La settimana scorsa in quel di Milano Andrea e Giuseppe del Milano Whisky Festival hanno presentato i loro ultimi nati. Niente “gender reveal party” per stavolta (tanti auguri e figli malti!), ma una bella degustazione in quel del Baobab bar. I mentori di tutti noi, coloro che hanno coltivato con pazienza il nostro alcolismo fin da quando era tenero come un germoglio di basilico, stavolta hanno lanciato tre single cask dello storico imbottigliatore indipendente Berry Bros, realizzati in esclusiva per il mercato italiano e l’importatore Pallini. Un gran bel colpo, dato che BB è uno dei marchi più autorevoli nel settore, tanto da essere anche fornitore ufficiale di Re Carlo e famiglia. Bevessero tutti più Berry Bros a corte, non passerebbero il tempo a taroccare le foto di famiglia…
Comunque, se vi capita passate dalla loro sede londinese, a due passi dal Duke’s e dal Martini cocktail più buono del mondo. Nell’attesa che prenotiate un biglietto aereo, noi iniziamo bevendo il primo. Un Blair Athol del 2011 invecchiato nell’hogshead #305384 che ha dato 311 bottiglie. Il colore è oro carico.

N: aperto e piacevole, profuma di primavera nelle Highlands e sorrisi. C’è una bella freschezza tutta di miele d’erica, buccia di mela verde e fiori selvatici, siamo indecisi se elicriso o ginestra, ma ci consentirete l’imprecisione. Anche cedro e biscotti secchi. C’è anche una dimensione più profonda, un inno all’orzo maltato (e all’Orzoro!), con qualche sensazione di nocciole e cioccolato al latte. Un naso in evoluzione verso territori meno leggeri.
P: l’ingresso, complice la diluizione, non è una bomba di intensità, ma da subito il sapore ci sembra buonissimo. Piccole fiammatine di legno, pepe e spezie varie si stagliano su un malto solido e croccante, con note che ricordano il muesli ai frutti rossi, oppure sono solo Frosties e mele rosse, decidete voi. Anche in bocca, sensazioni più “scure”, come uvette secche. Poi, la cosa che più ci ha esaltato: una frutta rigogliosa e quasi tropicale: deliziosa papaya disidratata. C’è poi una parte decisamente piccante, di liquirizia rossa e legno, che però ben si accoppia a una certa mineralità tutta highlander: gesso?
F: castegne crude, frutti rossi (ribes), cacao in polvere e ancora bucce di mela.
Un convinto 86/100 per un whisky bello quadrato, che dà grandi soddisfazioni proprio dal punto di vista del godimento hic et nunc. Forse qualcuno può trovarlo un filo appuntito, per quelle staffilate di piccantezza al palato, ma non la vediamo come un difetto. Non compriamo sogni ma solide realtà.
Sottofondo musicale consigliato: PJ Harvey – C’mon Billy
