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Balvenie 16 yo French oak (2022, OB, 47.6%)

…e mentre l’orchestra già intonava le prime note del valzer, il principe si avvicinò, le prese delicatamente la mano e sorridendole le chiese: “Scusi, permette questo Balvenie?”.
Che sogno sarebbero le fiabe reinterpretate in chiave alcolica, con il Wolfburn che si mangia la nonna di Cappuccetto Red Label e il bell’anatroccolo che diventa cigno sulle acque del Lagavulin. Dobbiamo ricordarcene per quando scriveremo un libro da Pulitzer. Nel frattempo ci teniamo in esercizio recensendo, e oggi dopo il Red Rose 21 anni tocca a uno dei nuovi Balvenie saccheggiati alla Whisky Week di Como al banchetto di Velier. Questo nella fattispecie viene affinato in un tipo di barili molto inusuali, che hanno contenuto Pineau des Charentes, che è un po’ anche per assonanza un Carneade dei vini. Si tratta di un vin de liqueur francese: all’uva ammostata viene aggiunto cognac prima dell’invecchiamento in botte. Il risultato è un vino liquoroso ad alta concentrazione zuccherina che va alla grande con cozze, formaggi e foie gras. Ci è venuta fame, quindi concentriamoci sul Balvenie. Il colore è dorato.

N: l’ingresso molto pungente ci ricorda che alla base del Pineau ci sono spesso vitigni usati anche per il cognac, ad alta acidità. Il naso qui si apre con pompelmo ed uva spina, ma soprattutto vino. Anzi, proprio vino bianco per essere precisi, e anche i viticci asprigni che si arricciano sulla vite. Asprigno è la parola magica: scritto Asprinho sembrerebbe un calciatore sudamericano. Ad ogni modo, ci sono ancora mela Granny e kiwi. La morbida biscottosità mielata di Balvenie non si coglie tanto. Invece, sotto una nota di legno umido si distinguono le spezie (macis). Con acqua, invece, spunta il miele millefiori. Ce lo aspettavamo diverso.

P: ancora pungente ed affilato, ed anche secchissimo e pulito. Succo di limone, lime, Riesling alsaziano: un paesaggio aspro e vagamente inospitale, ma molto attraente. La dolcezza è limitata a un accenno di zucchero liquido e alle note di chicco d’orzo crudo, che sfocia nei crackers (salati). Tutto qui? No, per nulla. Ma il resto se possibile è ancor più curioso: dopo il sour, c’è il bitter, nel senso di una sensazione amarognola ed erbacea che somiglia al caffé etiope e soprattutto al cardamomo. Il legno e l’alcol pizzicano.

F: bucce di agrumi (pompelmo e limone) e spezie (zenzero disidratato) per un finale vagamente astringente ma molto puro e pulito.

Un Balvenie completamente diverso da quelli a cui siamo abituati. Se la distilleria dello Speyside di solito regala morbidezze e confortevoli sapori di cereale dolce, qui il finish lo porta su altre strade. Il profilo è acuminato, decisamente sui toni acidelli, a cui i 16 anni di età aggiungono complessità ulteriore. Detto questo, un whisky più intellettuale che istintivo, che può lasciare perplessi. A noi in generale non è dispiaciuto, anche perché la pulizia di sorso te ne farebbe fare subito un altro: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fred Wesley – Funk for your ass

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