Fuggendo dal fisco, ci siamo arrampicati su un obelisco a ritmo di musica disco. Da lì siamo caduti nel lentisco e ci siamo rotti un menisco, così ora recensiamo l’ultimo whisky di Morisco. Ammettetelo, era dalle poesie di Sandro Bondi dedicate a Berlusconi che non leggevate versi tanto aulici, eh? È la nostra maniera di chiedere perdono all’amico Morisco per questa recensione che giace nelle bozze da tempo. Cos’ha selezionato l’imbottigliatore indipendente dalle etichette più deliziosamente Art Déco d’Italia? Ebbene, qualcosa di davvero unico, cioè un Fettercairn in sherry. Non una distilleria che si trovi spesso, anche perché a dire il vero il core range ufficiale è un po’ come Michelangelo: fa Pietà. Scusate, oggi siamo frizzantini, non è del tutto vero ma in ogni caso sì, non è una distilleria che ci fa impazzire normalmente (e le diverse peculiarità produttive, per cui vi rimandiamo altrove, giocano senz’altro una certa parte). Forza Andrea, cambia il corso della storia e stupiscici! Il colore è un bel rame.

N: si apre vinoso e scuro, profondo nel senso che sembra proprio di entrare in cantina, con suggestioni misteriose di legno e polvere: tanta frutta secca (noci, datteri) e cacao. Un profilo severo, che però viene subito arricchito da una frutta vivace e processata, dalla marmellata di fragole rappresa alle pesche al forno fino all’epifania: mele cotte con la cannella, in pratica l’interno dello strudel. Miele di castagno. Lasciateci spendere un’altra parola sulla polverosità, sporchina e intrigante, davvero particolare. Vin santo con polvere di caffè.
P: esultiamo per la vittoria a mani basse del barile sul distillato. Senza dubbio lo sherry comanda, con una cascata di arancia (sia candita sia rossa) e una vinosità intensa, magicamente in equilibrio fra acidità e una dolcezza “non zuccherina”, se questo ossimoro può avere un senso. Meno polveroso rispetto al naso, decisamente più fruttato: ancora mele cotte, prugne in confettura. Il legno non manca, sotto forma di noci, nocino e pepe. Persiste un tocco umami che le note ufficiali di degustazione rimandano a un senso di zuppa di legumi. Potrebbe essere, di sicuro è sapido e piuttosto grasso.
F: lunghetto e astringente, asciuga garbatamente la bocca. Cacao, té super-infuso e un ricordo saporito di salsa teriyaki.
Il bene (e anche il bere…) trionfa sul male, cioè quel Fettercairn che non ci era mai piaciuto prima. Grande ricchezza e intensità, ma quel che colpisce di più è il multiforme influsso dello sherry, in grado di passare dal polveroso al fruttato, dal legnoso all’umami. Bella botte per un whisky di personalità che si distingue dalle masse: 87/100. L’outturn è di 72 bottiglie, ma si trova ancora qui.
Sottofondo musicale consigliato: The Brian Jonestown Massacre – Panic in Babylon
