Nella vita ci vogliono sempre un po’ di fantasia, un po’ di competenza e un po’ di faccia tosta. In proporzioni fisse, tipo latte, burro e farina per fare la besciamella. Quando all’ultimo Milano Whisky Festival abbiamo intravisto un’etichetta che raffigurava una donna che giocava con un lenzuolo e quattro pomodori in primo piano, le strade potevano essere due: o una boiata con un’etichetta demenziale, o un capolavoro con un’etichetta demenziale. Cioè, i pomodori per giocare con la traduzione del nome della distilleria sono roba da Mese Enigmistico, su.
Ad ogni modo, dentro c’è un Tomatin di 42 anni, imbottigliato in collaborazione tra l’imbottigliatore indipendente belga The Roots (storia strappalacrime, ha iniziato nel 2020 dopo la scomparsa della compagna per un brutto male) con l’importatore di Macao The Antelope. Il liquido è stato estratto dal refill sherry butt #T30154 nel 2020, ma imbottigliato nel 2023. E davanti a un Tomatin di 42 anni, anche le etichette-sciarada sono meno gravi, su. 221 bottiglie prodotte, il colore è l’oro delle monete dei forzieri dei pirati.

N: Tomatin oltre i trent’anni ha la stessa forza aromatica fruttata di una vasca Jacuzzi piena di macedonia. Sempre clamorosa l’intensità e la varietà di sensazioni, che vanno dal melone al mango, dalla pesca alla susina, fino all’ananas. Tutto maturo e surmaturo, tutto succosissimo. In questo caso, il tripudio fruttato si interseca con il legno, che sembra mobilio anticato trattato con la cera d’api. C’è una parte oleosa di olii essenziali di agrumi (pompelmo rosa, clementine) che ben si sposa con la cerosità. Qualcosa di erbaceo, diremmo il luppolo aromatico e agrumato di certe IPA. Frutta bianca croccante: carambola e uva spina.
P: si apre molto più sul versante del legno e del tempo che non su quello della frutta. Attacca piccante, astringente, con zenzero a mazzi, rovere tostato. C’è un mix di fette biscottate, foglie di tabacco essiccate e un che di pelle conciata. Cinture di pelle, chi non le ha mai sgranocchiate a merenda? La frutta è decisamente meno piena e lussureggiante rispetto al naso, ci sono ancora mandarini, cedro, succo tropicale ma non polposo, più frizzantino quasi. Una soda al pompelmo rosa, parecchio cardamomo con il suo apporto mentolato e speziato. Vira sull’amarognolo. Carta oleata anche. Ecco, il corpo è un po’ esilino.
F: frizzantino, più secco, ancora su pompelmo rosa, tisana alle erbe (menta), tocco amaricante di china che lo rende beverino e un’idea di legno.
Beh, un gran bel whisky, senza dubbio. Il naso iper-fruttato è sempre uno dei nostri feticci. Sa però sorprendere, perché palato e soprattutto finale virano verso il legno e l’amaricante, stemperando la tropicalità in un mix di frizzante piccantezza. Più “snello” di quanto lasciasse immaginare al naso, è comunque un Tomatin da 89/100, non c’è che dire.
Sottofondo musicale consigliato: The Roots – The Seed
