Dalla chiesa di Santa Prassede in Roma arrivano i mosaici sull’etichetta del quarto imbottigliamento della serie piastrellista di Morisco. Oh, Picasso ha avuto il periodo blu e il periodo rosa, Morisco potrà avere il periodo piastrellista, no? Del primo, lo Speyburn, vi abbiamo già detto. Oggi invece affrontiamo un Glentauchers invecchiato in Oloroso. Una porzione di butt imbottigliata a grado pieno e tirata in sole 120 bottiglie. Glentauchers è distilleria relativamente poco indagata, ricordiamo un recente ed interessante imbottigliamento di Franco Gasparri con finish in botti ex Caol Ila, quindi siamo fiduciosi. Il colore è ramato.

N: l’Oloroso è inconfondibile quando è così aperto, senza timidezze né artifici. Qui subito si sentono note di cantina umida, di pavimento di warehouse, cacao in polvere, legno… Profilo terroso e vagamente umami, fa capolino qui e là anche il profumo dei funghi secchi. Tutto questo però è accennato, non immaginatelo pesante e oscuro. E dura poco, perché coi minuti tutto si fa più elegante e fine. Zuppa inglese, pesche all’amaretto, ciliegie sotto spirito, cannella e chiodi di garofano, e pian piano anche gelee di arancia, cioccolato al caramello. Bene equilibrato. Tabacco biondo, mandorlato Balocco.
P: frutta secca, cacao e spezie si mescolano in un dolce non dolce, che potrebbe essere un croccante a cui qualcuno ha tolto il caramello. Con ordine: arachidi e mandorle, forse anche noci. Poi è il tempo del pepe nero e dello zenzero, e anche del té nero in polvere. La frutta, rimasta un po’ in disparte, qui si prende la scena (sempre speziata), con banana cotta, marmellata di pesche, qualche frutto rosso indefinito. Verso il finale ecco il caramello, con sempre più mandorle.
F: secco e frutta secca: uvetta, ancora spezie (pepe!) e un guizzo vinoso, quasi ossidato, di ciliegia e birra Kriek. Caldarroste con un accenno di fumo. Eccellente.
Una bella bestia, non c’è che dire, e noi gli daremo un entusiastico 88/100. Tanto, ma non troppo. E tosto andiamo a dirvi perché: 1) l’alcol è perfettamente integrato e il barile – intenso – non è mai arrogante; 2) c’è ogni singolo colore della palette dell’Oloroso, dalle spezie al tabacco, dal cuoio alla frutta secca, dalla frutta rossa alle note vinose. E nessuna copre le altre. Non è comune. 3) il primo naso e il finale, l’alfa e l’omega del whisky, sono entrambi memorabili. Insomma, tre motivi per giustificare una certa esaltazione che non ci appartiene. Con calma, torneremo a detestare l’universo tra mezz’oretta.
Sottofondo musicale consigliato: Me and that man – Burning churches (ma non i pavimenti, tranquilli)
