Gli appassionati di Highland Park sanno ormai quasi tutto dell’eredità vichinga della distilleria e in generale delle isole Orcadi. Negli anni, non si contano gli imbottigliamenti dedicati a divinità, animali sacri, eroi, spade, martelli, spinterogeni, insomma a qualsiasi oggetto o personaggio dell’epica norrena. Quel che tendiamo a dimenticare – si cerca sempre di rimuovere qualcosa che diventa insopportabile – è che i vichinghi dalle Orcadi sono scesi in tutta la Scozia (fino a York e ancor più a sud in Inghilterra). Dunque, è naturale che il passato vichingo si riverberi anche nelle releases di altre distillerie. Figuriamoci per Wolfburn, la più vicina geograficamente alle Orcadi.

L’impianto sorge a Thurso, sulla costa che “vede” le Orcadi, a poche miglia dal porto di Scrabster da cui parte il traghetto per Stromness, il secondo centro abitato dell’arcipelago dopo il capoluogo Kirkwall. Ha iniziato a produrre single malt nel 2013 e per questo è considerata una delle più giovani di Scozia. Non ne abbiamo assaggiati molti, ma i due che abbiamo provato ci avevano convinto in pieno. Quindi quando al banchetto di Spirits & Colori, che lo importa in Italia, abbiamo riempito questo campione, beh ce lo siamo portati a casa con grande interesse.
Langskip è il nome delle navi vichinghe che si vedono in tutte le rappresentazioni storiche. Sulle coste della contea di Caithness, estremo angolo nord-orientale di Scozia, ne sono state ritrovate parecchie. Il whisky è un NAS che invecchia solo in botti ex bourbon di primo riempimento. Viene imbottigliato a 58%, che non è cask strength ma poco ci manca. Imbottigliamento storico del core range, per quanto storico possa essere un core range così giovane. Si beva, il colore è un oro brillante.

N: giovane e fresco come uno di quei talentini usciti dalla cantera del Barcellona. Alcol totalmente assente, siamo sicuri che sia davvero a 58%? C’è un’aria di mare libidinosa, mischiata a puntine acidule di frutta verde, dal succo di pompelmo alla mela granny, fino al kiwi. La frutta non è però acerba, il barile porta una sua bella dote di dolcezza: torta di mele, malto, vaniglia, uva spina matura. C’è un’idea di salamoia che a Zuc ricorda il Gibson. Non Mel di Arma Letale, ma il cocktail: ovvero il Martini con la cipollina sott’aceto. Un tocco di fumo freddo ed erbaceo aleggia ovunque. Con due gocce d’acqua esplode lo zucchero (confetti) e un che di arachide tostata.
P: spesso il grado alto e la gioventù, quando si accoppiano, generano whisky un po’ estremi. Qui invece siamo cintura nera di bilanciamento ed equilibrio, a partire proprio dall’alcol, ben integrato anche al palato. Il sorso è bello sostanzioso, con liquirizia ripiena e nocciola che si mescolano a una bella macedonia dominata dalla pesca bianca. Il cereale sta un passo indietro, ma tiene insieme il tutto. Dolcetti alla pera, pepe bianco e macedonia. Compare un’anima di clorofilla inattesa, anche questa dolce: le antiche chewing gum Brooklyn verdi! Con una lieve diluizione la torba si fa curiosamente più impattante, anche lo zenzero e il pepe. Bizzarra inversione dei ruoli.
F: torbina, buccia di pompelmo e ancora pepe bianco. E quella liquirizia Haribo quasi salatina…
Il terzo malto di Wolfburn che assaggiamo, il terzo che apprezziamo. Un 85/100 meritato, perché non è per nulla comune, lo ripetiamo, avere un whisky così giovane eppur così ben equilibrato. Il bilanciamento è così miracoloso che paradossalmente con l’aggiunta di acqua si incasina un po’. Non è un prodigio di complessità, la torba minerale l’abbiamo apprezzata maggiormente in altre releases. Ma ha un palato strutturato e soddisfacente che ne berremmo subito un altro. La profondità arriverà con invecchiamenti più lunghi.
Sottofondo musicale consigliato: The Undertones – Teenage kicks
