Non c’è bisogno di dirvi quanto poco, generalmente, ci entusiasmino gli invecchiamenti in Porto. Son gusti, eh, ma di solito l’apporto del Porto (non riusciamo mai a esimerci, scusate) ci pare incongruo e posticcio come una palma in Valdaosta. Bello eh, ma perché? Oggi mettiamo alla prova dei nostri pregiudizi uno dei malti più solidi di Scozia, quello di GlenDronach – ci ha abituato già molto bene con dei gloriosi invecchiamenti in sherry, chissà che non riesca il miracolo…

N: piuttosto vinoso e pungente, tanto cioccolato e pasta di mandorle a contorno. La parte vinosa sa proprio di uva (uva americana, a voler essere precisi), poi legno profumato (legno di sandalo?). Ci sono poi dei cippirimerli di tabacco di pipa, ma appena accennati. Poi cioccolato, e sullo sfondo anche un po’ di cioccolato. Al latte. Il cioccolato. Legno caldo, al sole. Gianduia e ciliegie sotto spirito. Il tutto un po’ esile e non così seducente, sia detto in sincerità.
P: pieno e corposo, saporito, anche se qui riesce nel paradosso di essere di una dolcezza secca, replicando un po’ tutti gli aromi che avevamo trovato al naso: ancora tantissimo cioccolato (al latte) e tantissimo legno, con budino alla vaniglia, un ricordo di marmellata di fragola. Un che di sedano, di verdura.
F: non lungo, vinoso, francamente tutto giocato sul cioccolato e i lamponi. Perdura un qualcosa di verduroso, forse ancora sedano.
Un po’ anonimo, non convincente. Il fatto che il distillato che fu messo nell’empia botte di Porto fosse GlenDronach fa sì che il risultato non sia disastroso, ma non riusciamo a non pensare che questo dram sia un po’ un’occasione mancata. Semplice, piacevole per carità, ma non ce n’é: perché un invecchiamento in Porto ci convinca bisogna fare di più, molto di più. Amen. 80/100.
Sottofondo musicale consigliato: Cypress Hill – Roll it up, light it up.
