Siccome Andrea e Giuseppe del Milano Whisky Festival se non ci fossero bisognerebbe inventarli, l’altra sera al Mulligan’s si sono inventati una splendida serata di presentazione delle otto Special Releases Diageo di quest’anno. Le Special Releases, come il Natale, sono attese con trepidazione. C’è gente che addobba pure casa per festeggiare l’occasione. Noi ci limitiamo invece a mangiare come se fosse il cenone e a mettere su chili. Ognuno il Natale lo vive un po’ a modo suo.
Bando alle ciance, il primo whisky della serata era anche il più atteso, ovvero il primo imbottigliamento ufficiale di Roseisle, ultima distilleria inaugurata dal colosso Diageo. L’impianto, che ha iniziato a produrre nel 2010, sorge nel Morayshire, a pochi km da Elgin ed è un capolavoro di ingegneria ed ecosostenibilità: solo 6 o 7 operatori necessari per produrre fino a 20 milioni di litri di alcol l’anno; condensatori sia di rame sia di acciaio; possibilità di creare ogni tipo di stile di Speyside malt, 76% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. Il tutto, ovviamente, soprattutto per i blended che vanno a comporre il Johnnie Walker, di cui nel mondo c’è sempre più sete.
Un po’ affascinati e un po’ inquietati da questa prospettiva abbastanza disumanizzata che fa tanto Blade Runner con un cuore verde, beviamo volentieri. Invecchia in first fill e refill bourbon casks. Il colore è oro giallo.

N. fermi tutti, questo è un campioncino. Non nel senso che è un sample, eh. Nel senso che sembra subito uno di quei talentini acerbi ma già brillanti delle giovanili. Un naso subito intenso, con la vaniglia e il cocco belli croccanti, direttamente dal first fill cask. C’è poi una dimensione yellow come il sottomarino dei Beatles: limone e cedro canditi, crema al limone, banana (ma sottoforma di banana bread). La dimensione cremosa ricorda nitidamente gli yogurt interi all’albicocca, quelli coi pezzettoni. Ma non pensatelo dolcione, c’è anche una tensione acidula che ricorda la mela verde e la carambola. Pandoro. Col tempo, in un naso in cui l’alcol sembra perfettamente integrato, emergono note floreali piacevolissime: una bomba di polline, seguita da dolcetti alle mandorle con acqua di rose. Con due gocce d’acqua, dilagano burro, zucchero e vaniglia. Buono assai.
P. rimane – e quasi aumenta – la tensione, rimane la pienezza, si attenua la dolcezza. Meno piacione rispetto al naso, qui sembra prevalere la parte refill. In generale prevale la botte, perché comanda una frutta secca tostata impetuosa: mandorle, e croccante alle mandorle quasi bruciacchiato. Una nota tostata di tabacco e di bastoncino di liquirizia dominano il secondo palato, appena prima che la vaniglia ritorni, stavolta senza troppa cremosità. Singolare e non banale quell’accenno sapido che si coglie nel retrogusto.
F. media lunghezza, su mandorle amare, crema cotta, pepe bianco e una sensazione di incenso salato. Ebbene sì, l’incenso salato ci mancava.
Grande debutto, grande presenza scenica e gran bel fisico. Proprio come un calciatore. Sa fare un po’ di tutto, ha l’eleganza floreale del naso e la robustezza da mediano nel palato. Irregolare, forse, ma sorprendente. Soprattutto la conversione verso un profilo più secco e piacevolmente amarognolo: 87/100.
Sottofondo musicale consigliato: Pulp – Do you remember the first time?
