
A marzo abbiamo bevuto degli Armagnac. Detta così, potreste rispondere: “E noi a febbraio abbiamo avuto il raffreddore”. Ci sta. Però la recensione del raffreddore e del muco ve la risparmiamo. Non vi risparmiamo invece una bella carrellata sui 5 imbottigliamenti targati “Château Garreau” che abbiamo assaggiato a una serata organizzata dai ragazzi del Milano Whisky Festival, alla presenza di Carole, quarta generazione di produttori. Allora, vi risparmiamo l’epopea secolare delle fattorie seicentesche Gayrosse e Brameloup e dello storico proprietario, il principe Soukowo-Kabylin, uno con un cognome da fluidificante dell’Udinese comprato al mercato di gennaio, ma due dettagli ve li beccate: la famiglia Garreau distilla da oltre un secolo, il domaine si trova nel cuore della regione produttiva, nel cuore del primo Grand Cru del Gran Bas Armagnac. Degli 82 ettari del domaine, 27 sono coltivati a vite in maniera sostenibile. Gli alambicchi sono del 1919 e del 1932 (sono in pochissimi a possederli di proprietà) e ancora producono. Cosa producono? Questi nettari qui…

Château Garreau Bas Armagnac 24 ans (2001/2025, 46.86%)
Solo uve baco. Messo in botte a 55%, perde più alcol che acqua, maturando in un clima umido. Il colorante è teoricamente autorizzato, ma qui non è utilizzato. N: albicocche secche, pasticceria secca e tonnellate di pesca al forno. Fresco e fruttato, leggera tostatura botte, prugne Sunsweet e un che di vino liquoroso. Più moscatel che marsala. P: tannico, ma comunque fresco: prugna, albicocca. Piccantino, con una spiccata affumicatura. Zenzero, uvetta ammollata nel rum, carrube e polvere di liquirizia. F: medio-lungo, caramello bruciato, più appiccicoso del palato ma comunque secco. Un filo di tamarindo agrumato.
Ci piace molto l’agilità delle sensazioni, è piuttosto fresco e beverino. Al palato un po’ più astringente, pur senza esagerare. 85/100.

Château Garreau Bas Armagnac 30 ans (1995/2025, 51.1%)
Solo baco. C: mogano scuro. N: profondo e delizioso, con vanigliona, cola, prugna e un’arancia caramellata. Anche molta marmellata, dalle pesche ai lamponi. C’è anche frutta secca (più noci che nocciole), e un legno di rosa elegante. Umido, scuro, anche nocino. P: molto diverso dal primo, scende di qualche piano sottoterra, nelle catacombe del tannino. Si apre con creme caramel, poi si fa legnoso e scuro, con cuoio, spezie (pepe nero, chiodi di garofano). Potpourri e arancia. Astringente. F: lungo, ricco, legno di sandalo e di nuovo arancia con chiodi di garofano. Pepsi twist, cioè cola con limone.
Si cresce in termini di complessità, si cede qualcosa in termini di vivacità. Il legno comanda (forse troppo?), il distillato tiene bene e risponde. Rimane acidino ed è cosa buona. 87/100.

Château Garreau Bas Armagnac 40 ans (1985/2025, 44.4%)
Baco e ugni Blanc (circa 70 e 30%). N: timido, rispetto al precedente. La frutta è meno espressiva, compare del caffè in polvere. Noccioli e nocciole e l’immancabile prugna secca. Té al gelsomino, un delicato senso floreale: un salotto di mogano lucidato con un bel mazzo di fiori bianchi sopra. Tutto molto bello, elegante, forse un filo attutito. P: morbido ma denso, rotondo, ed equilibrato. Cuoio, rancio, una spettacolare riduzione di aceto balsamico. Masticabile, con un legno più integrato e meno prepotente. Diventa sempre più buono, elegante, con un intarsio di legno, agrumi e frutta che vira allo zenzero. F: media lunghezza, ottimo, equilibrato e con il ritorno del caffè fruttato.
Diciamo subito che per noi è 89/100. Il naso è un filo deludente al principio, ma al palato ci fa volare. Semplicemente perché è meno tiranneggiato dal legno e dalla spezia, e trova un bilanciamento perfetto che lo rende bevibile e godibile. Austera eleganza.

Château Garreau Bas Armagnac 50 ans (1975/2025, 47.2%)
Ancora 70% baco e 30% ugni blanc. C: cremisi. N: frutteto fruttato: melograno, arancia, ma anche fragola. Più rosso, non solo nel colore. Papaya e forse mango, anche. Elegante, con vaniglia e un filo di smalto: unghie laccate e fragole con la panna. Praticamente profuma di attrice di Hollywood in tribuna a Wimbledon. E scusateci se siamo visionari. P: si apre con rabarbaro, caramella al lampone e liquirizia. Poi dopo la frutta tocca al nocciolo di pesca, al caramello bruciato del croccante. Il secondo palato si fa più astringente, lega un po’: qualcosa di vegetale e amarognolo, buccia di lime! F: medio lungo, con arancia zuccherata, bastoncino di liquirizia e di nuovo frutta caramellata. E un fil di fumo.
Siamo un passo sotto, soprattutto in termini di complessità, però “inscì veghen”: quel tono di frutta tropicale è la cosa migliore (il bicchiere vuoto è celestiale, sa di mango puro), la virata legnosa sul finale la cosa meno entusiasmante: 88/100.

Château Garreau Bas Armagnac 60 ans (1965/2025, 46.3%)
C: mogano rossastro. N: fermi che qui è un casino. Subito complesso, emerge un tocco umami che già ci scombina i pensieri di gioia. Esistono le marmellate in salamoia? Probabilmente no, ma ci sono note sapide e fruttate incrociate. Prugne, fichi secchi, aceto balsamico, cioccolato fondente, boeri… Tutto ordinato e perbene. Divani di pelle. Fiori secchi e tabacco. P: c’è della grandezza. Si apre suadente e grasso, con di nuovo caramello fuso, noci di macadamia, marmellata rappresa della crostata. Avvolge il palato, ci si adagia con la dignità da re come direbbe Vinicio Capossela. Una miriade di sensazioni e sapori, che vanno dalla liquirizia al cioccolato fondente fleur de sal, fino alle radici, il rabarbaro, il pepe di Timut. E ancora noci, zenzero, caffè zuccherato. F: lungo e gentile, il legno c’è ma non dà mai fastidio. Tamarindo, caffè della moka con lo zucchero e tarte tatin alle prugne.
Siamo nell’empireo, diciamo 92/100. Il legno poteva essere devastante, invece è sì evidente, ma mai ingombrante. L’equilibrio è eccellente, la piacevolezza quasi miracolosa. Questa ricchezza di sfumature è sensazionale.
