Più a Nord di così c’è solo il whisky di Babbo Natale. Oggi siamo a Rovaniemi, pardon, a Thurso, costa settentrionale della Scozia, a meno di un’ora di traghetto dalle Isole Orcadi. Qui è attiva dal 2013 Wolfburn, ricostruita a poche centinaia di metri dall’omonima distilleria, che aveva chiuso i battenti nel 1853. Di Wolfburn, attualmente nel portafoglio di Spirits&Colori, non abbiamo bevuto molto, quindi è con grande curiosità che ci approcciamo al primo 10 anni rilasciato, che invecchia in barili ex Oloroso. Il colore è un oro pieno.

N: mare profumo di mare, con gli alambicchi vogliamo giocare… Lo iodio e il distillato dominano il primo naso, con una certa inclinazione alla sporcizia minerale e a una torbina zozza, tra la polvere da sparo e la fuliggine che si deposita sulle ferraglie nel porto. Oggi ci siamo svegliati poeti, va così. Il mare sparisce presto, lo sherry si manifesta tramite profumi di cioccolatini boeri, uvetta, fichi secchi, amarene sotto spirito. C’è una certa acidità di frutto di bosco e buccia di mela Stark, che ci accompagna. Col tempo, la mela si fa più aromatica, insieme a un tocco floreale, come di tisana all’ibisco. Noce moscata. Il metallo ritorna, note proprio di alambicco scaldato. Quel che non torna è invece quel senso un po’ sgraziatino di distillato, quasi di grain. Per un dieci anni sembra più giovane e nervoso del previsto.
P: avvolgente e burroso all’inizio, cioccolato e caramello con nocciole tostate, cannella, caffè in polvere. Tante cose, buon corpo, qualche spigolo. Ci piace di più. Qui lo sherry è più presente, si fonde benissimo con il distillato un po’ sapido e “sassoso”, nel senso che sali minerali fanno capolino qui e là, come cristalli di sale nel cioccolato, che in un boccone ci sono, nell’altro no, un po’ random. Di nuovo frutti secchi (prugne, fichi, amarene, uvetta), una dolcezza da panettone con burro e tostatura, e quella punta di torba a dare un ulteriore strato di complessità.
F: lunghetto, soddisfacente, con un che di balsamico di mentolo in crescita e un senso di asciutta astringenza finale. Noce moscata again, forever and ever.
Non semplicissimo da votare, perché è un whisky complicato. Innanzitutto non è un whisky piacione, anzi ha come dicevamo diversi spigoli: un distillato (troppo) indomito al naso, delle noticine metalliche, un alcol ben integrato ma un filo invasivo. Epperò nel complesso il panorama che si definisce è quello di un whisky di carattere, intenso, con un palato pieno e diverse sfumature marine non scontate. La summa di tutto ciò? 79/100 per i difetti, 85/100 per le cose belle: 82/100 per la fredda media. Dubbio: forse Wolfburn viene meglio in bourbon…
Sottofondo musicale consigliato: Tv on the radio – Wolf like me
