Eh niente, alla fine ci ricaschiamo sempre. Certi alcolismi fanno dei giri immensi e poi ritornano. Così noi ci proviamo a stare lontani dai NAS di Highland Park che gigioneggiano con gli dei del Valhalla, ma non riusciamo proprio a evitarli. Quindi, non contenti del diversamente buono Valfather, ora ci balocchiamo con il Valknut, il secondo imbottigliamento della serie Viking Legends. Ora armatevi di pazienza (e anche di asce vichinghe per spaccare tutto) e beccatevi la favoletta. Valknut è “il nodo dei caduti in battaglia”, ma non ha a che fare con le cravatte. I tre triangoli interconnessi in etichetta rappresentano il passaggio fra la vita terrena e quella celeste. Fine. Quousque tandem…
Ad ogni modo, qui dentro c’è una buona percentuale di malto torbato, con un mix di botti che recita: ex bourbon, american oak e sherry seasoned european oak. Il packaging è stato disegnato da… No, dai, basta, anche la storia del designer erede del primo conte delle Orcadi ha francamente rotto le uova di pulcinella di mare. Il colore è un oro carico.

N: molto aromatico fin da subito, con una prima nota che ricorda certi profumatori d’ambiente agli agrumi. Buccia di mandarino, miele d’erica (immancabile, sembra uno scherzo ma c’è sempre oh!), prugne gialle croccanti. Croccante è la parola magica, nel senso che è un whisky scrocchiarello, friccicarello, qualunque cosa voglia dire. Pimpante, dai. Il fumo è moooolto distante, quasi quello di una candela all’arancia di quelle della serie Yankee candles. C’è piuttosto una dimensione vegetale, oltre l’erica, che parla di prato appena tagliato, di lemongrass, forse anche finocchio. Un accenno di caramello e speziette e caramelle gommose all’uva. Mah, non è male, ma la torba? E la violenza vichinga?
P: qualcosa di artificiale che ancora richiama i saponi e i profumatori d’ambiente rimane. Per il resto il sorso è piuttosto speziato, su note di gianduia, agrumi e creme caramel. Rispetto al naso, sembra più profondo, probabilmente lo sherry si fa sentire di più. Qualcosa di caffè, mele e prugne alla cannella, anche noci pecan. L’alcol è vivace, anche se non sgradevole. Pian piano compare anche un tocco di fumo, sottoforma di caldarroste al massimo, ma ce lo aspettavamo più spinto sulla torba. Si asciuga, si fa più secco.
F: non lungo, ancora secco, con legno, mele e quel senso di stufa a pellets.
No, i caduti non sono caduti invano. Non è un cattivo whisky, anzi, bisogna dire che si potrebbe bere a gotti. Non è nulla di imperdibile, ma bisogna essere realisti: è un NAS dal prezzo molto competitivo, mica ci si poteva aspettare il paradiso (vichingo ovviamente). Fa il suo, ha anche una discreta complessità, forse un po’ più di coraggio nella torba avrebbe dato un punto in più. Comunque 83/100 guadagnati sul campo. Se riuscite a superare il fastidio (relativo, certo) di un packaging che sembra la maglia dell’Inter, lo trovate qui.
Sottofondo musicale consigliato: Lisa Hannigan – Knots
