La bottiglia è unica, diremmo “iconica” se non fosse tra i 5 vocaboli che odiamo di più nello Zanichelli (sì, un altro è “virale”). Comunque, la bottiglia del Nikka from the Barrel è tutt’ora inarrivabile, con quel suo design che fa molto laboratorio di profumeria francese. Si tratta del blended whisky più famoso di casa Nikka, lanciato nel 1985. Per il quarantesimo anniversario, ne hanno prodotta una versione speciale, in cui le oltre sue cento componenti (malto Yoichi, malto Miyagikyo e grain whisky distillato nei Coffey still, invecchiati in ex bourbon barrel e in refill hogshead) subiscono un “extra-marriage”. Ovvero, dopo l’assemblaggio, invece dei consueti tre mesi di riposo, ne trascorrono sei. Il risultato pare essere ancor più morbido e soave, tipo un kimono di seta, un velo di ricciola sul nighiri, possiamo continuare con le cazzate all’infinito, lo sapete… Ma preferiamo andare al sodo: color aranciato.

N: beh, il naso è subito molto compatto e fuso, il matrimonio ci pare riuscito alla grande, tipo quello del nostro Giacomo e Fiorella, decisamente la parte migliore della coppia. Il malto è presente in buona quantità, si avverte questo nucleo di orzo, biscotti e cera che ci convince in pieno. C’è un senso potente di candela, di cera con un filo di fumo. Questa grassezza cerosa sfocia nel grasso di Patanegra, nella nocciola. Frutta variamente arancione, dalle pesche sciroppate alle nespole, ma anche prugne gialle e datteri. Un che di polline. Piacevole, piacione.
P: intenso, anche curiosamente erbaceo. Dopo questa anticamera di sapori si fa strada un fumino in crescendo, tra il cereale tostato e di nuovo la candela spenta. Un fumo ceroso, con un guizzo alcolico non del tutto domato. Castagne, una parte di zucchero caramellato, mele e tarte tatin. Corrado estrae dal cilindro una sua nota classica: il clafoutis di mele. Rispetto al naso è più evidente la gioventù, forse manca un po’ di complessità e profondità. Dolcetti al cocco, banana flambé, una certa dolcezza artificiosa.
F: di nuovo dolce, di nuovo un filo alcolico: marmellata di pesche, toffee e polvere da sparo.
Un bel passatempo, senza troppe pretese di profondità. L’extra marriage porta senz’altro una dolcezza più marcata, tra la frutta sciroppata e il caramello, che comunque non spiana certe sfumature sporchine date da Yoichi. L’unico piccolo neo è una esuberanza inaspettata dell’alcol, soprattutto sul finale. Ma è un dram divertente, spensierato, che si merita un onesto 84/100
Sottofondo musicale consigliato: Billy Idol – White wedding
