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Octomore derby: 09.1 ‘Dialogos’ (2018, OB, 59.1%, 156 ppm) vs 08.2 ‘Masterclass’ (2017, OB, 58.4%, 167 ppm)

Ci brucia ammetterlo, ma ci siamo fumati una degu di Octomore. In questo raffinato calembour che raffinatamente ricorda le note dello Scotch più torbato della galassia conosciuta si nasconde tutto il nostro disagio per aver tenuto nel cassetto due samples per buoni otto mesi. Era infatti il luglio scorso quando il Milano Whisky Festival organizzò un tasting online mai visto, una verticale/orizzontale di Octomore da far accapponare la pelle e le marmitte catalitiche dei cinquantini più robbosi. Una serata epica, in cui i ppm ingeriti erano quasi pari alle gocce di sudore che colavano sui volti degli stoici partecipanti, incuranti del pericolo dato da 4 whisky a grado pieno di sovrumana torbatura assunti in piena estate. Due dei quattro (il 07.1 e il 08.1) erano già passati sotto la spada di Damocle del nostro giudizio. Gli altri due lo fanno ora. P.S. Tanto per darvi un’idea di quanto siamo fuori sincrono, lunedì 3 maggio il MWF organizza un’altra serata Octomore…

Octomore 09.1 ‘διάλογος’ 5 yo (2018, OB, 59.1%)

Partiamo dal più recente ma più giovane, e soprattutto partiamo da quello con la maturazione più consueta. Sempre che consueta si possa definire una maturazione che avviene in botti ex bourbon al 51% Jim Beam, 26% Jack Daniel’s, 15% Clermont e 8% Old Grand Dad. L’età dichiarata è di 5 anni, la torbatura di 156 ppm. Pfui, dilettante! C: vino bianco pallido. N: chi si è acceso un Marlboro nella stanza? O è forse una sigaretta al mentolo? Perché al di là della sensazione immediata di carta combusta, quel che più colpisce è la freschezza, che prende subito una via tutta marittima di iodio e salsedine sugli scogli. In effetti se si snasa bene non è esageratamente torbato, più che altro il fumo balena qui e là. E’ invece molto teso, con una frutta bianca croccante, tra pera, carambola e uva bianca. Lime che fa tanto Islay, anche se forse è meglio dire “gazzosa!” come quando all’oratorio ti chiedevano che spuma volevi con le tue 50 lire. Alcol molto ben integrato, al massimo vela un po’ gli aromi. Con acqua esplode la vaniglia pura, forse troppa: sembra proprio quando si taglia il baccello. Note di crema di menta. P: eccolo qui il mostro della laguna torbata. Che si manifesta come l’uomo nero: ovvero legno bruciato, tizzoni e carbonella. Più della torba di per sé, sa di qualcosa che ha subito una combustione o una tostatura. Zucchero a velo e molta vaniglia (ha la cremosità bella sparata di un Danette in cui un padre degenere ha spento la sua Nazionale senza filtro). Chiude con qualcosa di saporito ma dolce, prosciutto di Praga e calamaro alla griglia. Con acqua si fa meno marino e un po’ più bruciato. F: torba perfettamente amalgamata con la crema di vaniglia. Limonata zuccherata e un po’ salata, giusto per dare idee di remake a Pupo. Legno di eucalipto che brucia pian piano, come l’incenso profuma ambienti.
Occorre una premessa: per essere un 5 anni a 60 gradi e a 150 ppm e passa, è miracoloso che sia così amichevole. Qui le botti hanno fatto un lavoro titanico e dovevano veramente molto attive per mitigare la potenza del distillato. Che come ci insegna la Pirelli, è nulla senza il controllo. Non esattamente il genere di whisky su cui passeresti le ore a riflettere, ma è innegabile che sia fatto con una maestria rara. Per i grandi appassionati della torba, imperdibile: 87/100.

Octomore 08.2 ‘Masterclass’ 8 yo (2017, OB, 58.4%)

Nella grammatica di Octomore, i “punto due” sono le espressioni che hanno subito una maturazione in botti ex vino. Questo, nella fattispecie, ha riposato per sei anni in barili di Mourvedre, vino dolce austriaco e Sauternes, per poi chiudere in bellezza con due anni in barili ex Amarone. Roba da manicomio, e ne han fatte pure 36mila bottiglie, mica tre o quattro. C: rame. N: l’impressione è che sia più chiuso. Compaiono per prime note di cantina, tra la barrique umida e vecchia e l’aceto balsamico rappreso. L’alcol qui sembra più evidente rispetto al 09.1. La seconda suggestione parla la lingua dell’umami ed è una nota di salumi, in particolare quelli stagionati con le erbe (il ginepro soprattutto). Si sente che siamo in crisi di astinenza da porco e suoi derivati? C’è poi una dimensione dolce e abbrustolita: uva sultanina sugli scudi, arancia sulla stufa e un filo di resina. Il mare è meno esuberante e più stagnante – tipo pozze sulla spiaggia; torna il ginepro bruciato. Con acqua, sigaro alla vaniglia. P: è un rullo compressore sulle papille gustative, il vino dolce bruciato cola e avvolge ogni cosa. E’ “tanto” su ogni fronte. Cenere, cioccolato al caramello, uvetta ancora, con parecchia cannella e noce moscata. La dolcezza è liquorosa e ci balena una suggestione da ghiottoni: gelato allo zabaione spolverato di cacao. Liquirizia pura. Qui non c’è granché di fresco, ma una collezione di sensazioni tutte appiccicate. Tannini, cacao amaro, alchermes e tantissima castagna. E pare incredibile, ma è davvero buono. F: più avvolgente e meno lungo. Crema al cioccolato alcolica, pane nero bruciato, carbonella, erbe balsamiche (Ricola ai frutti neri). Spunta ancora il vecchio calamaro alla griglia, a cui vogliamo bene come a un animale da compagnia, ormai.
Si partiva già da un coefficiente di difficoltà alto. Aggiungere una molteplicità di botti di vini vari ed eventuali così eterogenei lo rende praticamente un enigma insolvibile. Eppure il risultato è non solo interessante e sperimentale, ma anche gustoso. Che alla fine è quel che interessa a noi. Nuota molto bene e a dire il vero al palato la diluizione lo migliora, perché stempera quell’effetto da bombardamento a tappeto sulle papille gustative. Pienissimo, anche se forse meno ficcante del ‘Dialogos’. Premiamo l’unicità e il fatto che non sia venuta una porcheria. Se fate la stessa cosa in altre 120 distillerie, in 120 verrà una schifezza. 88/100.

E ora che abbiamo finito la serata torba estrema, andiamo a fare un trapianto di cavità orale. Ci vediamo presto, se sopravviviamo. Entrambi questi Octomore sono in vendita online, tra gli altri, su Whiskyitaly.

Sottofondo musicale consigliato: Kyuss – Demon cleaner.

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