Torniamo nella piccola bottega delle creazioni fantastiche di Bill Lumsden, il vulcanico inventore di whisky che firma le releases delle due distillerie di single malt del gruppo LVMH, ovvero Ardbeg e Glenmorangie. Nella fattispecie, recensiamo oggi l’ultimo capitolo della saga “A tale of”, una vera e propria antologia liquida di “racconti” sotto forma di whisky. Proprio come Harry Potter, la serie ha i suoi grandi appassionati, sicché dopo il racconto di gelato e di Tokyo, quello di torta e di foresta, oggi siamo a commentare il racconto di spezie.
Per ricreare una certa atmosfera o un certo bouquet aromatico peculiare, il team di Glenmorangie gioca con barili molto diversi. Stavolta ha optato per botti che contenevano in precedenza vino rosso marocchino e PX sherry, botti nuove e botti STR. Insomma, un misto spezie degno di una bancarella al mercato. Il colore è un bel rame.

N: timidone, con il virgin oak che fa un po’ il “ganassa”, come si dice a Milano: spadroneggia. C’è del cuoio, molta torta di carrube, pan di zenzero classico. Pepe e chiodi di garofano volteggiano nel naso, con una sensazione di vin brulè. Pian piano emerge la parte più dolce, tra pasticceria mediorientale e mandarino caramellato, pesche cotte e quel senso di narghilé alle rose che esce da certi locali di shisha. Karkadé, un che di vinoso ancora e di floreale. Senz’altro espressivo, ma anche un filo caotico: le spezie, ad ogni modo, ci sono eccome.
P: pieno e ricco fin da subito, con un bell’ingresso oleoso che unisce frutta secca e agrumi: da un lato noci, argan e datteri; dall’altro tanta arancia, rancio e un tocco sulfureo, ossidato. Pian piano si fa un filo allappante, man mano che le spezie prendono in mano le operazioni: curcuma, cumino e zenzero, oltre al già citato pepe. C’è questa curiosa accoppiata burro d’arachidi e Cointreau che ci sorprende abbastanza. Angostura, anche.
F: ossidato, con una sensazione di orange wine macerato. Zenzero che ricorre come i corsi e ricorsi storici. Un che di polveroso e un senso di tostatura in crescita.
L’idea di questi whisky è di essere studiati e creati a tavolino per ricreare suggestioni sensoriali estranee, quindi non è giusto chiedere naturalezza. E infatti si sente che è un whisky “artificiale”, solo che è “artificialmente” fatto bene: le spezie sono protagoniste, ma senza asfaltare il palato, e il corpo è pieno, soddisfacente. Non ha grandi difetti a parte un generale senso di “rebelot”, di note olfattive e palatali sparate un po’ a raffica. Divertente: 85/100.
Sottofondo musicale consigliato: Spice Girls – Spice up your life
