Siamo ancora su Arran per la seconda espressione della Signature Series curata dal manager della Lochranza distillery, Stewart Bowman. La prima delle quattro espressioni – Remnant Renegade – ci è piaciuta molto. La seconda, imbottigliata nel 2024, è invece un malto torbato a 42 ppm e maturato in bourbon barrel per 5 anni e mezzo e poi affinato per altrettanti in Quarter cask da 115 litri provenienti dalla distilleria Koval di Chicago. Al contrario dell’edizione n.1, la n.2 ha un’età indicata di 11 anni. Il colore è un oro più chiaro.

N: si apre con una colata di miele e torba balsamica che è una meraviglia. Dolcezza di eucalipto, folate di aghi di pino. C’è della crema alla vaniglia (il Danette quello di Ciro Ferrara che diceva “troppobbuono”), ma anche della frutta: pere sciroppate, ananas grigliato. Pompelmo rosa, a secchi. In tutto questo, volute di fumo dolce e sempre quel senso di sottobosco, resina e freschezza. Il Quarter Cask da un lato esalta la torba, dall’altro regala una coltre di caramello impiastricciato e legno fresco. Cocco tostato anche, e qualcosa di tropicale. Resina e un guizzo come di profumo che emerge col tempo.
P: un Amaretto alle nocciole impastato con la cenere. Si apre dolce ma subito molto bruciato, i 42 ppm si sentono più al palato che al naso. Oleoso (l’oleosità della frutta secca), con scorze di arancia e quasi Fiesta, cioè un mix di pan di spagna, arancia e cioccolato. Pepe di Timut, chiodi di garofano, tizzoni di un falò (mica per niente si chiama “bonfire”). L’alcol pizzica un filo, il legno bruciato si espande. Radici di cassia, chinotto. La parte agrumata e acidina tiene teso un palato bello bruciacchiato.
F: miele, tartellette alla frutta, legno bruciato e zenzero. E anche qualcosina di sapido. Ricompare la nota di resina, pigne e mentolo. E un certo graffio alcolico.
Molto interessante, un torbato potente ma dolce, con una spiccata propensione per le note boschive e un po’ balsamiche. Molto moderno – i Quarter Cask danno subito questa impressione – ma anche ben pensato. La cosa che ci convince meno è quel finale alcolico che un po’ stona con il resto. Ad ogni modo, promosso con un bell’86/100.
Sottofondo musicale consigliato: Fear Factory – Linchpin
