Per questo cenone, mentre gli altri cucineranno e voi non farete niente di niente salvo bere, vi diamo un compito: cercate su Google (o sul vostro motore di ricerca favorito) Ainslie & Heilbron, e poi cercate “imported by Di Chiano”. I risultati che troverete vi diranno molto sul contenuto di questo blended dal nome esotico, dalla bottiglia evocativa con vetro scuro (tra fine ‘60 e inizio ‘70, ce n’è un’altra versione di poco più tarda di anni ‘70 pieni), che abbiamo scovato grazie alla sapienza di Max Righi, che – come dire – certe cose le sa.

N: un concentrato di… passato. Sarà la suggestione, ma la farminess di Brora/Old Clynelish c’è tutta, con un senso di attrezzi di rame ossidato, di vecchia cantina di montagna, di fieno marcio, ma in senso buono. Abbiamo poi caramelle Rossana, carruba, un qualcosa di strano, di frutta… astratta, come una sorta di macedonia ‘caramellizzata’, essiccata e caramellata. Ha senso? No, ma sticazzi. Carta vecchia, polverosa, emeroteca della Braidense. Tarte tatin del giorno prima. Zucchero a velo. Col tempo, la frutta diventa più importante, con agrumi caramellati, prugne cotte, pesche sciroppate.
P: vorremmo bere esattamente questa cosa ogni istante. È un vecchio Clynelish, poco da dire, ricorda da vicino il 5 anni etichetta panna, o il 12 di Gordon&MacPhail. Panna cotta, caramelle Rossana ancora, carta vecchia, favo di miele, frutta ossidata, rame caramellato, fichi secchi, erbe alpine amare. Il corpo è esile ma pieno, con quell’equilibrio incredibile che solo i whisky di una volta blablabla – ma è vero!
F: tende all’amaro, qui la sala manoscritti della Braidense ti riempie il palato, ed è subito vecchio velluto, carta polverosa, rame e cera.
Incantevole. La virata sull’amaro che chiude il finale e trascende al palato lo trattiene dall’essere una cosa enorme, ma resta una cosa grande, indiscutibilmente. Il bicchiere vuoto poi riporta all’infinito note fruttate e ancora di rame, e la complessità e la compattezza di un profilo del genere (non ci stancheremo mai di dirlo: era un blended, di consumo, imbottigliato a 43 gradi e filtrato a freddo) non possono non stupire e far cadere una lacrima. Parafrasando un odioso dittatore, “chi vuole restaurare i blended a 43 gradi è senza cervello, ma chi non li rimpiange è senza cuore”. 90/100. E buon anno a voi.
Sottofondo musicale consigliato: The Who – The real me
