Nella settimana che ci conduce al Milano Whisky Festival, ci diamo dentro come nutrie in piena esplosione puberale. E l’immagine di Giacomo sotto le mentite spoglie del castorino con la predisposizione a figliare a raffica è quanto di più sublime ci potesse venire in mente.
Poche ciance, che si assaggia. Oggi una bottiglia che quel diavolaccio di Jacopo ha aperto poche sere fa, ebbro di gioia per la sua recente paternità. E no, non c’entra Giacomo vestito da nutria, tranquilli… Uno Springbank 21 anni nella classica (“iconica” direbbero i comunicati stampa, siano essi maledetti) bottiglia a forma di pera, che abbiamo recensito dieci anni fa. Un “100% pure malt“, come si poteva dire negli anni ’70, che ci fa venire l’acquolina. Il colore è un bell’oro.

N: non scriviamo bestemmie, su questo blog, e dunque non esordiremo con l’esclamazione esplosa appena avvicinato il naso. Troviamo quel senso di chiesa romanica, di incenso e pietra umida, poi erbe aromatiche, che potrebbero essere genziana e un lontano ginepro. Note agrumate, di limone e scorza di mandarino. Una mineralità che diremmo “da Highlander anni ‘70”, con selce, pietra focaia, una patina cerosa. Olio di sesamo. Frutta, anche, elegante, con sentori di ananas maturo, pera dolce, mela gialla calda. Tutto abbinato assieme, tutto compatto, tutto godereccio, una complessità devastante.
P: se ha perso in gradazione, di certo non ha perso in varietà e intensità di sapori. Il profilo è molto simile a quanto visto al naso (visto? Al naso? Ma cos…?), con in più una marinità costiera, da ciottoli sapidi, da cozze e ricci di mare. E però il profilo è complessivamente più dolce e più fruttato, con corn flakes e limonata zuccherata, con limone candito e mandarino. Ananas candito ancora. Zucchero a velo su un panettone elegante e lievissimo, delicatissimo (?). Spezie astratte, certo una punta di pepe, ancora cera, carta vecchia, erbe aromatiche qui ancora più difficili da identificare. E soprattutto entra la torba, leggerissima, a puntellare un palato semplicemente glorioso.
F: inizia e finisce proprio sulla torba, su una lieve ma decisa linea fumigata, ancora salinità da spiaggia del Nord Europa, e quella dolcezza di ananas e mela che avevamo trovato anche prima. Retrogusto di cacao amaro.
Eccellente, e – vogliamo dirlo – sorprendentemente coerente con quanto questa distilleria continua a proporre. Magari non tanto nei 21 ufficiali, ultimamente sempre più caratterizzati dall’uso di botti ex sherry o ex porto, ma certo nei single cask. Qui tutto è però raffinato ed elegante, levigato dalla sapienza del tempo. 94/100 punti, ne berremmo a ogni ora, ne berremo in tutti i luoghi, ne berremmo dei laghi. Rispetto a dieci anni fa, ci sembra che sia considerevolmente migliorato. Facciamo la tara della soggettività, certo, magari nel 2013 avevamo mangiato dei cartoni di LSD e avevamo un po’ il palato ballerino, però è come se tutto fosse evoluto ulteriormente, in un whisky epico, esaltante.
Sottofondo musicale consigliato: The Smashing Pumpkins – Perfect
