La Hinch distillery, aperta nel 2019 in Irlanda del Nord grazie agli investimenti di Terry Cross, è uno di quei casi di scuola che spiegano bene le dinamiche dell’Irish whiskey. Come accade a molti altre realtà appena nate, in attesa che il distillato prodotto in casa maturi a sufficienza, Hinch ha lanciato una serie chiamata “The Time collection”, che esplora tutti gli stili di produzione (single malt, blended, pot still e anche torbato) e che utilizza whiskey sourced. Noi siamo stati fortunati destinatari del 10 anni sherry cask finish, un Irish blended distillato tre volte e affinato appunto in barili ex Oloroso. Nel ringraziare Compagnia dei Caraibi, importatore italiano di Hinch, non manchiamo di congratularci anche per la scelta di evitare accuratamente in etichetta il colore verde. Che a dire la verità negli Irish ha ampiamente rotto il razzo, come dicono alla Nasa.

N. parte molto fruttato e intenso, con clementino in bella mostra, poi macedonia e pesche sciroppate. Si evolve in una seconda parte olfattiva più vicina al legno e alle spezie, con noce moscata, un po’ di pepe e una nota ruvida, quasi di fieno. Nonostante il suo DNA, non appare né troppo dolce né troppo vinoso, la parte sherried è piuttosto ben integrata. Resta a sua testimonianza una sfumatura di noci pecan e ancora spezie del legno. Se vogliamo, c’è un tocco di solvente che balena qui e là. Col tempo accade una cosa curiosa: la potenza dei sentori si affievolisce e in generale il naso si alleggerisce.
P. qui più alcolico del previsto, ma anche più sherroso, sempre con quello sherry fatto di agrume arancione – tipo arancia amara – frutta secca e spezie (un triangolo di pesca-mandorla-nocciolo di pesca). Pian piano spunta un gradevole cioccolato alla nocciola, o, per i più educati, gianduia. Beverino, anche se meno sorprendente.
F. Si fa strada un ulteriore tocco acidino e vinoso, anche questo ereditato dal finish in ex sherry cask. Forse non il lato più riuscito, non lungo e con qualche nota amara, di arancia e buccia di mandorla. Caramello e mou ad libitum sfumando.
Un whiskey moderno nella costruzione, con uno sherry non aggressivo che offre struttura a un blended che forse sarebbe rimasto leggero senza il suo apporto. Il naso ci lasciava presagire più ricchezza, soprattutto nel lato fruttato, al palato rimane piacevole ma forse manca di profondità. Ad ogni modo, attenzione: la bottiglia potrebbe facilmente finire prima che ve ne accorgiate: 83/100. Tra gli altri, si trova anche su Aquavitae.
Sottofondo musicale consigliato: Nine inch nails – The hand that feeds
