Continuiamo i nostri corsi di recupero alla ricerca di whisky popolari che non abbiamo ancora assaggiato. Oggi è il giorno della lezione di Islay, e il prof ci parla di Laphroaig. Ora, va bene che non studiamo tanto, ma qualcosa abbiamo letto, quindi le basi le abbiamo. Giusto però completare tutto il programma e a noi mancano un paio di imbottigliamenti particolari, non tra i più apprezzati dalla critica, ma comunque abbiamo il dovere della completezza.

Laphroaig ‘QA Cask’ (2015, OB, 40%)
Uno degli infiniti NAS di casa, esclusivo per il Travel Retail, imbottigliato alla mesta gradazione di 40% e protagonista di un frequente equivoco: QA sta per quercus alba e non ha nulla a che fare con il Quarter cask. Ogni tanto verrebbe da chiedersi se lo fanno apposta a incasinare le cose. Ad ogni modo, è invecchiato in ex bourbon casks e affinato in barili vergini tostati. Il colore è paglierino. N: ah, il profumo della setticemia in un ospedale da campo… Una zaffata di disinfettante spicca su un generale senso balsamico di aghi di pino bruciati. Non intensissimo, i sentori sono ovattati. Si distinguono i marshmallows sul fuoco, la banana verde, la vaniglia. La cosa più piacevole è forse la nota di new make medicinale che si fa strada. Legno acerbo e erbe aromatiche, dragoncello forse. P: cenere, acqua, vaniglia e disinfettante: la ricetta perfetta per una bibita torbata e dolce. Ginger ale e soprattutto tanta acqua di cocco, netta. Molto scisso, con caramello da una parte e la botte bruciata dall’altra, a costruire un muro di catrame senza evoluzione. Un campionario disunito di sensazioni forti. F: inquietantemente dolce, vaniglia bruciata, burro rancidino.
Lampi di Laphroaig medicinale in una landa desolata di banalità. Succede quando spiriti giovani incontrano il doping di barili “pompati”. 77/100.

Laphroaig ‘Triple wood’ (2020, OB, 48%)
Triplo invecchiamento per un NAS che – come il Quarter cask – è imbottigliato a 48%, che al momento è quasi la nostra gradazione ideale (a essere precisi, forse il top è 50%). Quercia americana, Quarter cask e quercia europea ex-sherry Oloroso. Il colore è oro antico. N: se in etichetta si legge “wood”, non stupisce che la prima sensazione sia legnosa. Un legno fresco, balsamico: eucalipto e anice stellato. Ma accompagnato da sfumature più scure e profonde, di cuoio e lucido da scarpe, con anche carne affumicata (jerky beef alla salsa teryiaki, toh). Davvero umami, con salsa di soia. La frutta è distante e processata: marmellata di frutta imprecisata con scorze di limone. Molto carico, ha anche una netta nota di mirto. Il senso balsamico cresce: più piacevole dell’Arbre Magique al pino, ricorda più il balsamo tigre. P: di nuovo molto carico e di nuovo la tensione balsamica è altissima (mentuccia). Parallelamente, si sviluppa una dolcezza appiccicosa di sticky toffee pudding. Ananas flambè con la cannella e banana caramellata. La torba è ben integrata nella generale opulenza di sapori, anche se l’effetto non è proprio raffinato. F: rude, caldarroste, braci e mele glassate. Cioccolato al latte.
Un bel cafone, non c’è che dire. Tutto è al suo posto, ogni sensazione contribuisce alla creazione di un malto isolano muscolare, intenso e carichissimo di dolcezze e freschezze equamente divise. Non il nostro profilo ideale, ma nel suo genere è fatto bene. Certo, rivedendo la recensione del Quarter cask, che ormai è un po’ datata, ci viene voglia di riberlo per provare a fare un paragone. Lo faremo, nel frattempo votiamo questo: 83/100. In vendita online, tra gli altri siti, qui.
Sottofondo musicale consigliato: No age – Fever dreaming
