Ardmore sta agli imbottigliamenti come la curcuma alla cucina contemporanea: spunta ovunque, manca solo che si diffonda la diceria che è antiossidante. In tal caso, dopo questa sessione di assaggio i radicali liberi del nostro organismo saranno scappati a gambe levate e noi come Benjamin Button avremo 8 anni. Quindi a Natale mandateci dei Masters e i Cavalieri dello Zodiaco, grazie. Tornando tristemente quasiquarantenni, bisogna dire che Ardmore è molto diffuso per diversi motivi: primo perché produce la bellezza di 5.4 milioni di litri l’anno, secondo perché i cask di Islay ormai costano più degli organi umani e dunque se uno vuole imbottigliare un torbato spesso si rivolge alla distilleria delle Highlands. Insomma, ce ne sono ovunque e noi nell’armadietto ne avevamo tre: un giovane sherry bomb a grado ridotto di Cadenhead’s, un Hidden spirits affinato in botti ex Islay e un classico a grado pieno di Balan. Ci sentiamo hard, ci sentiamo Ardmore.

Ardmore 8 yo (2021, Cadenhead’s, 46%)
Invecchiamento in un mix di barili: 50% ex bourbon e 50% ex sherry. C: mogano chiaro. N: si apre con un sussurro spiritoso che non è una barzelletta, ma una nota di distillato. L’influsso dello sherry è massiccio, con molto cioccolato e foglie di té iper-infuse. Té affumicato, tipo Lapsang Souchong. Decisamente più sherry oriented di quanto il mix di botti suggerisse. Le spezie (chiodi di garofano), si accoppiano bene a un fumo di legna bruciata, con un guizzo animale: jerky beef. Non manca poi un lato fruttato: arance, marmellata di prugne rappresa e more. Pan di zenzero e un netto sentore di tabacco scaldato, di Iqos. Un applauso per Iqos, che entra per la prima volta nelle nostre immaginifiche note di degustazione. Rutilante, come si dice dei veri show. P: beh, abbastanza aggressivo per essere imbottigliato a soli 46%. Legno, alcol e cenere colpiscono uniti. Ma andiamo con ordine: si apre su malto e frutta rossa rappresa, poi ecco l’artiglieria pesante colpire compatta, con una botta di braci, catrame e legno (sia tizzoni bruciati sia tannini). Fiocchi di chili affumicati. Il secondo palato è molto coerente col naso: ancora arance caramellate, té molto carico e spezie da vin brulé. Corpo piuttosto oleoso e un retrogusto più terroso, come di castagne. Clamoroso. F: la cosa migliore, perché tutto trova una sua quiete rumorosa: carne alla griglia, croccante alla frutta secca, biscotti bruciacchiati e miele di castagno.
Iniziamo con un bel bufalo imbizzarrito, eh? Tutto è teso a comunicare potenza e intensità, a costo di un palato un filo maleducato, inutilmente incazzato senza un perché, come gli adolescenti. Ma glielo si perdona, perché sul finale tutto trova un perché e una quadra, come i film di Nolan. Insomma, ci piace assai per questa sua forza bruta, da perderci la testa, e gli perdoniamo qualche peccatuccio sul barile mostruosamente carico e sulla diluizione, forse non centratissima. Il voto è difficile, diciamo 86/100.

Ardmore 10 yo (2010/2020, Hidden spirits, 54.1%)
Un dieci anni di Hidden spirits, codice #AR1020, affinato in un barile ex Lochindaal, cioè un Bruichladdich torbato. C: paglierino. N: una sensazione oleosa e profumata, come di unguento o candela al cedro, ci accoglie. Forse c’è anche un velo di plastilina. La cosa curiosa è che la torba non è in prima fila, dove invece si agita una freschezza marina (una barca a remi appena verniciata lasciata sulla spiaggia?) e una dolcezza vanigliata. Molto delicato ed elegante, con pera, litchees e un accenno floreale/erbaceo. In lontananza, qualcuno ha acceso un camino. Con acqua spunta il cereale, sotto forma di porridge affumicato. P: l’attacco conserva la gentilezza mielosa e perosa (non si dice? peccato, è un bell’aggettivo) del naso. Poi però esplode con sale, limone bruciato e pesce carbonizzato. Purtroppo, però, accompagnati da un accenno di alcol un po’ imbizzarrito, come di acquavite di albicocche. E’ un lampo, perché torna a farsi subito piacevole: frutta acerba, radice di liquirizia amarognola, tanto zenzero. Con acqua è meno dinamitardo, ma più amaro, con un che di erbe e radici di scorzonera. F: miele d’erica, cenere, sale e bergamotto. Bello digestivo. Con acqua qualcosa di pane affumicato, sempre salato.
Due decisi passi avanti in termini di purezza. Molto più diretto ed equilibrato, il finish in un barile ex Islay regala guizzi marini e salati ottimi e curiosi. La diluizione funziona, anche se forse al palato spinge troppo sull’amaro. L’olfatto è il lato più interessante, comunque. Dai che si sale a un 87/100.

Ardmore 10 yo (2009/2019, Balan, 57.1%)
Un classico 10 anni in botti ex bourbon. C: vino bianco. N: maledizione, di nuovo quell’accenno un po’ grapposo, un po’ spiritoso che abbiamo noi quando abbiamo visto Genova e quando il whisky è troppo giovane. La sensazione è proprio di new make torbato, a cui ruotano intorno come satelliti note di iodio, sassi, mela granny e orzo affumicato. Non molto altro, nel senso che è molto centrato sulla materia prima, sul cereale che diventa anche crackers, con una puntina di lime. Con acqua invece si sprigiona una nota mentolata e di anice interessante. P: giovane, ma ben bilanciato. Attacca con tutto il corredo del distillato, cioè zucchero d’orzo e cereale, con frutta ridotta a zero. Poi si accende il turbo della torba (quanto ci piacciono queste assonanze…): carbonella dura e pura. Evolve verso un qualcosa di allappante che ricorda i chicchi di mais bruciacchiati che non ce l’hanno fatta a diventare pop corn. Pepe bianco e di nuovo anche qui un senso vegetale, amarognolo, forse puntarelle. Con acqua non cambia molto, ma smussa gli spigoli. F: salatino, affumicato, oleoso ed erbaceo, che diluito si fa anche più aromatico.
Un giovane Ardmore classico, piuttosto fresco e nudo, che non regala sorprese né abissi di complessità da esplorare, ma che fa il suo dovere di torbato di terra a grado pieno. Quello ci si aspetta da lui e quello fornisce. E dunque 85/100.
Sottofondo musicale consigliato: Neophyte – Always hardcore. E scusate il ritorno al Number One degli anni Novanta…
