Dopo la scorpacciata di Springbank, ci siamo lasciati la ciliegina per il finale. Parliamo di un whisky distillato all’inizio degli anni ’70 e invecchiato in botti refill sherry. 2.400 bottiglie prodotte. Siamo così elettrizzati che non andiamo oltre con la presentazione. Versare, versare, versare, presto! Il colore è ottone.

N: sia lode a Pomona, dea romana della frutta! C’è tutto un olimpo di frutta cerosa, sudata: ananas, mango e papaya a bizzeffe, albicocca matura, perfino fragole e pesche sciroppate. La piantiamo lì, altrimenti citiamo tutti i frutti del creato. Straordinario. Ed è solo l’inizio. C’è poi una regale patina di carta vecchia e cuoio: una poltrona di pelle in un’emeroteca. Pergamena. Si rimane inebriati da una nota cerosa splendida, che parte dal polline e dalla cera d’api per arrivare a quel profumo di pastelli a cera che ti riporta all’infanzia. Una sensazione “alta” agrumata, come di buccia di mandarino, fa da introduzione a un’ultima suggestione incantevole: una barberia, con creme da barba e saponi ottocenteschi. Un naso sontuoso che va oltre il dna costiero della distilleria.
P: al palato ovviamente è tutto amalgamato, fuso come in un sogno. La frutta esotica matura ed essiccata (mango e papaya ancora) diventa oggetto di religione. Siamo davanti a un palato trascendente, una cattedrale di frutta ricoperta da cera colante, con tanto di crocefissi e turiboli di metallo ossidato, un filo di fumo di candela e olio ovunque. Solennità e piccoli cantori dalle voci bianche. Rispetto al naso, la cifra stilistica della distilleria, ovvero quelle sbavature sporchine che danno carattere, si sentono di più. C’è una nota di carne affumicata ed essiccata e una specie di nebbiolina torbata, come l’aria di un fumoir. La terza vita del palato è dello sherry, che è estremamente levigato, con caramello salato e un qualcosa che potrebbe essere uno Snickers alla frutta.
F: non lunghissimo, tutto sulla frutta affumicata, l’arancia e le praline al cioccolato salato.
Semplicemente eccezionale. Ogni fase della bevuta è preziosa, perchè il tempo ha cesellato come un gioielliere ogni nota. La frutta, ovviamente. Ma anche quell’anima Springbank che emerge distintamente soprattutto al palato. Cangiante, misterioso, di un’eleganza mai affettata. Siamo davanti a un top player: 93/100. Bello come il Sacro Romano Impero, come il Valhalla, come San Siro quando diluvia, insomma quelle robe lì da brividi e storia.
Sottofondo musicale consigliato: Burzum – Lost wisdom
