Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora!
Pensateci tutti vestiti di nero a batterci le mani sulle cosce invocando gli dei australi del whisky. Sulle rime della haka neozelandese, con questa immagine francamente imbarazzante – forse Corrado e Zuc un po’ l’aria dei piloni di rugby possono averla, ma Jacopo e Giacomo… – diamo il benvenuto al core range della distilleria dall’altra parte del mondo. Vi abbiamo già raccontato del progetto quindi non ci ripetiamo. Ma con passo sicuro corriamo ad assaggiare la prima delle due referenze continuative entrate nel portafoglio di Meregalli, importatore e distributore italiano di Scapegrace grazie al quale avevamo assaggiato le prime 4 limited release.
Questa si chiama ‘Vanguard’, è un single malt, è distillato da orzo neozelandese di varietà Laureate e matura in botti di rovere francese vergine. Non filtrato, non colorato e no age statement. Il colore è rame.

N: chissà come si dice “falegnameria” in lingua maori. Il legno è roboante, sia legno fresco, appena spaccato da un nerboruto boscaiolo, sia legno levigato e lucidato. Ci sono noccioli di amarena, bucce di pesche, nocciole. E poi ancora granatina speziata, con una tonnellata di cannella e chiodi di garofano. Boeri al cioccolato al latte. Col tempo emerge del caffelatte, cocco tostato ed essiccato. Anche qualcosa di mela e vaniglia. Mele cotte su gelato, ma in una coppetta di rovere appena intagliata. Siamo visionari? Sì, lo siamo anche dall’emisfero australe. Col tempo il legno si “assottiglia” un po’ ed è un bene. L’acqua sprigiona qualche nota aromatica supplementare: pigne, pino. E biscotti di avena dell’Ikea.
P: coerente con il naso, quindi molto centrato sul legno e le sue spezie, a cui in primis si aggiunge una certa dose di caramello che dà un’illusione setosa. Ma non va pensato come un whisky dolce, ovviamente. Anzi, il legno lo riporta subito su un profilo severo ed extra-brut, borderline con l’astringenza. L’intensità è notevole, l’eleganza meglio ricercarla altrove invece… Possente, con pepe bianco, di nuovo chiodi di garofano, bucce di mela rossa. Il corpo non è oleoso, la bocca rimane pulita e pungente di spezie tannini. La diluizione lo cambia totalmente, regala maggiore morbidezza, fudge e vaniglia.
F: media lunghezza, amarognolo (arancia amara) e di nuovo dominato dalle spezie piccanti del legno.
Non siamo molto abituati a whisky così esagerati dal punto di vista delle note legnose, per cui occorre un po’ di pazienza. E soprattutto occorre sgombrare il cervello da preconcetti. Come dicevamo, non si può e non si deve immaginare uno Scotch. Questa è un’interpretazione del tutto diversa del single malt, che farà godere i fan del barile grosso e grasso. A noi, dopo le prime titubanze (il primo olfatto e il primo palato sono complessi), non è dispiaciuto. Soprattutto per l’evoluzione e per come “nuota” bene: due gocce d’acqua trasfigurano un po’ tutto e lo rendono più abbordabile a palati europei. 83/100
Sottofondo musicale consigliato: Skiantos – Largo all’avanguardia
