Non c’è due senza il tre e quattro e cinque vengon da sé. Così canta Morisco Andrea dalla bella terra marchigiana, capelluto imbottigliatore con la passione per i marmi e il whisky. Che come sapete già sono finiti insieme nella sua “Marble collection”, di cui oggi recensiamo il terzo illustre esponente. Ben 312 bottiglie da questo bourbon hogshead numero #304405. I marmi in etichetta arrivano da Santa Maria in Trastevere di Roma. Suggerimento a voi lettori: se mandate a Morisco alcuni dettagli delle piastrelle del vostro bagno, non è escluso che possiate finire in etichetta anche voi. Il colore è diafano, quasi trasparente.

N: opperbacco, questa nota di bitter così decisa ci manda fuori gioco. Qualcosa di molto marcato sui toni dell’arancia amara, delle radici, su cui si innesta la frutta (pompelmo rosa in marmellata, chinotto, tamarindo). Un bell’inizio, originale. Ci sono anche note di verdure cotte, rape in aceto, carote. Però intendiamoci, è tutto molto ben integrato. La parte acidella è in cima (ribes, agrumi, forse fragole acerbe), poi si sviluppa il resto. Che ha anche qualcosa di metallico e più di una sensazione di menta ed erbe officinali. Molto curioso. Chinotto ancora.
P: prime lacrime dolci, seconde grassamente amare, terze ardentemente alcoliche. Evoluzione velocissima per questo palato, che tiene insieme un po’ tutte le forze centripete del naso. Dicevamo della dolcezza, che è immediata e anche un po’ basica, fatta di zucchero e orzo. Poi la possanza del distillato, intimamente oleoso, con derivazioni di radici ed erbe ancora. Infine l’alcol, che è particolarmente muscolare e riecheggia alcuni tocchi metallici e di frutta secca. Diluito cresce un senso di torta al limone non zuccherata e qualcosa di legno.
F: media lunghezza, la sarabanda del palato si chiude relativamente presto, ma lascia un retrogusto di mandorla tostata e ancora bitter, che con acqua si arricchisce di vaniglia e cappuccino. Puntine di alcol ma grande piacevolezza.
Sicuramente originale, raramente avevamo assaggiato un whisky che potesse sostituire il Campari nel Negroni. Si scherza, ma neanche tanto, dato che le note di bitter sono davvero nitide. Quello che stupisce è la taglia XXL del corpo, o forse non stupisce conoscendo la distilleria. Interessante, tendente al godibile, nonostante un filo di alcol di troppo. 85/100.
Sottofondo musicale consigliato: The Wanton Bishops- Bad liver and a broken heart
