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Piccole rece che voi umani… vol. 9

Whisky di millenni fa? Cose che tanto anche se vi diciamo che sono buonissime poi tanto non si trovano? Recensioni massimamente inutili? Ecco, torna la rubrica di cui non si sentiva la mancanza. Perché bere non è sempre utile, a volte lo facciamo perché abbiamo solo una dannata voglia di farlo e di condividere le nostre sensazioni. Come direbbe Adani, facciamo whisky!

Clynelish 21 yo (1997, Malt affaire & Auld Alliance, 49.9%)
Un cobottling con il più epico whisky bar di Singapore per la serie “Meow meow”. Bourbon barrel da 254 bottiglie. C: oro carico. N: che cos’è la gioia? Un naso fruttato e ceroso, ovvio. Ci sono albicocche, favo di miele, biscotti al malto. E anche polline, e canditi di arancia. C’è una umidità di fondo, tra il pavimento di warehouse e le cantine dei palazzi di Milano, quelle dove le muffe sono sempre dietro l’angolo. La frutta prende anche una sfumatura esotica, di mango essiccato, e le prugne gialle, tendenti all’ipermaturazione. Col tempo emerge la classica nota minerale/pietrosa di Clynelish. Ci viene in mente la massicciata della ferrovia. P: mango minerale, una nuova crasi che ci mancava. La frutta è suadente, circondata da umidità e guizzi salatini. Nel senso di salato, non di noccioline e olive all’aperitivo. Anche se forse un che di oliva e di arachide a ben vedere c’è. Frutto della passione, biscotti Digestive, è inizialmente dolce e poi apre le porte al legno, che asciuga in maniera discreta il palato. Zenzero, pepe bianco in crescendo. Pomelo. Eh, c’è un motivo per cui Clynelish ci piace… Ecco, non è intensissimo, soprattutto all’ingresso sembra debolino, almeno finché il kick del barile non dà un boost. Parliamo come i bimbiminkia oggi. F: lievemente torbato, con prugna, mango e una piacevole idea di salamoia finale che si mescola a té al limone zuccherato.
Perfettamente bilanciato fra distillato costiero, frutta esotica evoluta e cerosa e legno, mai troppo invadente eppure evidente. Non il più puro e imperdibile dei Clynelish, eppure è una libidine anche così: 88/100.

Tullibardine 15 yo (1993/2008, OB single cask edition for Bresser & Timmer 15th anniversary, 55.1%)
Un single cask ufficiale in Pedro Ximenez (#15083) realizzato per il quindicesimo anniversario dell’importatore olandese Bresser & Timmer. C: cremisi. N: espresso deca ristretto in tazza di vetro grande. No, non siamo così molesti, ci limitiamo a dire che la prima nota è di caffè! Poi arriva il cacao, declinato secondo due traiettorie: pralina ai frutti rossi (Mon Cheri?) e cacao in polvere. Ecco, la polverosità si nota anche nella speziatura, sia cannella sia chiodi di garofano, che in polvere non li abbiamo mai visti, ma insomma, sa di polvere speziata, ok? Datteri e mobilio, un binomio inconsueto ma che ha il suo perché. Pian piano si arriva al nucleo dell’olfatto, che è il vino. Sherry, ma anche tappo. More, prugne secche e uvetta per chiudere. P: attacca dolce come PX comanda, cioè con marmellate varie (ancora more, ancora prugne), ma abbastanza velocemente vira all’amaro e all’astringente. Si inizia col chinotto, poi si passa al cioccolato fondente e alla cola… e in men che non si dica si arriva a un’apocalisse di tannini. C’è davvero molto legno, ma anche la vinosità. Il fatto è che si incastra con una nota di distillato non gradevole. Emerge poi una sensazione di mou non dolce, un tocco lattoso che impasta la bocca. F: cacao amaro, radici, liquirizia rossa piccante e caffè. Lungo. Rimane del caramello salato, piacevole.
Ondivago come la vita, un giorno sei di buon umore e l’altro vorresti impalare il 90% della gente che incontri. Il primo naso ci intriga, il secondo ci annoia. Il primo palato ci gusta, il secondo ci indispettisce. Dare un voto è complicato, diciamo che non andremmo a cercarcelo, e questo dice molto: 82/100.

Cragganmore Diageo special release 2016 (2016, OB, 55.7%)
Perché non assaggiare una special release di nove anni fa se si ha l’occasione di farlo? E perché non recensirla? Invecchiato in “refilled and rejuvenated ex Bodega casks”, che tradurremmo con un prosaico “refill sherry” C: oro. N: i biscotti non ci sono mai piaciuti così tanto. Era dai tempi dei Plasmon prima dell’asilo che non ci veniva una tale acquolina in bocca al solo sentire quel profumo proustiano di malto, zucchero e miele. Sembra uno spot olfattivo dell’Ente del turismo locale, del tipo: “Ciao, vieni nello Speyside, dove tutto – anche il disagio sociale – profuma di biscotto”. Accanto, ecco mele succulente, tipo le Pink Lady, e cedro. Da qui parte la seconda vita di questo olfatto, cioè una clamorosa nota cerosa/oleosa, che parte dalla candela con tanto di fil di fumo e arriva all’olio di semi di lino. Una coccola che si conclude con note di pasticcini alla frutta (ananas) e Orzobimbo col latte. Che viaggio sensoriale nell’infanzia! Si aggiungono idee agrumate: kumquat, ma anche fiori d’arancio. P: suadente e buonissimo, ancora governato da malto e miele, anche caffelatte zuccherato. Rispetto al naso, si arricchisce di una dimensione più speziata (zenzero, ma anche vaniglia) legata al barile. Ecco, compaiono sensazioni di frutta secca e nocciola che ci ricordano appunto che stiamo parlando di ex sherry. Caldo, con una bella frolla burrosina e un’affascinante nota di zafferano da urlo. Di nuovo quel senso di agrume delicato, mandarino. F: lunghetto, più asciutto, con miele, zenzero candito e biscotti secchi.
Cragganmore è una di quelle distillerie di cui berremmo anche l’acqua dei pozzetti. Peccato capiti di rado di assaggiarne, perché riesce ad essere uno Speysider con la complessità di un Highlander. Spettacolare, in ogni sua fase, ma soprattutto al palato, dove si fa anche più complesso. 90/100. Ah, la confezione è elegantissima, altro che le SR di oggi, che sembrano uscite da un manga.

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