È ormai quasi un anno che conserviamo gelosamente un campione di questo Imperial, campione donatoci da Claudio Riva dopo un assaggio fugace nella sua bellissima ‘tasting room’ privata. Imperial è una distilleria chiusa definitivamente ormai dal 1998, dopo una travagliata storia di chiusure temporanee, riaperture e silenzi; il fatto che non sia mai stato rilasciato un imbottigliamento ufficiale dovrebbe forse far riflettere: perché mai, solo una questione di timidezza? O forse è un whisky che – il dio dei whisky ci perdoni – fa un po’ schifo? Non resta che assaggiare questa espressione per provare a far chiarezza.
N: molto aperto anche se gli odori arrivano come ovattati. C’è infatti in primo luogo una patina che ricorda la cera, la carta vecchia (ah, l’odor d’incunaboli) e che si frappone tra il naso e un bell’assortimento di brioches, torta paradiso, vaniglia, cereali zuccherati, pera matura. E però anche buccia d’agrumi e buccia di mela essiccata, oltre a fiori recisi. In questo modo si mantiene sobrio, elegante, in un certo qual senso dotato di una esuberante nudità. Un filo di fumo.
P: dimostra una coerenza disarmante, anche nel mantenere quell’equilibrio complessivo tra un lato ‘patinoso’ (cera) e uno più spensieratamente dolce. Si aggiungono però evidenti note di frutta tropicale molto matura (papaya e mango); rimane burroso e generosamente vanigliato. Ha anche un lato acido che ricorda ananas e limone.
F: intenso, rimangono un malto forse lievemente torbato e la frutta tropicale.
Mah, francamente a noi è proprio piaciuto tanto… È una tipologia di whisky dello Speyside che troviamo deliziosa, ‘sporcata’ da note di cera e minerali davvero profonde, che paiono schermare l’esuberante dolcezza della frutta tropicale e della vaniglia alla maniera dei ‘whisky di una volta’ costruendo un profilo equilibrato e mai ruffiano. 87/100 è il voto minimo che ci sentiamo di assegnargli, grazie ancora a Claudio per il sample!
Sottofondo musicale consigliato: Hot Chip – Started Right.
