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“Whisky tour of the world”: girone G (stati uniti, scozia, taiwan)

Non sentite anche voi profumo di Avvento? No? Eh, forse perché siamo in ritardo di tre mesi, può succedere. Comunque, ce l’abbiamo quasi fatta. Abbiamo ancora solo due gironi del magnifico “Whisky tour of the world” di Gravity Drinks, con i 6 whisky del capitolo finale, intitolato “Triumph”. Come la moto. Oggi abbiamo un bourbon, un rye prodotto in Scozia e un single malt in sherry di Taiwan. Nella classifica del surrealismo, questo terzetto è messo bene. Si beva, che siamo curiosi come cercopitechi.

Green river straight bourbon (2023, OB, 45%)
La distilleria si trova in Distillery road (ma pensa…), a Owensboro, sulla sponda meridionale del fiume Ohio. Qui, è Kentucky, dall’altra parte è Indiana. Caratteristica produttiva è la buona percentuale di “winter rye” usata nel mash: 70% mais, 21% segale, 9% malto d’orzo. C: ambrato chiaro. N: le caramelle Elah liquirizia e menta. Il che significa grande presenza di mou, di toffee. Però la dolcezza è bilanciata e forse superata dalla freschezza di bosco: pigne! C’è il classico legno del bourbon, quindi vaniglia, ma la sensazione è leggera, non è uno di quei bourbon ponderosamente dolci. Ci sono note di lampone, di tisana di verbena, papaya candita. E lo zucchero brulé. Spezie varie a chiudere. P: continua a non essere esageratamente dolce, con legno e liquirizia sugli scudi, insieme a una parte erbacea e amarognola che parte dalle bucce di mela e pompelmo e arriva di nuovo alle tisane. Torta di mele, anche. Il rye si fa apprezzare nel secondo palato, dove spunta la piccantezza. Arancia e violetta. F: arancia candita, semi di finocchio confettati e il pizzicorino zenzeroso della segale.
Un bourbon moderno e ben fatto, in cui il naso è più originale del palato. Pimpante, fresco, beverino: 84/100.

Arbikie 1794 Highland rye (2022, OB, 48%)
Distilleria a gestione familiare, i fratelli Stirling puntano forte su cereali alternativi al malto. L’Highland Rye è prodotto a partire da segale, frumento e malto d’orzo. La prima release è andata sul mercato a prezzi mostruosi. C: oro. N: cereali insilati, mangime dei pesci e solvente, il che non è esattamente un buon viatico olfattivo per il gaudente consumatore. C’è anche una parte di sedano in giardiniera che bah, probabilmente arriva dalla segale non maltata, ma lascia un po’ basiti. Col tempo le spezie aumentano sensibilmente, si notano cumino e chiodi di garofano. Foglie di té nero molto aromatiche (la cosa migliore), ma anche qualcosa di cartone, fieno e zerbino di iuta. Abbastanza estremo nel suo carattere farmy. P: pungente, con una parte dolce di caramello e cannella, resina e una dimensione di nuovo erbacea e vegetale che può ricordare il vermut. L’alcol si sente un po’ troppo, il retrogusto è vagamente metallico e amarognolo. F: stessa nota amarognola, asciutto e non particolarmente lungo.
Abbiamo dei dubbi, grossi dubbi. Comprendiamo il lavoro eccellente che si sta cercando di fare con la valorizzazione distillatoria di altri cereali oltre all’orzo, ma il risultato in questo caso è piuttosto estremo e scarsamente sexy. 76/100.

Kavalan Triple sherry 3 yo (2023, OB, 40%)
Di Kavalan si è parlato molto in passato, soprattutto quando il Vinho Barrique fu eletto a miglior single malt al mondo al World Whisky Awards del 2016. Clima tropicale, angel’s share smodata, invecchiamento rapido. Qui si usano barili ex Oloroso, ex PX ed ex Moscatel. Età di invecchiamento di 3 anni coraggiosamente esplicitata. C: rossastro. P: gelée ai frutti rossi, caramelle alla fragola, sciroppo alla granatina. Tutto l’armamentario della frutta rossa zuccherina, insomma. Anche arancia rossa e qualcosa di caramelle al rabarbaro. Piacevole, anche se dolcissimo. Cola con il limone, un tocco floreale. Succo di melograno! E anche succo di ribes. Riesce ad essere acidino e croccante. Col tempo il Moscatel si fa apprezzare, con un che di more di gelso e erbe aromatiche. Sorprendente. P: qui il grado pretende il suo tributo. Nel senso che lo sherry regala le identiche suggestioni di ciliegie, uva fragola e agrume (qui mandarino), ma rimane tutto in superficie. Si aggiunge però una dimensione più dolce e cremosina di praline di cioccolato ai frutti rossi e caffelatte. Un’epifania: lo yogurt ai frutti di bosco! Il secondo palato si fa più legnoso e asciutto, con tabacco e té infuso. F: medio corto, sul legnoso (radice di cassia?), caffè di cicoria, di nuovo frutti di bosco.
Il finale è la parte meno convincente di un whisky che è però senz’altro ben fatto. Si avverte un senso di artificio, d’altronde la stessa maturazione extra-veloce dettata dal clima tende a dare questo effetto: whisky per certi versi molto più complessi della loro età, ma con palati piuttosto vuoti. Qui bisogna dire che con qualche grado in più forse non si avvertirebbe questo down. Solo il finale, appunto, mostra un po’ la corda dei soli 3 anni di maturazione. Nel complesso, promosso con un 85/100.

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