Four Roses è un marchio epico, che di riffa o di raffa è citato nella metà dei testi delle canzoni rock del Novecento. Eppure la storia alle spalle del nome è più da canzone neomelodica. Un giorno il fondatore Paul Jones jr. si innamorò di una ragazza e le chiese di sposarlo. La giovane replicò che ci avrebbe pensato, e che gli avrebbe dato una risposta al gran ballo: in caso di “sì”, avrebbe indossato un corsetto con dei fiori. Ecco, si dà il caso che quella sera la ragazza si presentò con quattro rose al petto, roba che nemmeno nei video delle Vibrazioni.
Tornando al presente, il single barrel è un’espressione molto diffusa e apprezzata. Nella fattispecie, questa proviene dalla warehouse RN ed è contrassegnata dal codice 15-6G. L’età (non dichiarata) del liquido è 7-9 anni e nel mashbill c’è il 35% di segale. Al master in American whiskey di Claudio Riva abbiamo scoperto che Four Roses utilizza due tipi di mashbill con diverso contenuto di rye e per ciascuno cinque diversi lieviti. Ora però si beva.

N. mmm, è come respirare qualcosa attraverso una tenda, i profumi sono attutiti e tutto è delicato, sommesso. La dolcezza è di confetto, mandorle e frutta sintetica (gommose al lampone, o forse alla papaya). Eppure è un naso grazioso, con mandarino, qualcosa di ananas e un tocco floreale. Sotto, nel tempo, emerge lentamente una struttura robusta, di spezie dolci natalizie (i biscotti Speculoos) e pan di zenzero. Screziature smaltate e un melone in crescita.
P: una bellissima vaniglia evoluta (torta paradiso un po’ piccante) e volute di caramello. Decisamente più speziato, tannico e astringente, molto interessante. Cardamomo, grani del paradiso. Confermati il pan pepato e la cannella, rilancia con fiocchi di peperoncino. L’intensità del sapore ci ricorda un arrosto con polvere di cioccolato. Fava tonka tostata ma soprattutto noci di pecan, mischiate a pesche e banane e scaglie di mensole Ikea. Liquirizia rossa!
F: verso l’astringenza, ma sempre positivo. Vira sul secco, lascia la bocca pulita e invoglia al sorso. Asciutto.
Abbiamo provato a diluirlo, ma non ve lo consigliamo. Per essere un prodotto intermedio, abbondantemente promosso, perché soprattutto al palato rimane teso e intenso, di pulizia inconsueta per un bourbon. La maturazione ha sfrondato gli eccessi zuccherini e dato piccantezza (sarà anche il rye?). Peccato quel naso un filo attutito. Ad ogni modo, andiamo di 84/100.
Sottofondo musicale consigliato: Vinicio Capossela – All’una e trentacinque circa per l’epico finale di ritornello “Dry gin, Charrington, Four roses bourbon”
