In pieno delirio gaelico, mentre tifiamo Scozia agli Europei, ci dedichiamo all’Irlanda dal punto di vista alcolico. Grazie al corso online organizzato da Whisky Club Italia con Claudio Riva e Paolo Tagliabue, infatti, ci stiamo dilettando in svariati assaggi di Irish whiskey piuttosto rari. Tenerceli per noi sarebbe un disgustoso atto di egoismo, per cui condividiamo le note. #sharingeconomy.

Jameson 1780 12 yo (1985, OB Soffiantino import, 40%)
N: urca, che olfatto divisivo. Si parte con una decisa nota di acetone dalle sfumature sulfuree: pentola di rame bruciacchiata, pulita con aceto di vino rosso. Immediatamente quasi respingente. Per fortuna, l’effetto “butta via tutto” si attenua dopo un paio di minuti. E lascia intravvedere una pasticceria francese. Percezione comunque molto ricca, cremosa e burrosa, con mela e pesca gialla matura. Riemerge a tratti qualche zaffata della sensazione di solvente iniziale, ma si fa più complessa e verte sulla frutta sotto spirito (uva spina?). Qualche erba aromatica essiccata e un che di mandorla tritata. Le note off non sappiamo da dove arrivino, davvero, ma sono talmente prepotenti che non possono essere ignorate.
P: attacco deciso e pieno in bocca. Evolve piacevole e coerente. Quella dimensione acetica e graffiante svanisce. Prendono la scena la crema pasticcera e la frutta gialla (banana, ananas). Poi ancora meglio, si affaccia una frutta dolce: uva fragola? Il secondo palato si fa più secco, con una punta di zenzero, legno, liquirizia e bucce di mela/pompelmo.
F: tendente all’amaro, ricorda l’albedo dell’agrume, con un filo di legno. Ritorna la mandorla (buccia e tostata) con un po’ di cannella e il nocciolo della pesca.
Esperienza da segnare sul diario, ma è difficile capire se fra le pagine piacevoli o quelle sgradevoli. Il naso è uno dei più assurdamente respingenti ci sia capitato di incontrare, il palato è incredibilmente soddisfacente. Nel complesso, è evidente l’effetto bottiglia vecchia “OBE” ed è mirabile il corpo, molto muscolare per i 40%. Il bicchiere vuoto è splendido, una fioritura primaverile con del legno aromatico. Peccato quell’olfatto da schiaffi. Voto scisso: 80/100.

Bushmills 25 yo Millennium edition single malt for Mulligans Pub Milano (1975/2000, OB, 43%)
N: inizialmente austero, quasi scontroso rispetto al precedente, il che non è del tutto un male considerando quanto era sgarbato il suo collega. Appena però gli si dà fiducia, si apre un bel prato primaverile e un’apoteosi di frutta. La dolcezza del marshmallow e del confetto è controbilanciata da una complessità notevole, di cereale umido e di miele. Poi ecco esplodere la pesca tabacchiera e una riduzione di passion fruit: delicato, una bellissima acidità e vivacità per l’età, ricorda quasi l’ananas. Meringa, litchees e forse menta, sprizza freschezza. Notevole. La frutta al naso non sarà esagerata, ma è sussurrata in maniera convincente, come i messaggi subliminali che ti riempiono la testa. Un accenno di pesca grigliata, come a ricordare del fumo nel secondo naso.
P: al contrario dell’olfatto, al palato la frutta spinge ed entra in gioco potente, con ananas, passion fruit, banana verde, mandorla tostata. Qui il fumo – sotto forma appunto di legno tostato – si fa decisamente evidente. Spezie sparse, cardamomo, cumino nero. Mandorla verde. Una nota di eucalipto e di miele, molto fresco, con melone bianco. Il corpo è piuttosto setoso, oleoso.
F: lieve ma lungo. Di nuovo frutta, che si adagia su un bel sentimento di toffee e di incenso, con un tocco di buccia di mandarino affumicata. Erbe (salvia).
Un ircocervo che unisce un animo etereo e un cuore deciso. Per nulla scontato, parecchio sfaccettato. Per dirla semplice: un Bushmills di carattere inaspettato, che mostra una frutta complessa ed evoluta impreziosita da tocchi di fumino e spezia dati dall’età. Buono vero, bravo Beppe! 87/100

Connemara 12 yo (anni ’90, OB, 40%)
N: gelatina al limone e distillato di brezza marina e salamoia. Pera senapata. Con il tempo un po’ di torba giovane leggera leggera esce anche dal bicchiere. Scoglio, acqua salata, tanto zucchero a velo. Posacenere di sigaretta e pasta lievitata. La frutta è tutta incentrata sulle sfumature del limone e della pera.
P: più secco del previsto e meno dolcino e limonoso. Una bellissima nota di bastoncino di liquirizia, torba molto più magra e leggera di quella di Islay. Resta del cedro candito e secchiate di succo di pera (quello limpido, organic e bio, non quello del chupito…). Consapevoli di passare per visionari o dementi, oseremmo citare una nota (pur lieve) di formaggio di capra. E anche qualcosa di verde, tipo insalata amarognola.
F: non lunghissimo, ma interessante: è molto bello il ricordo di torba che ci lascia. Si sviluppa ancora con noccioli, mallo di noce e un filo di fumo di sigaretta.
Posto che non stiamo parlando di un fuoriclasse, ma di un prodotto di linea, occorre essere pragmatici. Giovane e cazzuto, non complesso e forse anche un po’ ruvido. Fatte le debite proporzioni, 82/100.

Cooley peated single malt 26 yo (1992/2018, Cadenhead’s, 52,3%)
N: fermi tutti, qui c’è profumo di grandezza. Dal bicchiere si alzano volute voluttuose di bacon e frutta matura, ma la gradazione alcolica non si sente. Fresco e levigato, integrato con la torba che è però comunque molto ben presente. Arancia bruciacchiata, pesca al forno, amaretto. Ma anche olio di oliva, cedro candito e gigli decadenti. La frutta si declina sul versante minerale, tropicale e ipermaturo: ananasso un po’ dimenticato.
P: ancora oleoso e di rara intensità, sfoggia un concentrato di sapori caleidoscopico. Miele, biscotti al burro, ananas. Ma anche olio del motore e liquirizia piccante. Kiwi gold e caldarroste bruciate. Un ossimoro sensoriale. La torba resta là sullo sfondo, ma con ripetuti affacci sulla scena, perfettamente integra e integrata, a fornirci sentori di brace (melanzane alla griglia?). Ma nel complesso quel che resta sulla lingua è una maturità di macedonia.
F: lungo e complesso, ha una persistenza e un’oleosità che non si dimenticano in fretta. Si evolve ancora tra note erbacee, di radice e di legno da un lato e qualche ulteriore spunto di frutta (kiwi e ananas alla griglia) dall’altro lato. Sale?
Che campioncino! Flette i muscoli, ma ha una freschezza, una educazione e una personalità notevoli per i suoi 26 anni. Gli Irish indipendenti non sono comuni, quelli vecchi sono rari, quelli vecchi e indipendenti sono praticamente mosche bianche. E questa mosca è spettacolare. Osiamo un 89/100 per non farci dire che siamo esosi (o ubriachi).
Sottofondo musicale consigliato: Kamasi Washington – Sun Kissed Child.
