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IL GIOCO DELLE COPPIE: ELEMENTS OF ISLAY CASK EDIT (2024, ob, 46%) vs ELEMENTS OF ISLAY BOURBON cask (2022, OB, 54.5%)

Oggi entriamo nel laboratorio di chimica di Sukhinder Singh, grande mago dell’e-commerce con The Whisky Exchange, grande mago degli affari (ha venduto la sua creatura a Pernod Ricard per centinaia di milioni di sterline) e grande mago del blending, in attesa di diventare grande mago anche della distillazione con la sua nuova distilleria Portintruan e con la recente acquisizione di Tormore.
Ad ogni modo, oggi noi ci occupiamo del blending, ovvero di Elements of Islay, il marchio della sua Elixir Distillers che si rifà alla grafica degli elementi chimici e alle bottiglie dei farmacisti. Oltre ai single malt, indicati appunto con due lettere (Lp per Laphroaig, Pc per Port Charlotte e così via), EoI imbottiglia anche dei blended malt. Oggi noi ne confrontiamo un paio.

Elements of Islay Cask edit (2024, OB, 46%)
Blended malt che invecchia in un mix di botti ex bourbon ed ex sherry. C: paglierino. N: giovane, sbarazzino e molto agrumato. Il limone, con una simpatica dose di acqua di mare, grida “Islay” a pieni polmoni. Come dite? I limoni non hanno polmoni? Ma loro non lo sanno e quindi gridano “Islay” lo stesso. Molto fresco e anche dolce: pasta di pandoro, vaniglia, corn flakes nel latte. Camomilla e fumo di betulla. Boschi del nord. P: primo passo, dolce; secondo passo, intenso; terzo passo, cenere. Molto didattico, rende bene l’idea di cosa sia il whisky di Islay. La dolcezza non è particolarmente evoluta, rimane sui toni del malto, della glassa e della pastafrolla. L’intensità è buona, così come un generale senso di burrosità, tra il Ciocorì e le nocciole. Nocciole e bacio bianco, forse. E poi si squaderna la torba, che sacramenta forte come quando noi ci schiantiamo il mignolo contro lo spigolo del letto di notte. Torba classica, un po’ medicinale, iodata, con venature di alga e ostrica. Ostriche e camomilla al miele, altro che champagne. F: lungo, bruciato, più bruciato del previsto. Cenere, falò spento e limone salato. Qualcuno ha mai assaggiato la carbonella candita? Una punta amara di fondo, proprio di erbe officinali.
Solidissimo, senza sorprese ma senza punti deboli. Ha tutto quel che si cerca in un whisky giovane di Islay, compresa la sfacciataggine. Non la complessità né la finezza, ma nessuno la andava cercando qui. Non è che andiamo dal macellaio a comprare la candeggina no? Detto questo, un filo più di saliscendi sensoriale soprattutto al palato lo avremmo gradito: 85/100.

Elements of Islay Bourbon cask (2022, OB, 54.5%)
Ancora un blended malt, invecchiato solo in botti ex bourbon. A grado più alto. C: ancora paglierino, forse un filo più chiaro. N: meno espressivo, anche per colpa della gradazione più alta. Il limone è più cedro, qui. E dalla coltre alcolica emergono zucchero a velo, acqua di mare e un aroma gentile e carezzevole quasi floreale, tra le gardenie e l’amido di stireria. Litches, kiwi anche. Comunque un naso bianco candido con qualcosina di ananas disidratato forse. Cocco, lieviti di Champagne. La diluizione fa esplodere la torba su tonalità verdi (rami verdi bruciati). Gazzosa e sigarette. P: qui invece i gradi in più hanno fatto un bel lavoro: più ordinato rispetto all’altro, con questo unicum cenere-pandoro-salamoia. Paradossalmente, è quasi più morbido. Di sicuro più profondo, con ancora shortbread, olive verdi, nocciole. Resta sulle labbra quel senso di olii essenziali di limone dopo un Martini cocktail. Ovviamente non dimentichiamo la torba d’assalto, che è anche in questo caso classica isolana, con alghe bruciate e pesce affumicato. Salmone affumicato e aneto. F: pulito, con una torba lunghissima e poco pizzicore alcolico. Si fa sempre più oleoso e salmastro.
Il naso è meno entusiasmante, il resto decisamente di più. Anche qui, niente di extra-terrestre, ma un blended malt fatto dannatamente bene per spiegare senza parole com’è il distillato di Islay. La struttura e soprattutto l’effetto sul palato lo rendono più piacevole del Cask edit. Ecco, del precedente potremmo berne una bottiglia senza pensarci, qui ci pensiamo e ne beviamo una bottiglia: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Fabrizio De André – Un chimico

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