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Strathmill 26, Caol Ila 11, Staoisha 7 (morisco spirits)

Negli ultimi mesi tante cose si sono mosse in Italia, e uno dei fenomeni più evidenti è la nascita di tante piccole realtà, appassionati che si trasformano in negozianti, selezionatori o imbottigliatori di whisky. La cosa ci può solo far piacere, ovviamente, visto che trasformare la propria passione in lavoro è un sogno che tutti meritano di poter vivere: oggi diamo il benvenuto a Morisco Spirits, nom de plume di Andrea Morisco, appassionato marchigiano, interista, cultore d’arte e di cose belle, che da qualche settimana è sceso nell’agone del commercio dell’acquavite di cereali. Assaggiamo oggi le sue prime tre selezioni, dei piccoli lotti pescati da barili con un pedigree importante – tutto imbottigliato a gradazione piena e senza colorazione artificiale. Ovviamente, tutto è disponibile sul suo sito. Daje.

STRATHMILL 26 YO (2020, MORISCO SPIRITS, 47,4%)

N: aperto e aromatico, con una bella profondità vanigliata, che rivela il suo lungo invecchiamento. Se dovessimo descrivere il naso con un paio di suggestioni trancianti, diremmo che è un mix di frutta evoluta e di note ‘old style’, da cassetto della nonna con dentro le sue brave tovaglie un po’ naftalinate… Questo lato sfiora la carta vecchia (le nostre amate note di emeroteca) e mostra suggestioni mielate e vagamente cerose. La componente fruttata poi è elegantissima ed evolve col tempo, aprendosi e complicandosi. Abbiamo del cedro maturissimo e note al limite del tropicale, che stanno tra la pesca e l’albicocca, e si fermano accarezzando i confini di guava e passion fruit, senza sfondarli apertamente – e d’altro canto non disdegna note più ‘scure’ e autunnali, tra le foglie secche e la castagna. Sempre e comunque con un accento fresco.

P: l’alcol è pressoché inavvertito, e rispetto al naso il profilo è un po’ meno godurioso di quanto non promettesse. La frutta retrocede un poco, diventando anche un po’ più indistinta (macedonia molto ‘matura’, o marmellata fatta in casa con frutta mista). Si parte da questa dolcezza fruttata, abbinata a un qualcosa tipo sciroppo d’acero leggero (c’è chi sostiene sciroppo d’agave, e forse ha ragione), per planare poi su una seconda parte più erbacea, decisamente secca e leggermente amara, tra ferrochina, erbe medicinali (ci viene in mente, chissà perché, il tarassaco). Una speziatura da tannino e pepe nero. Buccia di mandorla e una bella dimensione agrumata e succosa. Con acqua viene fuori qualcosa di torroncino ricoperto al cioccolato bianco.

F: lungo. Caldarrosta tostata, con un che quasi di fumino, per non dire proprio di torba. Un senso di grafite. Ancora un miele fruttato molto persistente, e la caramella Rossana. La parte fruttata in realtà cresce col tempo.

89/100. Molto buono, molto elegante, di grande raffinatezza. La parte fruttata è davvero esaltante, soprattutto al naso, il palato ha quella caratteristica amaricante/erbacea e un po’ polverosa che spesso c’è in Strathmill e che a nostro giudizio lo tiene appena sotto la soglia dei 90 punti. Ma è grande malto, questo è indubbio.

CAOL ILA 11 YO (2020, Morisco Spirits, 53,5%)

N: come faccia Caol Ila ad essere la meno quotata delle distillerie di Islay, bah, noi non riusciamo a farcene una ragione. Stereotypical Caol Ila, diremmo, con tutti i suoi lati migliori messi lì, stesi di fronte a noi. È un malto molto ‘estivo’, con la frizzantezza dell’aria di mare, estremamente iodata, carica di salsedine e profumo di alghe, un senso di falò sulla spiaggia, una spensieratezza da vacanza insomma. Limone, cedro. lime; bellissime note floreali (ci sbilanciamo: gigli di mare, come se ne avessimo un mazzo in salotto); frutta gialla ‘distillatosa’, mela gialla, un po’ di vaniglia. La parte torbata è molto elegante, non eccessivamente fumosa. Ottimo. Col tempo, anche un che di gambero grigliato, ovvero dolce e marino insieme.

P: di grande coerenza e con un quid di alcol esuberante, conferma le belle sensazioni al naso e le ripete – tant’è che, diciamocelo, cosa le riscriviamo a fare? Vi snoccioliamo invece la formazione del Triplete dell’Inter, sapendo che Morisco apprezzerà: Julio Cesar; Chivu, Samuel, Lucio, Maicon; Zanetti, Cambiasso, Stankovic, Sneijder; Eto’o, Milito. Oppure anche la formazione della Lazio del 5 maggio, sapendo che Morisco non apprezzerà e neanche molti di noi, ma in seno abbiamo covato un diavolo che reclama il suo tributo: Peruzzi, Stam, Couto, Nesta, Favalli, Poborskysantosubito, Giannichedda, Simeone, Stankovic, Fiore, Inzaghi. In generale, più torbato, ecco.

F: volete che vi diciamo anche le panchine? No, dai, parliamo invece di quelle note di amido, di panni stesi, di stireria; e poi una torba che qui è meno elegante e si fa come detto più sfacciata e più acre come di legno bruciato, pur tenendo una quota dolce e citrica in bella vista – il fumo è complessivamente più presente. Resta un senso di pesce grigliato, molto lungo – il senso, non il pesce.

88/100. Stereotypical Caol Ila, come abbiamo scritto. Con un naso da panico e un palato “solo” soddisfacente e un pizzico alcolico. Oh, per chiarire: è davvero buono. C’è chi dirà che di Caol Ila così ce ne sono a bizzeffe, certo, ma se la considerate una cosa da biasimare, beh, peggio per voi. Noi ce li beviamo tutti. Tutti.

BUNNAHABHAIN STAOISHA 7 YO (2020, MORISCO SPIRITS, 54,7%)

N: menta blu. Se siete scettici, rievocate alla vostra memoria di bambini o adolescenti le pasticche Fisherman’s friends, quelle forti e balsamiche: erano spesso definite con questa sinestesia, dove il blu era la sensazione di freschezza onnipresente che lasciavano in naso e in bocca. Metonimie a parte, il naso, oltre a questa ostentata freschezza piena di iodio (ricorda anche certi profumatori dai nomi tipo “Ocean breeze”), esibisce anche un bel sentore di lime sudato, e una lamina di torba monolitica che si staglia dietro alla freschezza. Oltre a questo, certamente vaniglia, zucchero a velo e canditi, a sottolineare la gioventù. Buccia di mela verde e anche una netta sensazione di bancone di pescheria.

P: attacco alcolico un po’ più incisivo e “caldo” del precedente, forse meno aggraziato e sicuramente più tagliente. Si parte da una limonata con rametto di menta (e rosmarino bruciato?), con ghiaccio e molto zucchero, ma rapidamente la torba passa in primo piano, e si evolve mastodontica. Si parte dalla dolcezza, si passa attraverso il nocciolo di limone e la plastica bruciata, gli effluvi da raffineria petrolifera, e si giunge sul finale a erbe aromatiche bruciate (ancora il rosmarino!) e legno carbonizzato…

F: …e alla cenere fuligginosa, che perdura acre, sempre sulle erbe aromatiche e amare, a rimarcare la gioventù aggressiva di questo spirito indomito, sferzato dalla menta e da una bella brezza marina che accompagna dal naso al finale.

85/100 una bomba in tutti i sensi, non per i deboli di cuore. Con l’acqua si normalizza, tornando su territori più classici, con una torbina erbacea e molto inoffensiva, centrata sullo zucchero liquido. Ben fatto, ma devono piacere questo tipo di colossi a base di sensazioni estreme, menta, petrolio, coltello e bombe a mano.

Sottofondo musicale consigliato: Lana Del Rey – White Dress.

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