Quando siamo stati al Whisky Live di Parigi qualche settimana fa, abbiamo assaggiato la qualunque. Strano, direte voi, di solito siete astemi come dei mormoni. Touché. Ma insomma, tra le infinite cose che abbiamo assaporato c’era anche uno dei più vecchi Armorik messi in commercio e non potevamo perdercelo.
Armorik è un whisky che ci è sempre stato simpatico, perché contrariamente ai primi altri whisky francesi comparsi sugli scaffali è sempre stato fedele allo stile scozzese. Ed è sempre stato mediamente buono e beverino, che sono le due qualità fondamentali per uno single malt.
La distilleria Warenghem, fondata nel 1900 e situata in quell’angolo celtico immune dalla tradizionale simpatia transalpina che è la Bretagna, è il tempio dove viene prodotto Armorik e il “druido” che lo assembla è David Roussier, il master distiller.
Oggi beviamo una edizione limitata di 1500 bottiglie che matura in bourbon e viene affinata in botti STR di vino rosso portoghese e sherry. Il colore è salmone.

N: un tripudio di fragole e fragoline, che non sono esattamente la prima cosa che ci viene in mente pensando alla Bretagna, ma mica può profumare di Tavola Rotonda ed Excalibur un whisky, no? No. Soprattutto con questo finish marcante. Tè alla pesca, clementine e lamponi. E mirtilli rossi. Il naso è e un’esuberante teoria di bacche e marmellate, che arriva alle caramelle Ricola more e erbe. Ecco, le erbe. C’è del rabarbaro, che si innesta su un naso appiccicoso, sticky. La vinosità è fruttata e profumata, non acida. Praline cioccolato e lamponi e fumo di narghilè. Qualcosa di polveroso, come i biscotti al cacao in polvere. Vaniglia e cumino a chiudere un naso super-fragrante ed espressivo.
P: differente, nel senso che è molto più secco e austero del previsto. O meglio, è più secco rispetto al naso, ma ancora una volta se pensiamo alle botti sherry e STR ci sta che sia più astringente al palato. Si apre ancora con frutti rossi, ma sono disidratati e meno in confettura. Più cacao, ma anche cuoio e castagne e frutta secca in generale. La parte vinosa qui è più classica, c’è dell’arancia rossa, ma anche un’acidità bella pimpante da pinot noir. La Bretagna è la Borgogna del Tremila. No, eh? Nel secondo palato si fa quasi frizzante, fa salivare: qualcosa di mango, un accenno di torbina leggera e sapida. C’è una certa speziatura botanica da gin, tra cassia e cardamomo, che pizzica. Ma un corpo bello pieno, il che non è scontato.
F: medio lungo, ancora pesche, legno e quella punta di fragola acidina. E una nota di caldarroste e fumo ora ancor più evidente, con anche nocciole in crescita.
A noi è piaciuto molto, nell’ordine degli 87/100. Non è un mostro di eleganza, ma un campione di sapore. Il che significa che le botti sono ricche, portano un grande bagaglio di sentori e note, tutte piacevoli. Un po’ di stacco fra olfatto e palato, ma comunque l’esperienza – soprattutto in bocca – è davvero goduriosa.
Sottofondo musicale consigliato: Troye Sivan – Strawberries & cigarettes
