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Talisker ‘Diageo special release 2023’ (2023, OB, 59.7%)

Keep rollin’, come cantavano i Limp Bizkit. Teniamola viva e continuiamo la nostra missione per conto del dio Diageo, con la seconda SR2023. Oggi tocca a Talisker, che – ricordiamolo – “è l’unica distilleria buona che inizia per T” dal Vangelo secondo Giannone.
L’imbottigliamento di quest’anno è assai ardito, a partire dal nome: “The wild explorador”. Che suona un po’ come quel personaggio di Trinità che raccontava a Bud Spencer che “mi esposa estava al fiume senor, a lavare, un gringo la agredì, la voleva…”. In effetti dietro a questo nome un po’ maccheronico c’è una spiegazione nell’affinamento, che avviene per 6/8 mesi in barili di porto bianco, Ruby e Tawny. Gradazione monumentale e no age statement. Il colore è ambrato. Daje.

N. scusate? Forse non abbiamo letto bene. Non è tipo “Tallischer”, come le care vecchie “Nikke” che si compravano al mercato? No perché il primo naso è irriconoscibile: sporco, con lo zolfo dell’inferno cristiano e le muffe delle catacombe. L’impatto è abbastanza horror. Per fortuna non dura tantissimo (ma neanche poco a dire il vero). E pian piano iniziano ad emergere dalle cantine delle frutte variegate, dall’arancia rossa alla ciliegia e alla fragola, entrambe affumicate. Oggi siamo in vena di similitudini cinematografiche, quindi ci sembra un naso da “Profondo rosso”: paprika e curry rosso appunto. Che si intrecciano ad alghe bruciate e note di caramelle gommose all’uva, ora davvero intense. Migliora con il tempo, si attesta su un bel sigaro Nicaragua in combustione. Cambia veloce, sfugge. Con acqua tornano le sfumature sulfuree e metalliche.

P. alcolico e bruciato, attacca difficile e insolitamente isterico. Proviamo a farci strada in una selva un po’ inaspettata di ferocia e ci troviamo del cioccolato al peperoncino a badilate, accompagnato da una vinosità più evidente: bucce d’uva, more, mirtilli torbati. Come se il banchetto del fruttivendolo stesse andando lentamente a fuoco a partire dalla sezione frutti di bosco. Dopo l’attacco al napalm, si tranquillizza. L’alcol pizzica ancora, ma tutto torna a essere più inquadrato nella cornice di un torbato giovane con finish in porto. Una diluizione anche decisa lo rende meno aggressivo, ma un filo più amaro, con la comparsa di genziana e rabarbaro.

F. paprika affumicata, polpo bruciacchiato sulla piastra e un velo di marmellata.

Siamo andati a vedere il nostro archivio storico di Talisker bevuti: solo lo Skye ci aveva convinto meno. Un whisky greve, distanti anni luce dalla mineralità e dall’equilibrio che contraddistinguono i single malt della casa. I barili di vino sono invasivi, l’alcol sparato, anche la torba – per non essere da meno – sembra più aggressiva del solito. In più, è come se non avesse un baricentro, pende e cambia di continuo, senza convincere mai appieno. Peccato, le ultime SR ci avevano sempre convinto, anche quando tiravano in ballo barili di rum. Stavolta è un deludente 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Bullet for my Valentine – Your betrayal

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