Attenzione, questa recensione potrebbe urtare la sensibilità dei lettori. Soprattutto i feticisti di Bowmore e coloro i quali pensano non sia sano bere una dozzina di dram in una sera, seppure a puro scopo recensivo. Perché questo è il resoconto di una tranquilla serata di follia, in cui ci siamo messi in mente di essere lo whiskyfun dei poveri.
Tutto ebbe inizio un paio di anni fa, giusto un mese prima dello scoppio della pandemia, quando sul sito di Serge apparve il resoconto di una Battle Royal fra Bowmore mitologici, in cui Angus recensiva cose come il Bicentenary, il Bouquet Samaroli e altri capolavori degli anni ’50 e ’60, roba da 98/100 o giù di lì. Con negli occhi l’invidia massima, il nostro Corrado – che ci insegna a guardare sempre più in alto e a non accontentarci mai – chiese a Giacomo e Jacopo quando anche whiskyfacile avrebbe organizzato una degustazione così. “Quando tu compri le bottiglie”, fu la risposta, tipica della micragnosa taccagneria da bottegai che li contraddistingue. Ma siccome Corrado è un uomo magnanimo quanto tignoso, in questi anni ha raggranellato in giro svariati samples di Bowmore anche grazie all’eccellentissimo Caronno. Ecco, qualche giorno fa i pregiati campioncini sono stati aperti in una verticalina per pochi intimi (Corrado, Zucchetti e i rispettivi e rispettati fegati). Un “vorrei ma non posso”? Un patetico tentativo di scimmiottare chi può permettersi bottiglie da decine di migliaia di euro? Forse. O più semplicemente un omaggio in piccolo al miglior sito di note di degustazione. Noi siamo gente semplice e già l’idea di passare tre ore a recensire Bowmore un po’ ci fa godere. Qui la prima tranche di assaggi, partiamo dal basso…

Bowmore 10 yo Dark & Intense (2021, OB, 40%)
Bottiglione da litro concepito per gli assetati da aeroporto, ovvero per il Travel Retail. C: ambra. N: molto aromatico, e a sorpresa anche molto marino, salmastro: marea stagnante, olive con la loro salamoia. Senza esagerare, ma ha qualcosa di Campbeltown. Lo sherry si innesta bene su questa struttura, con pesche cotte, lampone, succo di maracuja. La torba è un ceppo di legno buttato nel camino, con un guizzo di corteccia resinosa. P: a 40% manca lo spessore, però in piccolo ancora c’è della frutta con un accenno di succo tropicale. La torba minerale e salatina resta accennata. In generale, tutto sembra sfumato e annacquato. Tanto lampone, anacardi salati e le caramelle frizzy pazzy alla Cola. F: regge abbastanza, frutta rossa affumicata, cioccolato al latte ripieno di ribes e cuoio.
Forse siamo sprovveduti come i nobili miliardari che sposano le modelle bielorusse di 40 anni più giovani perché pensano siano innamorate, ma a noi è candidamente piaciuto. Per forza, è piacione, deve piacere. Però al netto del palato un po’ debolino il resto è fatto molto bene e noi lo premiamo, come entry level lo apprezziamo assai: 84/100. Lo trovate anche qui.

Bowmore 12 yo Enigma (2014, OB, 40%)
Risaliamo indietro nel tempo, a un 12 anni invecchiato in botti di bourbon e affinato in sherry. C: rame. N: una nota metallica, di verderame, ci viene schiaffata in faccia così, senza un perché. Il primo impatto è stordente, ci sono anche vampate sulfuree e acide, qualcosa di olio dei motori. Poi ecco intravvedersi le note dello sherry, con uvetta, ciliegie sotto spirito e un mix di albicocche e arance pastose. Tutto però è avvolto da una coltre di sporcizia poco bowmoresca. Verdure cotte, soprattutto pomodoro. P: grazie a Dio (o al diavolo, che a Bowmore secondo la leggenda era di casa) si normalizza. Uno sherried moderno e moderato, con cioccolato al latte, nocciole, caffè leggero e ancora frutta arancione caramellata (mandarino). Rispetto al naso, cresce la dimensione erbacea, con timo e rabarbaro. La torba è lieve, giusto un accendino acceso. Oleoso, nel retrogusto compare del poutpourri. Si segnala anche un discreto old bottle effect. F: breve come Pipino, con albicocca secca, liquirizia salata, legno affumicato e del wurstel.
Due facce, due medaglie, due voti: il naso è un no abbastanza netto, mentre il palato e il finale si rimettono in carreggiata. Uno di quei Bowmore moderni che non hanno lasciato memorie indelebili nei ricordi degli appassionati, ma che comunque avevano dalla loro una bevibilità clamorosa e una torba sempre educata, che al giorno d’oggi con tutti sti incivili in giro è una qualità: 83/100.

Bowmore 15 yo Mariner (2006, OB, 43%)
Mix di botti ex bourbon ed ex sherry. C: rame. N: mmm, ancora quella patina di ottone unto e di griglia sporca dopo il barbecue di ferragosto. Anche qui qualcosa di grasso affumicato, di zolfo, a cui si somma la salamoia di olive. La torba è più diretta qui, ma quel che più impatta è una nota floreale di camomilla e sapone alla lavanda che può causare qualche mugugno al fiducioso bevitore. La frutta è fresca, e rigorosamente divisa in base all’apporto delle botti: da un lato kiwi, dall’altro fragola e rabarbaro. Con in crescita l’uvetta dello sherry. Col tempo la nota profumata diventa una candela di cera. P: la torba si prende la scena, ancora sui toni della carne affumicata. Sale, pepe, con un bel corpo oleoso. Purtroppo la bevuta è ricca di piccoli vuoti, fra un sentore e l’altro, tipici dei whisky con basso grado. Un tocco amaro di chinotto, chiodi di garofano, ma anche l’immortale tocco floreale. Arancia rossa e frutta tostata. Salata, ovviamente. F: lucido da scarpe e aranciata rossa salata. Che abbinamento da gourmand.
Il mondo del whisky è bello perché è vario, e nel nostro caso anche avariato. L’amico Lamberto ha semplicemente adorato questo Bowmore, mentre noi proprio non siamo riusciti a farcelo piacere oltre un 82/100. Lasciamo aperto uno spiraglio: forse il campione era difettoso? Mah, finché qualche anima buona non ce ne manda un altro, non potremo sciogliere l’enigma, che però era il whisky precedente. Un dram interessante, ma poco piacevole.

Bowmore 27 yo (1989/2016, The Chieftains, 47,5%)
Dall’hogshead 1982 sono state tratte 170 bottiglie. C: oro. N: tanto mare così non si sente neanche a Spotorno. Davvero parecchio iodio, un banco della pescheria in piena attività. Un senso di cera fa da trait d’union con la frutta, che è gialla e non particolarmente esplosiva, diciamo cedro e crema di ananas. Quel che sembra più evidente è la dolcezza, che parte dalla torta paradiso (vaniglia, zucchero a velo) e arriva al cioccolato bianco e alla manna! Un’aria quasi erbaceo/floreale di giglio rende tutto più etereo. P: anche qui attacca con un’ombra saponosa di cui si farebbe volentieri a meno, poi invece vira sul lato amaro: mandorla, quasi caffé bruciato. La torba lega un po’ tutto, cuce insieme la frutta (ananas, cedro, prugna) e la salinità, per un palato abbastanza avvolgente. F: medio, più torbato e con ancora caffè della moka bruciato. E ahinoi ancora lavanda.
Non si può dire che è un cattivo whisky, ma il tocco floreale davvero mette tutto in discussione. Abbiamo adorato il naso costiero, la dolcezza convincente e l’ottima opera di coesione delle sensazioni dovuta alla torba. Eppure non ci entusiasma, forse le aspettative erano molto alte, ad ogni modo 86/100.

Bowmore 1997 ‘The perfect dram’ (1997/2013, The Whisky agency, 52,5%)
Un 15 anni invecchiato in un bourbon barrel da 153 bottiglie. C: oro chiaro. N: cambiamo ancora il “colore” del whisky, per un Bowmore fresco e verde, dominato al principio da platano ed eucalipto. Si accende poi una dicotomia che in realtà è più una doppia anima ben amalgamata, che unisce crema pasticcera e frutti di mare, vaniglia del Madagascar e scogli. Insomma, una dolce botta di costa di Islay. La torba è pura, fumosa e minerale, mentre la frutta è asprigna, tra mele renette, lime e kiwi. Molto piacevole. P: il primo sorso è una gioia di oleosità sapida: nocciole salate. E il sale introduce il lato più marittimo, con grasso di pesce, colatura di alici e reti da pesca, che noi siamo soliti leccare come passatempo nelle lunghe sere d’inverno. Messa così potrebbe sembrare un whisky un po’ zozzo, invece è pulitissimo, con zenzero, succo di limone e un filo di ananas acerbo. Il secondo palato è più cenere che torba, molto pieno, con anche belle venature di cioccolato. F: pesce spada affumicato, lungo e miele salato.
Una geometrica precisione ci fa subito dire 89/100. Non ha quel dna tropicale di Bowmore più maturi (o distillati prima), ma è perfetto. Diritto, marino, per nulla ruffiano né barocco. Anzi, già che celebriamo la verticalità del palato, diremo che è un whisky gotico, tipo le cattedrali francesi. Grazie prof di storia dell’arte del liceo per averci lasciato questa nozione.
