
I Ledaig sono la versione torbata del whisky prodotto nella Tobermory Distillery; distilleria che negli anni ’80, per dire, era un magazzino di formaggi. Ma tant’è, il luogo è ameno (ci dicono) e se foste interessati a scoprire perché, qui Claudio racconta di una sua visita – c’è un angolo di Scozia in cui non è mai andato? Oggi assaggiamo un Ledaig del 1997, imbottigliato nel 2011 da High Spirits del grande, grandissimo Nadi Fiori (nella foto accanto, presa dal bel sito di Andrea, è insieme a Silvano Samaroli – e per chi non lo sapesse, Nadi è quello elegante coi baffi – e che baffi!). L’etichetta riprende il porto di Tobermory e i suoi colori; e il colore di questo whisky? Dorato chiaro.
N: rispetto al 10 anni ufficiale, il naso è davvero molto, molto simile: gli elementi in gioco sono proprio gli stessi, tra una torba acre e vegetale, stalla, aria di mare, malto, un che di limonoso… L’unica vera differenza è nelle proporzioni, dato che il lato ‘organico’ (cioè appunto torba e i sentori di ‘carne’) riesce un po’ più accentuato, così come le note di plastica fusa sono piuttosto intense. Accanto, però, anche una dolcezza (se qualcuno prova a dirci che “non si sente la dolcezza al naso” gli diamo uno schiaffo: lo sappiamo, ma non ce ne importa niente, ok?) vanigliosa e cerealosa. Tutto è più intenso e l’impressione è che la qualità complessiva degli aromi sia migliore.
P: di nuovo, simile al suo sparring partner, ma certamente ha più grip: l’attacco è aggressivo, sulla carne (estratto di carne, grazie a Maurizio per il suggerimento!), ma poi si aprono un lato dolce intenso e quasi vellutato (vaniglia, soprattutto) e un’affumicatura di gran personalità. Una nota di malto zuccherino, come nel 10 anni, così come una traccia di camomilla lasciata in infusione. C’è pure frutta, e chi se lo aspettava: pera e agrumi (limone).
F: tappetone affumicato (cenere, proprio) ed erba; decisamente dolciastro. Paraffina (e sì, amici che avete attraversato faticosamente i primi anni del millennio: abbiamo in mente proprio il fumo pacco).
Ha un’impronta decisa e marcata, con tutti i crismi ben schierati (da torba a malto…, a differenza dell’altro, che a tratti pareva un po’ sciapo); peccato che, concesso l’onore delle armi, a noi questo profilo, indubbiamente particolare e probabilmente ‘promettente’, con uno sguardo ad invecchiamenti più lunghi, non riesce a entusiasmare. Comunque, 82/100 è il minimo, sia chiaro.
Sottofondo musicale consigliato: Carole King – So far away.
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