kavalan – WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com TASTE IT EASY Mon, 20 Oct 2025 13:50:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.5 https://www.whiskyfacile.com/wp-content/uploads/2020/06/cropped-WHISKYFACILE-WF-sfondo-nero-32x32.jpg kavalan – WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com 32 32 kavalan peaty cask (2014, OB per lMDW, 54%) https://www.whiskyfacile.com/2025/10/20/kavalan-peaty-cask-2014-ob-per-lmdw-54/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=kavalan-peaty-cask-2014-ob-per-lmdw-54 https://www.whiskyfacile.com/2025/10/20/kavalan-peaty-cask-2014-ob-per-lmdw-54/#respond Mon, 20 Oct 2025 13:50:27 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42160 Continue reading →]]> Sulla scia dell’incandescente situazione geopolitica internazionale, siamo andati a controllare se a Taiwan va tutto bene. E per farlo, lungi dal volare fisicamente a Taipei, abbiamo preferito bere un single cask della distilleria principe dell’isola, realizzato per La Maison du Whisky nel 2014. Cosa volete, abbiamo i nostri tempi… Si tratta di un 7 anni invecchiato in ex peated whisky cask che ha dato 124 bottiglie, cosa abbastanza normale considerando l’angel share nel Pacifico tropicale che sta intorno al 10-12%. Il colore è un rame clamoroso. Forza che c’è molta sete.

N: beh, non gli fa difetto l’espressività: l’impatto è possente, con una frutta cotta audace mista a una torba più compiuta di quanto si potesse pensare. Dimentichiamo sempre che a Taiwan il legno lavora a ritmi da Laogai cinese, quindi l’estrazione delle note terziarie è accelerata. E dunque ecco prugne cotte, mele cotte, tutto cotto insomma, ma non il prosciutto, ecco quello no. Diciamo una cosa forte: ha il frutto di certi cognac molto invecchiati in cantina umida, quindi con uvetta, quasi papaya sudata, muffe nobili… La frutta esonda nel secondo naso, con pesche sciroppate, di nuovo macedonia esotica. Parallelamente, la torba si assottiglia fin quasi a scomparire, rimane solo il senso di falò lontano. Bel naso davvero.

P: ostis, che bella bestia!, come direbbe Chiang Kai-shek, che per fuggire da Mao venne a Taiwan solo per bere questo genere di whisky (non è vero, eh, prima che ce lo segnaliate…). L’ingresso è un po’ alcolico e amarognolo, ma ricchissimo. C’è una grande concentrazione prima di esteri fruttati (albicocca secca, ancora pesca, papaya), poi di fenoli, con una torba bruciatina e in evoluzione, che va dalle caldarroste all’incenso gusto patchouli. Crostata di pesche molto cotta, bucce di mandorla, pepe rosa. Il secondo palato si fa più asciutto, il legno richiede il suo tributo e un filo allappa. Una torba terrosina fa capolino, nocciolata e piccantina.

F: lungo, tendente al secco e con il grande e gradito ritorno delle bucce di arancia essiccate, in mezzo al fumo piacevole e autunnale.

La frutta di questo whisky è davvero rara, perché certe punte esotiche di solito si ottengono solo dopo parecchio tempo di maturazione. Ma si sa, tropic ageing matters, quindi ce lo godiamo senza stupirci. Molto compatto, con una torba ben integrata e una gradazione corretta che sostiene tutti gli aromi. Uno dei Kavalan più interessanti e ben fatti che ricordiamo, bello denso e godurioso. 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Soundgarden – Pretty noose

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“Whisky tour of the world”: girone G (stati uniti, scozia, taiwan) https://www.whiskyfacile.com/2025/03/04/whisky-tour-of-the-world-girone-g-stati-uniti-scozia-taiwan/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=whisky-tour-of-the-world-girone-g-stati-uniti-scozia-taiwan https://www.whiskyfacile.com/2025/03/04/whisky-tour-of-the-world-girone-g-stati-uniti-scozia-taiwan/#respond Tue, 04 Mar 2025 10:44:14 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41335 Continue reading →]]> Non sentite anche voi profumo di Avvento? No? Eh, forse perché siamo in ritardo di tre mesi, può succedere. Comunque, ce l’abbiamo quasi fatta. Abbiamo ancora solo due gironi del magnifico “Whisky tour of the world” di Gravity Drinks, con i 6 whisky del capitolo finale, intitolato “Triumph”. Come la moto. Oggi abbiamo un bourbon, un rye prodotto in Scozia e un single malt in sherry di Taiwan. Nella classifica del surrealismo, questo terzetto è messo bene. Si beva, che siamo curiosi come cercopitechi.

Green river straight bourbon (2023, OB, 45%)
La distilleria si trova in Distillery road (ma pensa…), a Owensboro, sulla sponda meridionale del fiume Ohio. Qui, è Kentucky, dall’altra parte è Indiana. Caratteristica produttiva è la buona percentuale di “winter rye” usata nel mash: 70% mais, 21% segale, 9% malto d’orzo. C: ambrato chiaro. N: le caramelle Elah liquirizia e menta. Il che significa grande presenza di mou, di toffee. Però la dolcezza è bilanciata e forse superata dalla freschezza di bosco: pigne! C’è il classico legno del bourbon, quindi vaniglia, ma la sensazione è leggera, non è uno di quei bourbon ponderosamente dolci. Ci sono note di lampone, di tisana di verbena, papaya candita. E lo zucchero brulé. Spezie varie a chiudere. P: continua a non essere esageratamente dolce, con legno e liquirizia sugli scudi, insieme a una parte erbacea e amarognola che parte dalle bucce di mela e pompelmo e arriva di nuovo alle tisane. Torta di mele, anche. Il rye si fa apprezzare nel secondo palato, dove spunta la piccantezza. Arancia e violetta. F: arancia candita, semi di finocchio confettati e il pizzicorino zenzeroso della segale.
Un bourbon moderno e ben fatto, in cui il naso è più originale del palato. Pimpante, fresco, beverino: 84/100.

Arbikie 1794 Highland rye (2022, OB, 48%)
Distilleria a gestione familiare, i fratelli Stirling puntano forte su cereali alternativi al malto. L’Highland Rye è prodotto a partire da segale, frumento e malto d’orzo. La prima release è andata sul mercato a prezzi mostruosi. C: oro. N: cereali insilati, mangime dei pesci e solvente, il che non è esattamente un buon viatico olfattivo per il gaudente consumatore. C’è anche una parte di sedano in giardiniera che bah, probabilmente arriva dalla segale non maltata, ma lascia un po’ basiti. Col tempo le spezie aumentano sensibilmente, si notano cumino e chiodi di garofano. Foglie di té nero molto aromatiche (la cosa migliore), ma anche qualcosa di cartone, fieno e zerbino di iuta. Abbastanza estremo nel suo carattere farmy. P: pungente, con una parte dolce di caramello e cannella, resina e una dimensione di nuovo erbacea e vegetale che può ricordare il vermut. L’alcol si sente un po’ troppo, il retrogusto è vagamente metallico e amarognolo. F: stessa nota amarognola, asciutto e non particolarmente lungo.
Abbiamo dei dubbi, grossi dubbi. Comprendiamo il lavoro eccellente che si sta cercando di fare con la valorizzazione distillatoria di altri cereali oltre all’orzo, ma il risultato in questo caso è piuttosto estremo e scarsamente sexy. 76/100.

Kavalan Triple sherry 3 yo (2023, OB, 40%)
Di Kavalan si è parlato molto in passato, soprattutto quando il Vinho Barrique fu eletto a miglior single malt al mondo al World Whisky Awards del 2016. Clima tropicale, angel’s share smodata, invecchiamento rapido. Qui si usano barili ex Oloroso, ex PX ed ex Moscatel. Età di invecchiamento di 3 anni coraggiosamente esplicitata. C: rossastro. P: gelée ai frutti rossi, caramelle alla fragola, sciroppo alla granatina. Tutto l’armamentario della frutta rossa zuccherina, insomma. Anche arancia rossa e qualcosa di caramelle al rabarbaro. Piacevole, anche se dolcissimo. Cola con il limone, un tocco floreale. Succo di melograno! E anche succo di ribes. Riesce ad essere acidino e croccante. Col tempo il Moscatel si fa apprezzare, con un che di more di gelso e erbe aromatiche. Sorprendente. P: qui il grado pretende il suo tributo. Nel senso che lo sherry regala le identiche suggestioni di ciliegie, uva fragola e agrume (qui mandarino), ma rimane tutto in superficie. Si aggiunge però una dimensione più dolce e cremosina di praline di cioccolato ai frutti rossi e caffelatte. Un’epifania: lo yogurt ai frutti di bosco! Il secondo palato si fa più legnoso e asciutto, con tabacco e té infuso. F: medio corto, sul legnoso (radice di cassia?), caffè di cicoria, di nuovo frutti di bosco.
Il finale è la parte meno convincente di un whisky che è però senz’altro ben fatto. Si avverte un senso di artificio, d’altronde la stessa maturazione extra-veloce dettata dal clima tende a dare questo effetto: whisky per certi versi molto più complessi della loro età, ma con palati piuttosto vuoti. Qui bisogna dire che con qualche grado in più forse non si avvertirebbe questo down. Solo il finale, appunto, mostra un po’ la corda dei soli 3 anni di maturazione. Nel complesso, promosso con un 85/100.

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WHISKY NEWS – LE NOVITà DI AGOSTO https://www.whiskyfacile.com/2020/08/19/whisky-news-le-novita-di-agosto/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=whisky-news-le-novita-di-agosto https://www.whiskyfacile.com/2020/08/19/whisky-news-le-novita-di-agosto/#respond Wed, 19 Aug 2020 08:59:17 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=27290 Continue reading →]]>

JOHNNIE WALKER COMPIE 200 ANNI: QUATTRO IMBOTTIGLIAMENTI CELEBRATIVI

Nel 1820 John Walker, detto Johnnie, a soli a 14 anni apriva a Kilmarnock una drogheria specializzata in whisky e tè. Duecento anni dopo Diageo, proprietaria del marchio nel frattempo diventato il blended whisky più venduto al mondo, celebra l’anniversario con una serie di imbottigliamenti speciali.
Johnnie Walker Celebratory Blend: un omaggio al celebre Old Highland Whisky, il primo whisky della Johnnie Walker & Sons ad essere esportato in mezzo mondo, negli anni ’60 dell’Ottocento. Bottiglia da litro, gradazione a 51%, etichetta bianca vecchio stile e l’unica immagine esistente del negozio di John a Kilmarnock.
Johnnie Walker Blue Label 200th anniversary edition: il classico Blue Label, ammiraglia del core range, in un packaging che richiama le città e i simboli di due secoli di storia.
Johnnie Walker Blue Label Legendary Eight: per creare questo blend esclusivo, il team di JW&S ha utilizzato whisky di malto e grano provenienti da otto distillerie già attive duecento anni fa: Oban, Blair Athol, Lagavulin, Teaninich, Brora, Cambus, Port Dundas e Carsebridge. Gradazione di 43.8%, prezzo rivelato per ora solo per il mercato americano (350 dollari). Disponibile da ottobre.
Johnnie Walker Bicentenary Blend: Jim Beveridge e i suoi ragazzi hanno tratto ispirazione da un inventario delle spezie e dei prodotti in vendita nella drogheria di Kilmarnock. Per creare questo blend, hanno utilizzato whisky invecchiati almeno 28 anni, anche provenienti da distillerie chiuse e mitiche come Pittyvaich e Port Ellen. Il decanter (46%) sarà in vendita negli USA a mille dollari.

YOICHI E MIYAGIKYO APPLE BRANDY FINISH

A ognuno i suoi anniversari. Così alla Nikka hanno pensato di festeggiare i cento anni dalle nozze di Masataka Taketsuru con Rita Cowan con due imbottigliamenti speciali dei NAS delle due distillerie sorelle Yoichi e Miyagikyo. L’8 gennaio 1920 infatti si tenne il matrimonio che di fatto diede il via all’industria del whisky in Giappone. Perché però scegliere un finish in “apple brandy wood”? La risposta arriva dall’autobiografia di Taketsuru: uno dei primi prodotti della Dai Nippon Kaju fu infatti il succo di mela. Per l’ottantesimo anniversario delle nozze, nel 2000, fu prodotto un brandy di mela chiamato “Rita”. Oggi invece arrivano due whisky con un affinamento di sei mesi in botti che hanno contenuto brandy di mela per almeno 28 anni. Entrambi imbottigliati a 47%, di Yoichi ne sono state tirate 6700 bottiglie, 6450 di Miyagikyo. Disponibili su spiritacademy a 189 euro.

Ardbeg Scorch

Continua la fase zoofila e creativa di Ardbeg. Dopo la limited edition 2020 dedicata al gemellaggio ovino con la Nuova Zelanda (Ardbeg Blaaack) nuova release Committee only del 2021 si chiamerà Scorch e sarà caratterizzata dalla maturazione in barili pesantemente carbonizzati. “Dragon charred cask”, si legge sulla preview dell’etichetta, come se gli ex bourbon cask fossero stati bruciati da un drago nascosto nella Warehouse n.3. Un dram “fantastico” o solo fantasy? Aspettiamo fiduciosi…

lusso sfrenato: Black Bowmore 1964 & aston martin

Nel 1964 usciva “007: Missione Goldfinger” e la Aston Martin DB5 diventava un’auto mitica. Nello stesso anno, su Islay, la distilleria Bowmore installava una caldaia a vapore che andava a sostituire il fuoco diretto. Da questa (stiracchiata…) coincidenza ecco nascere il Black Bowmore DB5 1964, un’edizione ultra limitata di sole 25 bottiglie provenienti da uno stock di whisky distillato – ovviamente – nel 1964 e maturato per 31 anni in uno sherry butt di sherry Oloroso Williams & Humbert. Di fatto, con un’operazione un po’ così, qualche esemplare della terza edizione del Black Bowmore diventa la sesta edizione di Black Bowmore. Di rara sobrietà il packaging: la parte inferiore della bottiglia è infatti una sezione di un pistone del famoso coupè. Prezzo: 50mila sterline. Si attendono nuove release dalla collaborazione fra i due marchi. Preparate i mutui…

Arran Harmony Edition vol.3

A causa del Covid, l’annuale Arran Music & Malt festival si è tenuto solo in versione digitale, ma la terza edizione della limited release dedicata arriva in vetro, malto e packaging a forma di custodia di chitarra. L’Harmony vol.3 (1.000 bottiglie in tutto) sarà disponibile in distilleria e online, durante vendite programmate. La prima è stata l’11 agosto, le prossime saranno ogni lunedì dal 17 al 31 agosto, alle 11 di mattina.
Assemblaggio di malti maturati in sherry hogshead, french puncheon e bourbon barrel, è imbottigliato a 55.6% ed è in vendita a 100 sterline.

LOCH LOMOND: RESTYLING E 5 SINGLE CASKS

Loch Lomond si rifà il trucco e presenta il nuovo design del core range e delle espressioni Travel retail. Buon momento per la distilleria, che negli ultimi cinque anni è stata fra i marchi più in crescita a livello globale.
Il restyling passa attraverso un’estetica “più contemporanea” (brand e età del whisky più evidenti, ma senza rinunciare al cervo) e “descrittori sensoriali semplici”, ma la maggiore novità è l’ingresso di Inchmurrin 12 yo e Inchmoan 12 yo sotto il “cappello” del core range Loch Lomond. Insieme al Loch Lomond 12 yo, saranno la base del portafoglio, arricchito da Original, Classic, 10 yo e 18 yo. In attesa delle due nuove espressioni che verranno presentate in autunno.
Intanto continua la partnership fra la distilleria di Alexandra e gli Open di golf: sono stati presentati 5 single casks dedicati alle tappe dell’European Tour’s UK Swing (prezzo 90 sterline).
Hero Open (57.7%) dedicato alla Foresta di Arden e affinato in Sauternes.
English Championship (57.7% ABV) dedicato a Hanbury Manor e affinato in barili di rum.
Betfred British Masters (57.4% ABV) dedicato a Close House e maturato in un first-fill Limousin cask.
Wales Open and Celtic Classic (58.2% ABV) dedicato al Celtic Manor e invecchiato in Oloroso.
UK Championship (57.7% ABV) dedicato a The Belfry e invecchiato in Porto Tawny.

compass box “rogues’ banquet”

Il mitico marchio di blended Compass Box compie 20 anni e festeggia con un’edizione speciale, “dedicata ai gourmand e agli edonisti che dal 2000 ci seguono”. Rogues’ Banquet è un blended che unisce single malt da Miltonduff, Clynelish e Glen Elgin e whisky di grano dalla North British Distillery, è imbottigliato a 46% e non sarà né colorato né filtrato a freddo. Curioso anche il mix di botti: refill hogshead, recharred barrel, recharred hogshead e first-fill bourbon barrel. Menzione d’onore per l’etichetta pantagruelica, che tra maiali, filosofi sdraiati e una rana in livrea sembra un mix fra Bosch e La scuola di Atene di Raffaello. Il prezzo? 185 sterline su whiskyexchange.

ROCK ISLAND SHERRY EDITION

In occasione per l’Oyster Day (5 agosto), Douglas Laing ha presentato una nuova edizione del blended malt Rock Island in sherry. Il marchio – che è andato a rimpiazzare il vecchio Rock Oyster – è stato pensato perché “gli aromi degli sherry butt si accordano perfettamente con un whisky marittimo e torbato e con i frutti di mare”. Classica composizione del blend, con malti isolani da Arran, Islay, Jura e Orcadi. Imbottigliato a 46.5%, in vendita a 45 sterline circa.

Can there be another STR whisky as iconic as the Vinho Barrique?

KAVALAN STR

Kavalan – una delle due distillerie di Taiwan – ha guadagnato una ribalta internazionale nel 2015, quando la sua espressione Vinho Barrique fu premiata a sorpresa come miglior single malt al mondo da Whisky Magazine.
Il nuovo rilascio – come il Vinho barrique – sarà invecchiato in STR casks, ovvero “shaved, toasted and recharred”, un tipo di botti sempre più utilizzato (vedi una recente espressione di Kilchoman). Farà parte di una serie di 4 whisky natalizi e verrà prodotto a partire da orzo torbato. Si tratta di una novità assoluta, perché l’unico Kavalan torbato (il Peated cask) prodotto finora ricavava le note affumicate da barili che avevano contenuto whisky torbato.
STR arriva dopo il lancio – fra 2019 e 2020 – della Distillery Select Series, che finora raccoglie il No.1 e il No.2 e che amplia l’offerta entry level della distilleria.

CLAXTON’S SUMMER RELEASE

Riceviamo comunicazione dell’imminente arrivo in Italia del batch estivo degli imbottigliamenti 2020 di Claxton’s. Si parte con un Mannochmore 9 in sherry, Bunnahabhain Stoisha 6 anni in bourbon, un Glen Garioch del 2011 in Ruby Port, poi Tomintoul 15 in sherry, un Bruichladdich Rhinns in Madeira del 2011, un octave di Tobermory in refill Sherry e un Aberlour del 1992 in bourbon. Come al solito, tenete d’occhio Whiskyitaly per sapere quando le bottiglie saranno disponibili – manca poco.

CHICHIBU 10 YEARS OLD

Lungamente atteso, sembra che finalmente il primo 10 anni di Chichibu sia ora in dirittura d’arrivo. L’etichetta qui sopra circola da giorni, ed è relativa all’edizione americana: non sappiamo la tiratura (non è detto che siano 5000 bottiglie, sono tutti dettagli che possono essere ancora modificati), non siamo sicuri della gradazione, ma di certo sappiamo che è in arrivo. Mettetevi ai blocchi di partenza.

BENRIACH SMOKE season

Anche Benriach si sta rifacendo il look, puntando evidentemente sul minimalismo (è il trend attuale? queste etichette ci ricordano quelle nuove di Benromach…), e ne approfitta per lanciare alcune nuove edizioni: tra queste spicca Smoke Season, il più torbato Benriach mai messo sul mercato, invecchiato in barili ex-bourbon e in toasted virgin oak, imbottigliato alla gradazione di 52,5%.

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Botti da Orbi – Guida intergalattica al whisky da regalare https://www.whiskyfacile.com/2019/12/13/botti-da-orbi-guida-intergalattica-al-whisky-da-regalare/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=botti-da-orbi-guida-intergalattica-al-whisky-da-regalare https://www.whiskyfacile.com/2019/12/13/botti-da-orbi-guida-intergalattica-al-whisky-da-regalare/#respond Fri, 13 Dec 2019 15:12:04 +0000 http://whiskyfacile.com/?p=20830 Continue reading →]]> Dicembre, andiamo. È tempo di regalare.
Ora in terra di Scozia i miei distillatori
lascian gli alambicchi e van verso il Natale:
scendono nelle enoteche stanche
che ricche sono come caveau di banche.

In pieno spirito dannunziano ci avviciniamo a quell’impresa ansiogena che è la scelta dei regali, un golgota di decisioni travagliate e pomeriggi di shopping compulsivo che rovina la salute oltre che l’umore.
I consigli su pigiami di flanella, pandori+spumante a 7,90 euro e mutande di pizzo viola li troverete su CianfrusagliaFacile, se esiste. Noi qui prendiamo a cuore le paturnie dei whiskofili che commissionano a Babbo Natale bottiglie per amici e parenti. Il che – lungi dall’essere facile come il cicchetto di Fred Buscaglione – nasconde parecchie insidie.
Ecco dunque in extremis la guida al whisky perfetto da regalare in 10 comode dispense.

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Tracce di liquido seminale sul Glencairn?

1. La raccolta di informazioni, o “Fase CSI”
Sapete che il destinatario del vostro regalo apprezza il whisky. Ora, se non volete fare proprio gli imbruttiti e chiedere “oh, che whisky ti piace?”, tramutando la magia del natale in una mesta dazione di bottiglie commissionate poetica come un rutto, dovrete cercare degli indizi. Prima di tutto: torbato o no? La risposta è semplice: se ogni tanto parlando con lui/lei avete avuto la sensazione che il suo alito inquinasse più di un diesel Euro3, allora è sì. Poi, ci sono dei piccoli trucchi per scoprire qualcosa in più. Grado pieno o diluito? Potete provare a versare a tradimento dell’acqua ragia nel suo gin tonic. Se comincerà a tossire sputando e inveendo contro divinità sparse, probabilmente non ama i cask strength. Se non muoverà un sopracciglio e commenterà “mmm, che botaniche complesse, si avverte nitida la cassia!”, allora o è menomato (nel cervello e nel gusto), oppure adora le gradazioni alte. Secco o dolce? Beh, tendenzialmente si capisce dalle abitudini alimentari: mai visto nessuno che si stordisse di merendine e gelati e limoncelli e poi pretendesse whisky austeri. Ex-bourbon o ex-sherry? Qui è complicato. Bisognerebbe corrompere il lavasecco e farsi dare le sue camicie: il whiskofilo tende a sbrodolarsi ogni tanto, e gli sherried macchiano di più…
Fuor di scherzo, occorre un minimo conoscere i gusti di whisky del vostro Regalato esattamente come per ogni altro regalo. Magari non come l’abbigliamento, ma qualche info va raccolta, quindi fate ballare l’occhio quando andate a casa sua o quando uscite insieme, così da capire cosa beve.

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Richard Paterson prima della carriera in Dalmore

2. L’identikit del Regalato: collezionista, sperimentatore seriale o bevitore standard?
I profili degli appassionati non sono tutti uguali. Dovete sapere cosa quella persona farà della vostra bottiglia (stiamo parlando di utilizzi ortodossi e legali, non fatevi strane idee). Il regalo al collezionista è a coefficiente di difficoltà 10+, perché tendenzialmente questi personaggi hanno tutto, a volte anche bottiglie che le distillerie non sanno di aver prodotto. Qui, o chiedete esplicitamente, o siete collezionisti anche voi e sapete tutti i suoi averi a memoria come la formazione del Milan contro la Steaua Bucarest, oppure è impossibile. Difficilino anche il profilo del Regalato che è sempre in cerca di qualcosa che non ha ancora assaggiato. Costui è enciclopedico, cataloga le cose che ha sorseggiato con maniacalità inquietante e sublima l’ansia di controllo cercando di categorizzare il mondo. Se beccate una bottiglia che non ha mai assaggiato, vi si affezionerà colmo di riconoscimento come un Labrador, ma tenete in considerazione l’ipotesi che abbia assaggiato anche il single cask dell’ultima distilleria clandestina del Bhutan e che probabilmente il whisky che avete scelto già lo ha bevuto e scansionato ai raggi X. Se invece parliamo del bevitore standard, di fatto trattasi di persona semi-normale, che le bottiglie le apre e le beve e che qualsiasi cosa arrivi a casa è benvenuta, porti aperti senza discriminazioni di provenienza, età e religione. Regalare qualcosa a loro è quasi un piacere.

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Non fermarti alla zona Chinotto, oltre la corsia bibite c’è un mondo

3. Le basi: il whisky “zero sbatti”
Bisogna sempre valutare quanto vogliamo dannarci l’anima e quanta orchite siamo disposti a sopportare. Il grado zero è il whisky facile da beccare e conosciuto. E’ l’equivalente della mancetta della nonna, la bottiglia sicura e anti-stress. L’esempio da manuale è il Lagavulin 16: un classicone che si trova in ogni Esselunga. Vai con la moglie a comprare uova, prosciutto e crackers di soia e ti cade nel carrello. Può andar bene anche il Talisker 10, o il Laphroaig 10 per i torbati mentali. Massima economia di sforzo e tempo. Non ci spendi un secondo di pensiero e sai che andrà bene. Certo, se il Regalato ne sa qualcosa, magari apprezzerà, ma sgamerà che vi siete impegnati così così.

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Ebenezer Scrooge si concede un dram

4. Il whisky “per favore dà piccola moneta per te no è niente per me è la vita”
Prima che qualcuno si offenda, ci siamo passati tutti e ancora ogni tanto lo facciamo. La situazione “devo fare un pensiero a Tizio ma non voglio spendere tanto perché mi regala sempre miserie orrende” legittima il ricorso a bottiglie che ben incarnano il lumpenproletariat del whisky. Se il budget è ristretto, dunque, si possono scegliere cosine con una loro dignità etico-estetica. Innanzitutto i whiskey americani: se ne trovano di potabili a 20 eurini, tipo Buffalo Trace bourbon o Jim Beam rye. Poi i blended. Qui serve essere un po’ scafati, però. Ce ne sono alcuni che dovrebbero essere considerati fuorilegge, quelli nell’ultimo ripiano del supermercato con nomi finto scozzesi che sono un insulto all’intelligenza e prezzi che sono un insulto al buonsenso (3,90 euro neanche per certe bibite si spendono). Poi ci sono i marchi più famosi. Senza addentrarsi nelle specifiche, il consiglio è puntare su quelle bottiglie che hanno uno status un filo più alto: Chivas Regal 12, per esempio, se non vi fa paura poter sembrare dei relitti degli anni ’80. O anche Jameson, che nella sua semplicità ha estimatori negli irlando-fissati. Magari Dewar’s, meno conosciuto e meno legato a pregiudizi. Se proprio proprio, un Johnnie Walker Red Label, che non gli si può dire niente: se ne vende una cassa al secondo… Magari evitare Vat69, Ballantine’s o J&B, che hanno una nomea troppo, troppo cheap.

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Chi più spende meno spende

5. Il whisky “poca spesa tanta resa”
Se la vostra Finanziaria di Natale vi consente di alzare un po’ il budget, cominciano ad aprirsi le magnifiche et infinite vie della fantasia. Senza che sia necessario vendere i reni sul dark web, ci sono una serie di bottiglie che uniscono un buon rapporto qualità-prezzo e un’aura un po’ hipster. Un esempio è Benromach, con il suo stile sporchino pochissimo mainstream che ti ammalia e conquista. Un’altra sicurezza sono gli imbottigliamenti più giovani di Wilson & Morgan (i più vecchiotti ormai valgono la rata di un mutuo). I Beathan – Glenturret torbati – o gli Haddock – Loch Lomond in incognito – sono interessanti sia perché sfoggiano un gusto iper-deciso, sia perché incuriosiscono tutti. E d’altronde il whiskofilo discende più di tutti dagli scimpanzè, curioso come una scimmia oltre ogni proverbio. Ci sono anche alcuni cask strength di distillerie nobili con cui potete fare un figurone a prezzi accessibili: il Nadurra Glenlivet o l’Aberlour A’Bunadh, per esempio. Oppure il nuovo core range di Arran o ancora i Glencadam giovani, poco rinomati ma di grande pulizia. Insomma, se volete stare intorno ai 50 euro si trova di tutto. In questo caso, magari andrebbe fatto un saltino in enoteca, giusto per interrogare con il water-boarding il vostro rivenditore di fiducia, facendogli confessare sotto tortura quali sono i veri affari. P.S. non sottovalutate i vatted malt, ce ne sono di spettacolari, ma la paranoia del single malt li penalizza ingiustamente. Uno su tutti: Old Perth 13, mix di Highland Park e Macallan. Sperate che Babbo Natale non lo scopra, altrimenti lo scola lui.

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Un’immagine tratta da un rito massonico dei whiskofili

6. Il whisky feticcio
Nel mare magnum dello Scotch, ci sono delle distillerie che raccolgono comunità di adepti in fissa paragonabili a certe sette che richiedono sacrifici umani. Sono tendenzialmente case conosciute ma non estensive, di preferenza connesse a una forte identità o regionale o artigianale. Quelli che seguono questo credo, in fondo, si stimano l’un l’altro e tendono ad apprezzare le distillerie della stessa famiglia, quindi non è necessario beccare esattamente l’idolo in questione. Facciamo un esempio: Kilchoman ormai se fondasse un chiesa avrebbe più fedeli di parecchie confessioni più illustri e antiche. Piace l’idea che sia minuscola, autarchica, artigianale; piace la bottiglia, il fatto che sia isolata, il Davide contro i Golia. Parallelamente, tanti cultori apprezzano anche Kilkerran: altrettanto sperimentale, piccola, isolana a livelli di salmastro indicibili e fuori dal circuito delle multinazionali. Stessa cosa per Glenfarclas, una delle poche distillerie di famiglia dove ancora si scalda l’alambicco a fuoco diretto. I politeisti del whisky handcrafted sono fatti così: beccate un malto con dietro una storia di coraggiosa impresa e loro vi seguiranno in capo al dram.

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Il whisky del vicino è sempre più buono

7. Il whisky fusion, ovvero multiculturalismo vs presepe
Così come c’è sempre quello che si fa regalare pashmine, set per il sushi e statuine di giraffe in ebano perché avverte il peso insostenibile del Natale consumistico occidentale, ci sono anche quelli che bramano di trovare whisky intercontinentali sotto l’albero. Considerando che ormai – con gli occhi a dollaro come Zio Paperone – praticamente chiunque si è messo a distillare fiutando il business, non è difficile pescare proposte esotiche. Ma qui la fregatio non petita, fregatio manifesta è dietro l’angolo. Per esempio, informatevi bene sui rinomati giapponesi, perché non tutto quel che finisce in -uchi, -awa, ecc e sfoggia delicati ideogrammi su etichette in carta di riso è davvero whisky del Sol Levante. Tante bottiglie sono blended di whisky di cereale canadese e malto scozzese. Se volete un giappo fatto e finito, non avventuratevi oltre le Colonne d’Ercole dei marchi più noti. Non è originalissimo, ma per estetica, qualità e prezzo il Nikka from the Barrel è difficilmente battibile. In Asia, andando oltre l’ormai conosciuto Kavalan, meritano una chance gli Omar della Nantou distillery di Taiwan. Se Shiva non si offende, lasceremmo un gradino sotto gli indiani Amrut e Paul John. Poi, se siete ancora più estremi, ci sono l’Oamaruvian dalla Nuova Zelanda, l’Hellyers road dalla Tasmania, il Teerenpeli dalla Finlandia… Ma qui è un altro sport, state regalando un’idea più di un whisky. Ci sta, ma sappiate che se regalate il Floki perderete un amico.

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Quando la ricerca di novità raggiunge l’abominio: Fishky!

8. La whiskycca, ovvero il whisky chicca
Una delle gioie maggiori del Natale è precipitarsi a dire, mentre il Regalato si ingarbuglia fra nastri e carta, “scommettochequestononl’haimaiassaggiatovero?”. E’ di fatto l’Ultima Thule, terra mitica a cui tende chiunque abbia a cuore il suo ruolo di Regalatore. Se siete fra questi, la vostra caccia deve partire per tempo. Utile sarebbe andare a un Whisky Festival o a qualche manifestazione (a Milano è facile, in Provincia meno) e dare un’occhiata. Ci saranno le ultime novità (le Special Release Diageo mica per caso escono in autunno, eh. A proposito, il Talisker 15 e il Lagavulin 12 su tutti) e i guizzi eccentrici di cui non avete mai sentito parlare. Serve un po’ di gusto per la notizia: tutti parlano del whisky bretone? Un giretto sul sito di Armorik, un’oretta a una degustazione ed ecco spuntare il Dervenn e il Triagoz, quercia e torba bretone. Oppure il Mackmyra Vinterglöd affinato in botti di vin brulé.
Questo per chi cerca l’estrema sperimentazione, l’avanguardia pura, la “Merda d’artista” si potrebbe dire nel caso di certe distillerie site fra la Svizzera e la Germania di cui non si faranno i nomi. Ma si possono trovare delle chicche anche in Scozia e senza per forza cercare whisky invecchiati in barili di aringhe sottosale (esiste, è il Fishky di stupidcask.de). Il consiglio è stare sugli imbottigliatori indipendenti, che fanno metà del lavoro per voi, ovvero cercano roba buona sconosciuta. Qui avete due scelte: o distillerie extra-note ma con invecchiamenti inconsueti (di Caol Ila ottimi ce n’è a vagonate), o distillerie inconsuete. Cadenhead’s ne offre parecchie, da Balmenach a Glen Scotia, da Glenburgie a Benrinnes; un’altra etichetta (di norma più costosa perché sceglie whisky assai maturi) è Càrn Mòr, coi suoi Imperial, Bunnahabhain e Clynelish. Altrimenti potete andare sugli sherried estremi di Valinch & Mallet, che in quanto a carattere e unicità non scherzano. Il whisky che sa di pop corn il Regalato non lo avrà mai nemmeno immaginato.

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Arte o visione distorta al sesto dram?

9. Il whisky maravilla
Qualcuno ancora non bada a spese e ci tiene a stupire. Sono i regalatori-Vamp, che quando arriva Natale ti squadernano davanti “pensierini” che costano come il welfare di un medio Stato dell’Africa australe. Se siete fra questi benemeriti, prima di tutto conosciamoci meglio e diventiamo amici, che sai mai che il Natale prossimo vi ricordiate del vostro nuovo conoscente… In seconda battuta, ragioniamo su come volete stupire il vostro regalato. Un’idea è quella di puntare su edizioni speciali ad alto tasso di spettacolarità. D’accordo, spesso è pura questione di marketing, come il portiere che si tuffa per i fotografi anche se la palla rotola in porta alla moviola. Però l’unicità è esclusiva, l’unicità è un articolo che lascia a bocca aperta. Un esempio buono è il Macallan Limited edition n.5, uscito da poco e bel mix fra marchio rinomato ed esclusività. Oppure la nuova release di Johnnie Walker Blue Label Rare sides of Scotland, dove la bottiglia è così bella che potreste scolarvela e poi regalarla anche vuota e fareste comunque bella figura. Se proprio i soldi vi puzzano, ci sono anche imbottigliamenti dove le paillettes non mancano: il Glenfiddich 23 Grand cru con finish in botti di cuvee di Champagne, un Highland Park a età definita (per esempio il Light o il Dark), un Glenmorangie 25 dove – stando alla quantità di oro sfoggiata – la confezione sembra trafugata da una gioielleria o da un video di rapper. Se invece il Regalato è sì un esteta, ma rifugge il lusso chiassoso, esistono comunque bottiglie eleganti che faranno bella mostra di sé in libreria, fra un De Chirico e una scultura di Pomodoro. Puni per esempio ha un design notevole, sono i Philip Stark del whisky. Le bottiglie pop di That Whisky Boutique-y funzionano per gli amanti dei fumetti, anche se i prezzi sono da GASP! e GULP! Quelle di Chorlton, con le etichette tratte da un manoscritto tedesco rinascimentale, sono le più belle in circolazione. E diciamocelo: se il regalo è anche bello da vedere non si fa peccato.

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Kavalan Tasting https://www.whiskyfacile.com/2018/06/22/kavalan-tasting/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=kavalan-tasting https://www.whiskyfacile.com/2018/06/22/kavalan-tasting/#comments Fri, 22 Jun 2018 10:28:18 +0000 http://whiskyfacile.com/?p=18428 Continue reading →]]> Kavalan, l’oggetto nascosto del desiderio. In realtà la distilleria della fu Isola di Formosa, oggi Taiwan, non è che si nasconda tanto da quando è stata fondata nel 2006. Infatti la produzione annua ammonta a 9 mln di litri (pare che a Taiwan si beva come dei

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disperati) e 900 mila persone la visitano ogni anno; quindi più di tutte quelle che varcano le soglie delle distillerie di tutta la Scozia. Ecco come e dove va il mondo. Di fronte a tali stravolgimenti della Storia, ci sembrava brutto non rinfrescare la nostra opinione su Kavalan, che oramai fa incetta di premi nelle competizioni internazionali, e abbiamo approfittato della splendida opportunità offertaci da WhiskyClub Italia e dall’importatore Velier, che hanno organizzato di concerto un tasting nell’elegantissima cornice del Baxter Bar, letteralmente a due passi dal Duomo, quello della Madunina tuta dora e piscinina, sì proprio lui. Erano presenti anche due ambasciatrici della distilleria, con la simpaticissima Emma Lin oramai veterana dei whisky festival italiani.

Kavalan Single Malt (2018, Nas, OB, 40%)

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L’entry level senza età dichiarata della distilleria è composto da 8 tipi differenti di botti, sia sherry che bourbon e sia first che second fill. Al naso parte subito senza troppe timidezze su note di banana, zucchero bruciato, frutta secca dolce tipo mandorle. In bocca ha tanta vaniglia e ancora un qualcosa di tropicale. Il finale è brevino, con una leggera sensazione di caramelle al rabarbaro e all’orzo. È semplice ma non piatto. Spensierato, gradevole, anche se non può dirsi un mostro di profondità. Sicuramente l’angel share di 10-12 punti percentuali all’anno aiuta accelera e dona personalità a un whisky che a mala pena toccherà i 5 anni. 83/100

Kavalan ex bourbon oak (2018, Nas, OB, 46%)

Si tratta di un whisky senza età dichiarata, diluito a 46%, che è

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stato invecchiato esclusivamente in botti ex bourbon (mavvà!) di primo riempimento provenienti da Buffalo Trace Bourbon e Heaven Hill Distillery. Al naso a sorpresa è fine e con una certa eleganza. Si impone poi una gran bella nota di uva americana e fragoline. In bocca ha un bel corpo, è cremoso (vaniglia e panna cotta) e tropicale. Arriva anche un leggero pepe bianco. In generale è bello fruttato e ricorda un po’ certi Arran.
Alla lunga forse un po’ troppo bourbonoso e alla cieca si potrebbe anche cadere in inganno, ma è sicuramente un dram che merita un assaggio (anche due o tre): 84/100, la nostra affilata sentenza.

Kavalan Solist Vinho Barrique (2012/2016, OB, 56,3%)

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Veniamo ai pezzi forti, ovvero sia i single cask della serie Solist. La botte W1207227039A ha avuto l’impareggiabile onore di essere riempita con whisky Kavalan dopo aver contenuto un vino non meglio specificato di un non meglio specifico Paese tra Francia, Usa (California), Sud Africa. Quattro anni di invecchiamento possono bastare a Taiwan e poi- voilà!- ecco pronte 238 bottiglie a grado pieno. Ci viene detto che le botti sono ampiamente recharred e (sarà la suggestione) il whisky al naso si presenta effettivamente compatto, scuro, profondo, con note “tostate” davvero poderose. L’alcol si sente pochissimo e invece si sentono mille cesti di ciliegie tutti assieme. Tanto pepe nero e liquirizia. in bocca è secco, vinoso, speziatissimo. Si iscrive nella categoria whisky estremi e ovviamente la materia prima va un po’ a farsi benedire. Ma c’è a chi piace: noi, che già avevamo apprezzato un Solist in sherry, lo premiamo per la particolarità dell’esperienza: 87/100. Ah, diciamo che non viene via proprio con due noccioline, considerando che costa circa 230 euro.

Kavalan Solist Sherry 70° anniversario Velier (2010/2016, OB, 58,6%)

Questo single cask, di cui esistono 518 bottiglie e che costava circa 180 euro, fa parte degli imbottigliamenti celebrativi dei 70 anni di attività di Velier, lo

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storico importatore genovese. Forse anche per lo stile davvero particolare (ebbene sì, è ancora più estremo del Vinho di qui sopra!) questo barile ha prevalso tra quelli proposti dalla distilleria per festeggiare la ricorrenza. Allora, non è carico, depppiù!!! Ha chiari sentori balsamici e frutta nera. Aceto di more, ci pare una sintesi felice. Ancora una spremuta di ciliegie, a cui in bocca si aggiungono cacao amaro e caffè, oltre a una strana sensazione vegetale (tipo sedano), che molto probabilmente è data dal tannino. In effetti è molto astringente, tende all’amaro nel momento stesso in cui ancora rimbomba violentissima la frutta nera. Pazzesco nelle sue intemperanze. These violent delights have violent ends: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Vita di Pi – Piscine Molitor Patel (eh sì, il regista Ang Lee è taiwanese)

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Piove Whisky… vol. IV https://www.whiskyfacile.com/2015/12/11/piove-whisky-vol-iv/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=piove-whisky-vol-iv https://www.whiskyfacile.com/2015/12/11/piove-whisky-vol-iv/#comments Fri, 11 Dec 2015 10:46:17 +0000 http://whiskyfacile.com/?p=4562 Continue reading →]]> 1988__29224_zoomKomagatake – Hombo Mars distillery (1988/2014, #557, 58%)

Questo single cask è stato sfornato da una distilleria relativamente giovane, fondata nel 1985 in una località di montagna della prefettura di Nagano. Sembra uno di quei ex-bourbon first fill scuri scuri e ultra carichi: intensità pazzesca, tutti i dolci al caramello e al toffee di questo mondo, spezie e legno caldo. E lo stiamo ancora solo annusando. In bocca è tutta un’esplosione di sapori, con le spezie che raggiungono l’acme. Ma dove sono i 58 gradi? Da ricordare: 90/100.

7__82303_origKavalan ‘Concertmaster’ Port cask finish (NAS, OB, 40%)

Il naso potrebbe anche essere passabile, molto semplice con tenui suggestioni di acino d’uva e frutta rossa. Poi il palato è la catastrofe: pare acquoso e regala solo un velocissimo lampo di una dolcezza sbracata (frutti rossi e zucchero di canna) mista a una legnosità sgradevole. Ma via, facciamo i seri! 65/100.

caol-ila-17-year-old-1997-unpeated-special-release-2015-whiskyCaol Ila 17 yo “Unpeated Style” (2015, OB, 55,9%)

Ci era piaciuto l’unpeated dell’anno scorso, ci piace tanto anche questo. Molto intenso, molto minerale e a suo modo ‘nudo’, pur se con una dolcezza notevole, molto fine e trattenuta, molto da alte Highlands, diciamo. E ovviamente, dimenticate quel prefisso un-: è peated, meno del solito, ma lo è. Consigliato. 87/100

                                Mortlach 16 yo (1994/2011, Cadenhead’s, 54,2%)

W061_5_37261Il naso parla di un Mortlach fedele alle caratteristiche della distilleria, un po’ sporco e, come vuole la tradizione, con una nota di brodo di carne. Abbastanza nudo. Al palato la solfa (o lo zolfo?) è più o meno la stessa: è molto maltoso, vegetale e abbastanza carnoso, ma con un pizzico di cremosità vanigliosa in più ad arricchire. Cocco, pera e scorza di limone. Il profilo in realtà è di quelli semplici, ma intensi e gradevoli. Certo, vi deve piacere quella sbarazzina mortlachosità, che a noi, a dirla tutta, piace: 86/100.

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Kavalan ‘King Car Conductor’ (OB, NAS, 46%) https://www.whiskyfacile.com/2015/08/17/kavalan-king-car-conductor-ob-nas-46/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=kavalan-king-car-conductor-ob-nas-46 https://www.whiskyfacile.com/2015/08/17/kavalan-king-car-conductor-ob-nas-46/#comments Mon, 17 Aug 2015 12:16:18 +0000 http://whiskyfacile.com/?p=3926 Continue reading →]]> Dal 2005 è attiva a Taiwan una distilleria di whisky, un fatto che ha suscitato più di una risatina tra i cultori dello Scotch appena abituatisi alla fama dei whisky giapponesi. Va bene, passi per il Sol Levante che, ridendo e scherzando conta oramai su un’industria centenaria e della cui qualità nessuno può più dubitare; ma- dicevano- non prendiamoci in giro con il whisky a Taiwan, un’isola dal clima tropicale che renderà estremamente difficoltoso l’invecchiamento in botte. E invece, dopo una scarica non indifferente di premi internazionali, i sorrisini sono rientrati alla base: è successo infatti che il Solist, il malto prodotto dalla King Car distillery e imbottigliato in single cask, abbia dimostrato di essere molto interessante già dopo tre anni d’invecchiamento, aiutato proprio dal clima e da scelte molto oculate nella selezione delle botti. Oggi noi assaggiamo un vatting di distilleria senza età dichiarata che dovrebbe contenere una decina di botti.

taiwan_kin1N: aperto, fresco e di schiacciante intensità. Svela subito l’uso di botti molto attive, con un lato molto fruttato e cremoso che lo avvicina nel nostro immaginario a certi convincenti single cask di prima riempitura sfornati da Arran. Arancia dolce e succosa, pera, pasta di mandorle e frutta secca, il tutto amalgamato in un profilo misto di botti ex bourbon ed ex sherry.

P: saporito, pieno e convincente. Il paragone con Arran ci pare possa proseguire a maggior ragione: questo King ha una bella personalità, tra ricche note fruttate (frutta gialla, pera, mela e cocco), arancia super zuccherina e una certa cremosità. E non è esente neppure da intriganti speziature. Legna fresca.

F: la fase forse più debole, non lunghissima nè troppo intensa. Va spegnendosi ancora su frutta gialla e legna.

Se pure questo King Car risulta un whisky palesemente architettato per ottenere la massima resa nel minor tempo possibile, è inutile negargli una certa sfiziosità. Il palato in particolare è di quelli con una personalità decisa, che meritano sicuramente un assaggio. Una nota dolente, tipica di tutti gli imbottigliamenti della distilleria, è il prezzo, soprattutto se rapportato all’età. Questa Conductor costa sui 70 eurini, non proprio una bazzecola per un prodotto che comunque è concepito per essere un daily dram. Che poi basterebbe vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, per concederselo sempre… 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: Chris CornellYou know my name (Casino Roayle OST)

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Kavalan Solist ‘sherry cask’ (2013, OB, 58,7%) https://www.whiskyfacile.com/2014/03/24/kavalan-solist-sherry-cask-2013-ob-587/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=kavalan-solist-sherry-cask-2013-ob-587 https://www.whiskyfacile.com/2014/03/24/kavalan-solist-sherry-cask-2013-ob-587/#comments Mon, 24 Mar 2014 09:54:06 +0000 http://whiskyfacile.com/?p=2685 Continue reading →]]> Kavalan è una giovanissima distilleria taiwanese (attiva dal 2006), che negli ultimi anni sta facendo la parte del leone ai più importanti festival di whisky del mondo, Milano e Roma compresi. Lasciamo alle sempre impeccabili parole di Claudio un’approfondita descrizione introduttiva della distilleria, molto interessante a vari livelli; noi oggi mettiamo il naso su una versione di “Solist” (la serie di single casks della distilleria), nello specifico la botte di sherry (Oloroso?) numero S060626034. L’importatore europeo è – indovinate un po’? – La Maison du Whisky, specialista nella diffusione dei malti asiatici in Italia. Il colore è rosso rubino, intensissimo.

Schermata 2014-03-24 alle 10.27.41N: chi è costui? Senz’altro, è uno sherry monster fatto e finito, con incredibili capacità di nascondere l’alcol sui fondali del bicchiere. Ciò che evapora forte e chiaro, invece, è: fondi di caffè, cioccolato, cuoio, rabarbaro, ferrochina… Dobbiamo condividere con Federico la quasi assenza di frutta, che si palesa “solo” come una vagonata di ciliegia sotto spirito, con qualche punta di prugne secche e albicocche secche. Poca frutta dunque, ma ha una sua ‘dolcezza’, simile a certi rum ‘neri’; anche generose zaffate di legno speziato, forse sandalo?

P: gli addendi sono gli stessi, ma a variare sono le scale di intensità. C’è una ciliegia pienissima e succosa, in grande ascesa rispetto al naso, e come prevedibile la prova muscolare, monstre, del legno vira verso l’amaro, e ricorda ancora caffè, fave di cacao. L’astringenza verso il finale è a tratti deformante. Ancora alcol quasi assente, con sapori di un’intensità portata al limite del verosimile. Una nota: aggiungendo acqua, tutto si riequilibra molto, con una frutta rossa ancora più intensa e più dolce – anche se forse si rischia di snaturare la particolarità di un dram che a grado pieno è davvero senza compromessi.

F: astringente, amaro, erbaceo, con una lieve felpatura di frutta rossa; lieve sì, ma con rabbia.

Non abbiamo mai fatto cenni al malto e forse non è un caso; ci ha ricordato, per il suo approccio estremo alla vita, lo Yamazaki del 1995 che avevamo assaggiato al Bar Metro l’anno passato. Però, pur nella sua intransigenza, si inventa un colpo di coda che lo tiene al di qua del baratro dei tannini, e lo rende un whisky estremo, sì, ma buonissimo. Con qualche goccia d’acqua, poi, al palato è squisito. Per cuori temerari: 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Cradle of FilthQueen of winter, Throned, dallo splendido Vempire.
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