazione del Pippo nazionale (Baudo, non Inzaghi…) con il secondo canale rye, ovvero il secondo whiskey di segale della nostra miniserie. Dopo il Rittenhouse, oggi è tempo di Rossville. E lo sapete che quando iniziamo così, lo spiegone ve lo dovete beccare…
Fondata da George Ross nel 1847 a Lawrenceburg, nell’Indiana, la Rossville distillery si specializzò presto in whiskey di segale, tanto che il piccolo centro sul fiume Ohio diventò “the rye capital”. In seguito diventata Ross & Squibb distillery, riuscì a sopravvivere al Proibizionismo, venendo poi acquistata prima da Seagram, poi da Pernod Ricard, successivamente dalla compagnia di Trinidad e Tobago CL Financial e infine dalla MGP Ingredients. Che nel 2021 ha riportato il vecchio nome dell’impianto.
Ora, la MGP è un’eminenza grigia della segale, dato che produce l’85% del rye whiskey dell’Indiana e lo fornisce a parecchi altri brand, tra i quali Templeton, George Dickel, Angel’s envy e Bulleit, per dirne alcuni. Utilizza 27 mashbill differenti per 360 etichette. Rossville union è invece il rye “bottled in bond” che viene imbottigliato direttamente da Ross & Squibb e invecchia 6 anni. Tutto chiaro? Il colore è rame chiaro.

N: tanta banana quanto caramello, in un primo naso da dessert made in USA. Topping di smalto per unghie, tanto per gradire. Eppure, anche se i descrittori lasciano perplessi, l’effetto è piacevole. Ci sono belle folate di torta di mele appena tolta dal forno, con una presenza decisa di ananas e latte di cocco. Biscotti al cocco e un tocco di panna, di latte intero. C’è della mandorla dolce, in compenso ci sono poche spezie e non ce ne lamentiamo. Il naso è amichevole, zero sberle alcoliche, anche lo smalto dell’inizio dopo pochi minuti si dissolve.
P: qui cambia un po’ lo scenario, in nome del candito. Papaya candita, arancia. Sa proprio di panettone, ovviamente con i canditi. Zabaione, uovo, un tocco marsalato e tanto mango. Si avverte la tostatura, esplode lo zenzero mentre l’ananas tiene il punto. L’alcol qui un filo si sente, ma davvero l’effetto è pieno, soddisfacente e robusto. Il retrogusto è lievemente amarognolo, con buccia di mela e zeste di lime. Curioso e complesso, con acqua non migliora, si fa un po’ troppo acuminato e ulteriormente amaro. No grazie, rimaniamo disidratati.
F: erbaceo, piccante e un filo alcolico, con una lunga coda che ricorda le prugne acerbe e il liquore Borghetti.
Uno dei rye più divertenti e sfaccettati che ci siano capitati nel bicchiere recentemente. Grado alto, bella tensione, non banale l’evoluzione e la complessità. Ha anche un difettuccio, ovvero qualche puntina alcolica in eccesso al palato, ma è una bestia che siamo molto contenti di aver trovato. Non ci tiriamo indietro e diamo un 87/100, complimenti a Spirits & Colori che lo distribuisce.
Sottofondo musicale consigliato: Johnny Cash – I’ve been everywhere
