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Lagavulin ‘Distillery only’ (2017, OB, 54,1%)

lagavulin-distillery-only-2017

“Stiamo sbagliando tutto”. Queste immortali e sapienti parole, degne dell’uomo umile che socraticamente sa di non sapere, dovrebbero essere mandate a memoria. Sono il manifesto dell’appassionato di whisky di fronte al consueto dilemma: questa bottiglia la compro o no? Ecco, il saggio ci dà la risposta: comprate tutto, comprate senza pietà. Nel gennaio 2017 uno di noi ha avuto la fortuna di passare qualche giorno in gita su Islay con Andrea Giannone del Milano Whisky Festival, suo fratello Federico e altri amici assetati (di cultura). Arrivati alla Lagavulin nel tardo pomeriggio, la comitiva aveva avuto appena il tempo di fare una degustazione volante nello shop, già in orario di chiusura. Tra i vari assaggi, il Distillery exclusive spiccava come un prete nella neve. Dopo che tutti ne avevano comprata una bottiglia, mentre già si era ai saluti, Giannone – folgorato sulla via di Port Ellen – proclamò le famose parole: “Stiamo sbagliando tutto”. Tornò indietro e ne prese una cassa. Questa è una lezione di vita: le cose buone vanno prese senza “braccino”. Ah, dimenticavamo: è un NAS imbottigliato a grado pieno, 7.500 bottiglie prodotte. Vediamo se il saggio Giannone aveva ragione.

N: oh, che gioia questa frutta gialla e arancione succosa (albiccocca, nespola, arancia). Accanto, ecco segni di grande Laga, con una parte oleosa e salata, che ci fa venire in mente la sabbia di Islay. Da qui ci si muove verso olive e alsaziani con i cristalli di sale sopra (c’è qualcosa che ricorda un prodotto da forno): un naso da stuzzichino. Resta molto teso, con una bella acidità. Praticamente impossibile dire quanti anni abbia, ma è facile cogliere l’influsso di qualche barile di sherry. Emerge potente un lato più scuro, tabacco scaldato, frutta secca (nocciola) e anche un po’ di acciuga affumicata. Continua a evolvere, la torba – elegante, intensa – fa tornare l’arancia.

P: subito fa capolino l’idea del peperone grigliato. Poi salamoia e pelle calda. Non dimentichiamo la frutta, a vagonate: agrumi e frutta polposa, pesca, nespola, clementina. Potente e preciso, ancora oleoso, con spigoli emozionanti. C’è una torba muscolare e speziata (pepe nero), come di terra umida bruciacchiata (che belli gli ossimori), non esageratamente marina. Poco pescioso ma molto sapido. La dolcezza è controllata e profonda, tra zucchero muscovado, cioccolato salato e caramello salato. Si è capito che è salato? No perché questa cosa ci fa impazzire. Anche qui frizzantino, pompelmo rosa. Il retrogusto è appannaggio dello sherry.

F: lungo e “unto”, carta bruciata e una magnifica grigliata di pesce, con olive nere in salamoia. Un guizzo di selz agrumato.

Era da tanto che non ci capitava di infilare le narici in un Laga dove i barili di sherry (non si sa in che proporzione) avevano fatto il loro sporco lavoro. Beh, quanto ci è mancato! Un NAS che ha la pienezza, la complessità e l’eleganza brutale dei suoi fratelli con età dichiarata anche altina, tipo il 21 anni, così per dire. Iain McArthur, da 40 anni in distilleria, rapito e seviziato da un altro di noi qualche tempo fa, ha confessato che spesso nei Laga senza indicazione di età finiscono barili vecchiotti, anche di 20 anni. E quindi? E quindi niente, Giannone aveva ragione: a 99 sterline bisognava prenderne di più. Eccellente: 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Interpol – Everything is wrong. Non nel whisky, ovviamente…

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