Siamo sempre contenti di tornare alle radici, ovvero agli OB entry level che hanno avuto una parte così importante nel Bildungsroman della nostra incipiente cirrosi. Non bisogna mai dimenticarsi le origini, e le nostre affondano in blended sudici e single malt base, liquidi che grazie al prezzo accessibile sono diventati le fondamenta del nostro gusto per il whisky. Quindi, se è vero che bere single cask e cose fenomenali è un piacere, è vero anche che è sempre interessante e istruttivo tornare ai core range, ai NAS e agli invecchiamenti brevi.
Ecco perché non vediamo l’ora di assaggiare il 12 anni di Dalmore, un grande classico degli highlander in sherry. L’ultima volta che lo abbiamo bevuto – a margine di un pranzo tristellato, ehm… – lo avevamo promosso. A distanza di 7 anni vediamo se è cambiato lui, siamo cambiati noi o è ancora tutto standard. Il colore è il classico ambrato degli sherry cask moderni. Anche se per essere precisi è solo uno sherry finish: il whisky invecchia in botti ex bourbon e poi fa un ulteriore passaggio al 50% in botti ex sherry e in botti ex bourbon.

N: si apre con una nota molto distinguibile di té. Ad essere precisi, English Breakfast tea. Tannini leggeri, eleganza, dolcezza un filo sfacciata. Caramello e cioccolato all’arancia, con vaghe sfumature di fichi secchi e datteri. La parte tostatina è corposa, tra nocciole e arachidi. Biscotti alle arachidi forse. O forse gli Snickers, col cioccolato al latte. Insomma cose dolci e frutta secca, ci siamo capiti. Dietro il malto emerge un sentore “floreato”, che è un mix tra floreale e fruttato: fiori d’arancia e mango. Miele leggero e un tocco acetico, che arriva dallo sherry. Uvetta.
P: debolino, acquoso e dolcione, che nella classifica universale degli aggettivi elogiativi non sono esattamente ai primi posti. Si apre con toffee, caramella mou e di nuovo frutta secca tostata (la stessa: più nocciole che arachidi). Rispetto al naso crescono le spezie, dal tabacco alla cannella, dalla vaniglia al pepe di Timut. Ecco, qui il legno si sente distintamente, nonostante le badilate di dolcezza: cioccolato al latte, mela rossa e frutta esotica mista. Pesche cotte, un che di rancio, di vino ossidato. Creme caramel al caffè.
F: corto e abbastanza incomprensibilmente un po’ alcolico. Caramello, cola, un pizzico agrumato e torta… inzuppata nel té!
Allora, confermiamo l’impressione di un dram molto bevibile, di cui si può agevolmente finire la bottiglia tra una doppia coppia e un colore a poker. Si sente che è un whisky costruito, ma è costruito discretamente, un entry level insomma. L’ingresso debole al palato ce lo aspettiamo data la gradazione, quelle scaramucce alcoliche nel finale ci sembrano invece un po’ inspiegabili. Nel complesso però diamo un voto più basso rispetto a qualche anno fa: 82/100. Ci sembra meno intenso come sapori, meno lungo e anche meno compatto. Azzardiamo una spiegazione: nel frattempo Dalmore ha immesso sul mercato il 12 anni Sherry Cask select, quindi probabilmente le botti più espressive saranno state utilizzate per quella espressione. Speculazioni, ma qui è casa nostra e speculiamo senza pietà e senza manco sentirci in colpa.
Sottofondo musicale consigliato: Social distortion – Don’t take me for granted
