Dalla Billy Ikea convertita a sacca di Eta Beta di samples, estraiamo una cosa che non si beve tutti i giorni. Una cosa uscita oltre 50 anni fa dagli alambicchi di una distilleria chiusa nel 1983 e oggi visitabile solo in quanto edificio storico, la distilleria della Valle dell’acqua nera: Dallas Dhu. Fondata nel 1898 da Alexander Edwards (un benemerito che fondò anche Aultmore, Benromach e Craigellachie), è di proprietà di Diageo, che in passato ha rilasciato un paio di Rare Malts. Questo imbottigliamento però è robba nostra, robba italiana: un 16 anni importato da Sestante, mitologica etichetta di Rino Mainardi, uno dei pionieri del single malt nel nostro Paese. Insomma, così tanta storia tutta insieme non la affrontavamo dalle verifiche sugli assiri e i babilonesi delle elementari. Il colore è un rame oscuro come non ne fanno più.

N: che spettacolare ricchezza di suggestioni e profumi, è quasi inebriante. Un “filone” è quello della frutta processata, intensa: prugne secche, amarene cotte nel vino e una impressionante nota di spremuta di arancia rossa mai sentita prima così distintamente. Un altro filone è quello dello sherry, anche se bisognerebbe dire del “rancio”, come per certi cognac. Note ossidate lo rendono più appassito che legnoso, decisamente decadente, con guizzi di foglie umide e un po’ ammuffite. La terza anima dell’olfatto è quella più aromatica, che dalla rosa damascena arriva al roiboos e al sandalo. In generale, il legno fortunatamente è molto sotto le aspettative. Eccellente.
P: eh, purtroppo qualche grado manca all’appello. Non solo per la gradazione di imbottigliamento, ma anche perché forse il sample non ha tenuto ermeticamente. Il rovescio della medaglia è una sensazione di velluto sul palato, come passare la mano su un cuscino morbido. Qui lo sherry è in qualche misura più tradizionale ed evidente, con gianduia, di nuovo arancia, pesche sciroppate e una sensazione quasi sciropposa, che parte dalla granatina (le amarene dell’olfatto…) e arriva al tamarindo. Pian piano si fa più secco e astringente, spuntano tocchi di pelletteria, polvere di cacao, forse chinotto.
F: le Fruit Joy alla mora! O forse è lampone, ad ogni modo quel genere di frutti di bosco. Con legno in crescita e chiodi di garofano.
Un viaggio in business, fra coccole, piccoli lussi, ovatta a proteggerci dalle brutture del mondo. Questo whisky ci sembra così, un inno alla ricchezza che accarezza. Il piacere non sta nell’emozione selvaggia, né nell’intensità dell’esperienza, quanto in un’oasi senza tempo di sensualità. Un whisky da tenere in bocca a occhi chiusi, godendosi l’istante. Con qualche grado in più sarebbe stato indimenticabile: 89/100.
Sottofondo musicale consigliato: Gwen Stefani feat Eve – Rich girl
