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Lagavulin 12 yo “diageo special releases 2024 – Fireside tales” (2024, OB, 57.4%)

Rullo di tamburi e tamburi di rulli, oggi tocca alla nostra Special Release preferita ever, l’unico vero immortale della serie: il Laga 12 anni. Ora, l’anno scorso c’era stata una mezza jacquerie universale per il presunto sacrilegio di utilizzare barili ex tequila per questo grande classico, considerato da sempre l’espressione più pura del malto isolano per eccellenza. A noi non era dispiaciuto (ancora dobbiamo trovare un Laga che non ci piaccia…), ma la parte tradizionalista che coviamo nel nostro subconscio in effetti aveva dovuto fare i conti con lo shock. Quest’anno invece si torna al passato, a un rassicurante mix di first fill ex bourbon (70%) e refill hogshead di rovere americano (30%). Il colore è un oro bianco con delle sfumature quasi verde pallido.

N: gli ospedali non ci sono mai sembrati così sexy, nemmeno quando c’era Edwige Fenech che faceva le visite nel distretto militare. C’è un’aria fresca e pulita di garze, guanti di lattice, fenoli e lenzuola pulite di fresco. Questa dimensione medicamentosa si lega perfettamente all’acqua di mare in tempesta, con gli spruzzi che bagnano scogli ricchi di alghe e ostriche. Che non crescono sugli scogli, ma qualcuno le avrà messe lì apposta per fare dispetto ai precisini esperti di coquillage. Non è tutto ovviamente. C’è, a completare un naso purissimo, anche una parte dolce e cerealosa che ricorda la pasta di pandoro, con scaglie di cocco e sorbetto al limone. Vanillina qui e là, mescolata a cenere fredda. Non è pesantemente torbato, è clamorosamente nudo e minimal, con un alcol perfetto.

P: la sensazione è quella del centometrista che sui blocchi è composto e immobile e al colpo di pistola fa esplodere la potenza. Subito pieno, dolce e bruciato, una botta di sapore. Ci sono le braci, fumanti e cinerine, molto sui toni del falò più che su quelle della torba. E poi ci sono marshmallows e anacardi bruciati, ananas grigliato. La parte salmastra diventa più dolce, ricorda un pesce bianco grigliato su un letto di insalata iceberg. Forse abbiamo fame, ma insomma, è questo mix di note marine, salamoia, croccantezza vegetale spinta che ci fa volare. Elegante e armonioso, ha pure delle note di crema Chantilly, eppure è devastante nel suo colpire il palato. Qualcosa di speziato e tostato ancora nel retrogusto.

F: lunghissimo, dolce e torbato. La parte erbacea pulisce il palato con un guizzo di coriandolo e anice, la parte cremosa e salatina chiude il cerchio. Le ceneri durano per sempre, come nell’urna dei Sepolcri di Foscolo.

Semplicemente Laga, come deve essere e come è sempre stato. A noi è piaciuto davvero molto, e sull’onda dell’entusiasmo diciamo 91/100. Poi, per carità, si potrà obiettare che non è un prodigio di complessità, ma noi rispondiamo piccati che 1) al Laga 12 si chiede di essere senza compromessi, bello e severo nella sua austera potenza, e questo lo è; 2) al Laga 12 si chiede magari di essere equilibrato e questo è quasi miracoloso, senza contare che l’alcol è come da tradizione integrato a meraviglia.
E dunque, che altro volete dalla Garelli – pardon dalla Diageo -? Il sangue? Un Laga dolce, fenolico, marino, bruciato, pescioso, cremoso. Datecene a galloni, a vasche, a cisterne. Che sia un voto simbolico per la conservazione, la reazione, il ritorno a barili solidi che esaltino il carattere del malto. Vota WhiskyFacile, vota Laga come una volta.

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave & The Bad Seeds – Wild God

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