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Milano whisky festival 2021: ritorno alla vita


Ci abbiamo messo un giorno e mezzo a risorgere dalle fatiche del Milano Whisky Festival, tra l’altro dimezzando il precedente record del primatista nazareno, che durava da due millenni circa. Epperò ora che torniamo a connettere un minimo, sentiamo forti due imperativi morali: il primo è bere acqua e al massimo gassosa o chinotto per almeno un paio di giorni, il secondo è ringraziare tutti i (tanti) eroi che sono passati a salutarci alla fiera di Rho, incorrendo nel terribile contrappasso di tornare a casa coi vestiti intrisi di odori vari, dal canguro alla griglia agli arancini.


In tre giorni abbiamo versato centinaia di dram e spiegato l’Odissea come nemmeno al Ginnasio; abbiamo ribattezzato il nostro ultimo imbottigliamento “Porkney” per l’etichetta color prosciutto Rovagnati e divorato quantità anormali di bretzel; abbiamo ricevuto in dono samples di ogni tipo da re Magi improvvisati che recavano Bruichladdich, Eddu e birra (molta birra…). Abbiamo scambiato assaggi come le figurine, celo, celo, manca, e abbiamo accolto con un sorriso tutti quanti sostavano al nostro banchetto debuttante assetati di cultura,ma anche con una discreta brama di bere, che poi è quello che tutti ci unisce.


Impossibile ricordarvi tutti, ma ne abbiamo viste tante dal nostro balcone privilegiato: donne affascinanti farsi la manovra di Heimlich come antistress, brand ambassador estrarre Jamon Serrano da sotto il tavolo, avventurosi scozzesi arrivare dal Libano per capire che aria tira nella scena whisky milanese, rinomati gourmand andare in cerca di kebab di tonno, cultori dell’occasione last minute portar via una fonda di bottiglia lasciandoci delle monete sottratte in una vicina sagrestia, confezioni di Crystal Ball tornare dagli anni ‘80 per comparire sulla nostra postazione insieme agli highball di Coggi… Abbiamo bevuto Louis Roederer da un glencairn, corretto caffè freddi con Tobermory 22, discusso della torba di Caol Ila e di quanto Manzoni fosse democristiano, che insomma Dante era più radicale; abbiamo assistito al “Corbetta vende moda” show tra cappotti di astrakan e Borsalino d’ordinanza; abbiamo detto troppe volte che il nostro Glenlossie ci fa volare via e troppo poche volte che ci saranno presto nuove sorprese; abbiamo convertito una nostra fan delusa e speriamo di non aver deluso altri nostri fan convertiti.


Insomma, sono stati tre giorni di grandi soddisfazioni, chiacchiere e confronto, sia con gli amici e colleghi che al Festival sono di casa da quando noi ancora bevevamo il succhino alla pesca all’intervallo e ci hanno accolto come fratelli, sia con chi semplicemente ha avuto la pazienza di ascoltarci sproloquiare sui nostri imbottigliamenti, il coraggio di assaggiarli elargendoci perfino dei gettoni e magari l’ardire meritorio di comprarsi una bottiglia.
Ci siamo divertiti, abbiamo perso la voce, Ansalone ha la schiena bloccata e Zucchetti i crampi alla barba, ma entrambi ne escono migliori e forse un po’ meno sociopatici. Giacomo ci ha guardati da laggiù, scegliendo un grande classico come la Sicilia per una latitanza dorata, mentre Jacopo e Corrado (ormai un quinto Facile aggiunto) hanno compiuto qualche blitz di rara brutalità discendendo dal banchetto di Beija Flor a mo’ di orda Norrena. Insomma, è stato bello e tutto per merito del Gerva e di Andrea Giannone, che qualsiasi divinità sia in ascolto (noi abbiamo un contatto al massimo con Poseidone) ce li conservi.


A tutti voi grazie, graziella e… ci vediamo presto.

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