WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com TASTE IT EASY Tue, 19 May 2026 13:02:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.5 https://www.whiskyfacile.com/wp-content/uploads/2020/06/cropped-WHISKYFACILE-WF-sfondo-nero-32x32.jpg WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com 32 32 botti da orbi rum variations: guyana 2004 High proof (2025, velier, 50%) https://www.whiskyfacile.com/2026/05/19/botti-da-orbi-rum-variations-guyana-2004-high-proof-2025-velier-50/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=botti-da-orbi-rum-variations-guyana-2004-high-proof-2025-velier-50 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/19/botti-da-orbi-rum-variations-guyana-2004-high-proof-2025-velier-50/#respond Tue, 19 May 2026 13:02:02 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42616 Continue reading →]]> Continuano le nostre scorribande nei sentieri avventurosi del rum, dove non siamo a nostro agio ma sappiamo divertirci, come quando ci capitano delle feste in cui si balla. Oggi una chicca dal mostruoso caveau di Velier e di Luca Gargano, uno che di rum in fondo qualcosa ci capisce, dai… Trattasi di blend di differenti annate, differenti mark e differenti alambicchi, rum tutti distillati alla mitica Demerara distillers, dove negli anni sono convogliate ricette e impianti che hanno fatto la storia del rum omonimo, da Versailles a Enmore, da Diamond a Port Morant. 1500 bottiglie prodotte e diluite a 50%, tutto invecchiato in botti ex bourbon. Il colore è cremisi.

N: un naso immediatamente profondo come le acque del fiume Demerara, uno di quei nasi che colpiscono al cuore anche i bevitori di whisky. Perché? Beh, perché è un concentrato nucleare di sapori. La frutta tropicale in primis: ridotta, cotta, disidratata, in marmellata. Papaya, ananas quasi ipermaturo, pasta di tamarindo raw. Tutto è al volume massimo, 22 anni di maturazione tropicale con un’angel share superiore al 70% non mentono, il funky soul della Guyana, con la sua brava parte di melassa dagli aromi esterificati, nemmeno. Dolcezze svenevoli, vade retro. Il legno tostato (noci pecan, parecchia liquirizia…) prende una direzione inconsueta, quasi fenolica e balsamica, che ricorda certe erbe varie: tabacco in foglia, ma anche rabarbaro e té. E di nuovo mango, un che di arancia e il cuoio…

P: l’ippopotamo è in grado di correre a oltre 30 all’ora sulle brevi distanze. Cosa c’entra? Niente, ma anche un mastodonte del gusto come questo Guyana sa essere agile e scattante. La parte fruttata è di nuovo protagonista, con prugne secche, crostata di mirtilli bruciatina, albicocche secche e ancora mango disidratato. Asciutto e asciugante, ma mai astringente, fa della vivacità nervosa un suo punto di forza. Non è uno di quei pachidermi esausti, adagiati sulla loro vetusta dolcezza. Qui tutto danza vibrante al palato: si aggiunge il legno, un che di amarognolo, zucchero muscovado brulé e parecchia spezia in levare. Non stanca veramente mai. Di nuovo la liquirizia, piccante.

F: secco, con il barile che si prende la scena a braccetto con la immanente liquirizia quasi fumè. L’alcol è perfetto, forse poco avvolgente. Ciliegie cotte ad libitum…

La Guyana è forse un po’ il nostro tallone da killer, come dicono quelli che non hanno fatto il classico. Nel senso che di solito i rum Demerara hanno struttura da vendere, poca dolcezza e una quantità di esteri non contundente, il che ce li fa andare particolarmente a genio. Qui tutto è blendato con sapienza e il risultato è un sorso intenso, ma anche scattante, che danza in equilibrio fra legno e materia prima, frutta e liquirizia. Un 90/100 senza dubbio, che sarebbe pure stato più alto se anche l’ABV fosse stato un filo più alto. Eh, amigos, siamo pur sempre gente da grado pieno…

Sottofondo musicale consigliato: The Brian Jonestown Massacre – Open heart surgery

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/19/botti-da-orbi-rum-variations-guyana-2004-high-proof-2025-velier-50/feed/ 0
IL GIOCO DELLE COPPIE: CLEY HERITAGE 40 YO ORIGINAL GEORGE B. (2025, 41.5%) VS CLEY HERITAGE 40 YO AFTER BOTTLE WOOD MATURATION (2025, 41.5%) https://www.whiskyfacile.com/2026/05/18/il-gioco-delle-coppie-cley-heritage-40-yo-original-george-b-2025-41-5-vs-cley-heritage-40-yo-after-bottle-wood-maturation-2025-41-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-gioco-delle-coppie-cley-heritage-40-yo-original-george-b-2025-41-5-vs-cley-heritage-40-yo-after-bottle-wood-maturation-2025-41-5 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/18/il-gioco-delle-coppie-cley-heritage-40-yo-original-george-b-2025-41-5-vs-cley-heritage-40-yo-after-bottle-wood-maturation-2025-41-5/#respond Mon, 18 May 2026 13:59:22 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42507 Continue reading →]]> Recentemente due di noi si sono recati nella Stalingrado d’Italia per visitare un piccolo angolo di paradiso. Sì, perché a Sesto San Giovanni c’è la sede di Dives Vinum, vero e proprio tempio del buon bere tra vini e distillati. Così, tra una chiacchiera e un sorso, un sorso e una chiacchiera, i nostri eroici Giacomo e Corrado non solo hanno gettato le basi per una collaborazione (stay tuned…) ma hanno anche assaggiato un paio di whisky totalmente eccentrici.
Si tratta del cofanetto ‘The Time capsule collection’ (200 esemplari), realizzato dalla Cley distillery, produttore olandese con sede nella periferia di Rotterdam. Il quale, oltre a single malt pluripremiato e rye, si è inventato questi due ircocervi che viaggiano a metà strada fra la visionarietà e la parafilia. Si tratta di due blended di blended. Spiegone: in sostanza, questo curioso personaggio (Paul den Dulk, precedentemente distillatore al museo del Jenever di Schiedam) acquista centinaia di bottiglie di Ballantine’s degli anni ’70 e ’80, le apre e le blenda insieme, affinando il liquido per 6 mesi in botti ex single malt Cley: ex bourbon per l’Original, ex sherry Oloroso per l’After bottle wood maturation. Vogliamo giudicare la perversione umana? Chi siamo noi per puntare il dito contro chi colleziona mignoli di piedi recisi o contro chi sversa decine di blended vecchi quanto i nostri CEO in un barile ex sherry? No, non cadremo nella tentazione di ergerci a severi censori di questa perversione. Beviamo, ringraziamo e recensiamo. That’s it.

Cley Heritage 40 yo Original George B. (2025, 41.5%)
C: oro. N: si apre immediatamente con una punta di smalto pungente che ci dice “blended”, ma anche “dopo 40 anni dovrebbe essere meno aggressivo”. Insomma, ci dice molte cose. C’è una teoria di mela acida e solvente per unghie che ci entusiasma il giusto, seguita dalla dimensione più marcatamente dolce del blended, fatta di canditi di cedro e pasta frolla. P: ricco, con un volume di sapore molto maggiore rispetto a quanto i 41,5% farebbero immaginare. Vellutato e poi speziato. Vaniglia, spezie, cocco e banana. Un pepe nero forte sul secondo palato insieme a un pochino di Old bottle effect. Inusuale. C’è un insieme curioso di vecchio e di nuovo: profondità che si intravvede ma che non entra mai in primo piano e modernità di spezia e vaniglia che certamente tengono insieme e rendono più concreta la bevuta. F: continua ancora con spezie, una parte acrilica di solventi e smalto, e una ulteriore quota di crema e biscotti.
Un esperimento ambizioso, ma la prima messa a terra ha ancora bisogno di qualche revisione al carburatore: tanta spezia sembra quasi coprire l’eleganza del vecchio blended, e forse una parte di legno nuovo tira fuori anche alcune asperità del grain. Non bocciato, ma non siamo nell’Olimpo: 80/100.

Cley Heritage 40 yo After bottle wood maturation (2025, 41.5%)
Qui abbiamo una maturazione in “award winning Cley oloroso casks”: piccole botti ex Oloroso di secondo riempimento, essendo il primo un single malt di Cley appunto. C: ambrato. N: andiamo decisamente meglio: lo sherry si sente e stempera le asperità di smalto, portando equilibrio. Legno profumato, arancia, torta di mandorle. C’è un accenno di caramello accostato e non esattamente amalgamato, vaghe sensazioni di pesca sciroppata come le stelle dell’Orsa di Leopardi. Più compiuto. P: anche qui riscontriamo una viscosità notevole, setosa e piena nonostante rimanga ancora molta spezia nel secondo palato. Ma prima c’è un piacevole cuore della degustazione, fatto di fichi secchi, cioccolato, un sentore di marmellata di castagne. Sembrerebbero note da whisky morto, ma la spezia e un lato di crema e mela verde lo riportano nel tempo presente, attuale e addirittura un po’ sgarbato nella prepotenza del ginger. F: ancora di ginger, pepe e carrot cake.
Bello, forse l’età notevole del blended non supporta un legno troppo attivo, lasciando cicatrici di tannino e spezia piuttosto evidenti. Che abbassano il voto di una bevuta coerente dal naso al palato. 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: Prince – Dirty mind

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/18/il-gioco-delle-coppie-cley-heritage-40-yo-original-george-b-2025-41-5-vs-cley-heritage-40-yo-after-bottle-wood-maturation-2025-41-5/feed/ 0
Balla con Ballindalloch https://www.whiskyfacile.com/2026/05/14/balla-con-ballindalloch/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=balla-con-ballindalloch https://www.whiskyfacile.com/2026/05/14/balla-con-ballindalloch/#respond Thu, 14 May 2026 14:56:22 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42649 Continue reading →]]> Lunedì è un giorno complicato, di solito i posticipi di Serie A sono osceni, perfino per il livello osceno della Serie A. In più, mediamente si torna al lavoro dopo l’illusione di libertà del weekend, il che rende la vita ancor più caina. Ecco perché è con grande piacere che siamo finiti a lenire le nostre sofferenze esistenziali all’Harp Pub di piazza Leonardo, il nostro rifugio del cuore quando abbiamo quel languorino che Ambrogio dei Ferrero Rocher definiva “voglia di qualcosa di buono” e che noi ci limitiamo a definire con “voglia di whisky”.
La serata era dedicata a Ballindalloch, distilleria dello Speyside aperta nel 2014 e di proprietà dei Mapcpherson-Grant, famiglia storica dello Scotch, che fino al 1965 deteneva parte di Cragganmore. Si tratta di una realtà molto piccola (50mila litri all’anno la produzione), ma interessante: a parte i worm tubes in legno, è una single estate distillery, ovvero utilizza solo orzo coltivato nei terreni di proprietà nei dintorni dell’omonimo castello. In Italia i whisky sono distribuiti da Proposta Spirits.
Insomma, ospiti di Angelone Corbetta ci siamo sparati sette espressioni e ve le recensiamo (concisamente) qui.

Ballindalloch 2016 Vintage release (2025, OB, 48%)
Seconda edizione della serie Vintage release: 9 anni di invecchiamento in una combinazione di botti bourbon e Oloroso sherry. C: oro carico. N: brioche all’albicocca, nella timidezza iniziale del naso. Con calma emergono parecchio toffee, un caramello molto avvolgente che sconfina nel clementino e nella vaniglia. Quasi sigaro dolce. Pian piano emerge anche del té zuccherato e un guizzo tropical. Bel naso. P: consapevoli della bestialità, diciamo che ricorda il mouthfeel nocciolato di certi Macallan moderni. Nel senso che ha del cioccolato, qualcosa di arancia dolce e parecchio caramello ancora. Equilibrato, rotondo, anche se un filo sfuggente. F: mandorla, marzapane e un pizzico di legno.
Buono, si avverte lo sherry. Che è molto contemporaneo ma non per questo sgradevole, anzi. Bene il grado non minimo, bene il generale equilibrio. Bella bestia: 85/100.

Ballindalloch 2015 Vintage release (2024, OB, 46%)
Ecco la prima edizione, con una percentuale più alta di botti ex bourbon. C: oro chiaro. N: folate di zucchero a velo e limone, refoli di freschezza pasticcera. Anche qui non siamo nel territorio dei nasi sfacciati, rimane una certa chiusura. A cui si aggiunge anche una decisa nota di gioventù e distillato. Più puro (non più nudo) del precedente. P: al palato resta un filo alcolico e acerbo, e anche più leggero. Non solo per la gradazione quanto per la struttura. Asciuga un po’, esalta in compenso il cereale, con legno di balsa, pera e di nuovo limone. F: corto, zenzero e un po’ polveroso.
Meno interessante, più sul versante della freschezza e del cereale rispetto al primo. Il che non è un delitto, ma perde un po’ in corpo e piacevolezza. Un onesto 81/100.

Ballindalloch 2016 ex Bourbon single cask for Italy (2016/2024, OB, 60.6%)
Single cask (ex bourbon hogshead) n.236 in esclusiva per l’Italia. 232 bottiglie. C: oro bianco. N: niente, anche qui la timidezza di una novizia rinchiusa in convento controvoglia. Serve pazienza e tempo per far uscire la sua vera anima, ma quando succede, beh ne vale la pena. Emergono delle note molto solide di pasticceria: pandoro, shortbread, vaniglia, miele… A queste si somma una teoria di frutta candita soprattutto tropicale, dall’ananas al mango. Latte condensato e con il tempo un curioso sentore di carta di giornale, che lo rende più intrigante. P: l’integrazione dell’alcol è perfetta, il mouthfeel eccellente: caffelatte, biscotto ancora, canditi a iosa (stavolta anche del cedro). Rispetto al naso, si aggiungono le spezie e una dimensione vegetale, quasi amarognola: buccia di pera, coriandolo in semi. F: più lungo e caldo, con mandorla, cioccolato al latte e orzata.
Decisamente ben fatto, ottimamente integrato, ricco eppure piacevole. Un 88/100 che sa di pulizia e sostanza.

Ballindalloch 2015 ex Sherry single cask for Italy (2015/2024, OB, 61.9%)
Oloroso sherry butt #473, 639 bottiglie, sempre in esclusiva per l’Italia. C: ambra rossastra. N: molto sherry, poco Oloroso. Ci spieghiamo: il naso si apre con una spremuta di Mars, nel senso di snack di cioccolato al latte e caramello tipico degli anni ’80, non nel senso del pianeta rosso. Gianduia, anche, e pesca sciroppata. Tutto comunica morbida voluttà, non c’è quella verticalità severa che si avverte in certi Oloroso più secchi. Un Oloroso morbidoso insomma. In cui però col tempo compare un guizzo sulfureo e del cuoio, a sporcare e intrigare. P: di nuovo gradazione impossibile da decifrare, alcol pressoché nascosto. Qui si fa più asciutto e secco, con cacao in polvere, frutta rossa disidratata, tannini. Continua a mancarci qualcosa. F: qui l’alcol è naturalmente più presente, con caramella mou e té alla pesca.
Siamo due spanne più in basso rispetto al bourbon cask, ma non è per nulla un cattivo whisky. Semplicemente rimane un filo a metà strada, e dunque voto da metà strada: 84/100. Meno buono del primo? Ni: forse è più profondo, ma è anche meno piacevole.

Ballindalloch 2015 Port finish single cask for Italy (2015/2025, OB, 59.9%)
Sette anni di maturazione in bourbon, 2 anni e mezzo in Ruby port cask. C: oro rosa. N: il problema è che al naso spunta anche l’alcol rosa… Succede questa cosa che può capitare con i finish, cioè una scissione della parte alcolica che va un po’ dove le pare. C’è poi una parte acidula di succo di frutti rossi, vino fragolino, ribes… Sembra scomposto, si fatica a percepire altro. Con qualche goccia d’acqua migliore, diventa più compiutamente una marmellata di fragole, seppur acidina. P: eh niente, non è proprio la nostra tazza di té, come direbbero in Gran Bretagna. Continuiamo a sentirlo slegato, butta fuori sentori amarognoli di chinotto, di buccia di mela. Rimane una acidità viva di uva, fa salivare. I tannini spingono. Diluito, rimane amarognolo. F: legno, vino, amarezze.
A qualcuno piace porto. Non a noi. Il finish in queste botti si conferma un animale strano, divisivo, come il pipistrello: tiene lontani gli insetti, ma a qualcuno come bestia fa senso. Ecco, noi ci iscriviamo al secondo partito. Il fatto che le botti contenessero Ruby Port, cioè più fresco del Tawny, rende il marriage ancora più hard. Severi, diamo un 77/100. Ma comprendiamo se a qualcuno è piaciuto.

Ballindalloch 2017 Virgin oak single cask for UK (2017/2025, OB, 62.7%)
Single cask #69, virgin oak, solo per il Regno Unito. 330 bottiglie. C: oro carico. N: il manuale del virgin oak: pagina 1 il cocco, pagina 2 la vaniglia, pagina 3 la pera, e così via. Qui l’alcol si fa sentire, ma non in maniera becera. Però rispetto agli altri single cask qui spinge di più (e a onor del vero è anche più alto il grado alcolico). Anche il legno è naturalmente più presente. Qui la diluizione premia enormemente il naso: esplode la mou, si fa molto aromatico (confetto, banana) e pure goloso. P: rimane abbastanza alcolico, ma il corpo sostiene la potenza. Oleoso, con noci pecan e pera disidratata in primo piano. E legno ovviamente. Con acqua si prende la scena la clorofilla, la parte balsamica della quercia americana. Ancora caramello e cioccolato al latte. F: non lunghissimo, oleoso ancora. Liquirizia ripiena e dolcezze vanigliate.
Ben fatto, preciso, un’ode alla botte vergine e ai suoi sentori poderosi e senza compromessi. Più alcolico degli altri, però godurioso e pieno, soprattutto al palato. Un 86/100.

Ballindalloch 2014 single cask (2014/2025, OB, 61.3%)
Celebrative cask numero 106, un Oloroso sherry butt invecchiato 10 anni e 51 settimane. C: mogano. N: favoloso, un Oloroso old style comme-il-faut. Il che significa uvetta e fichi secchi, prugne e bancali di liquirizia. Tanta mora, polvere da sparo e cioccolato fondente. Insomma è uno sherry monster intenso, profondo, che si arricchisce con screziature umide di cantina, di té nero iper-infuso. Ricola ai frutti neri, per gradire. P: ricco come Creso, non si sa da dove iniziare perché le suggestioni arrivano tutte insieme, tutte abbastanza coerenti col naso: liquirizia, cioccolato extra fondente, pelle conciata, more, uvetta. Più sporchino del previsto, tra tamarindo e noci. Il legno c’è, ma non ha quel morso astringente che ci si aspetterebbe da un colore così carico. L’alcol è perfetto, col tempo si asciuga. F: lungo, avvolgente, di nuovo questa mora vagamente fumé si unisce alla frutta secca oleosa.
A noi questo bambino è piaciuto davvero tanto, considerando che è solo un 10 anni. Il barile era un capolavoro e il distillato lo sostiene benissimo. Non è il più complesso del mondo, ma mette in mostra un profilo di per sé ricchissimo e godurioso, ben più di alcuni invecchiamenti più considerevoli. 91/100 e sappiamo di essere nel giusto.

Sottofondo musicale consigliato: Dargen D’Amico – Dove si balla

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/14/balla-con-ballindalloch/feed/ 0
Piccole rece che voi umani… vol. 12 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/12/piccole-rece-che-voi-umani-vol-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=piccole-rece-che-voi-umani-vol-12 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/12/piccole-rece-che-voi-umani-vol-12/#respond Tue, 12 May 2026 10:23:59 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42621 Continue reading →]]> Rieccoci con recensioni random buttate lì a caso come il parmigiano sulla pasta, o come il parmigiano sul cappuccino, ancora più random. C’è molta sete nel mondo e così poco tempo per bere tutto, non perdiamoci in ciance.

Glen Grant 23 yo “9.178 – A Leathernecks cyberman” (1996/2019, SMWS, 55.3%)
First fill Oloroso sherry hogshead finish. C: rame chiaro. N: intrigante e aromatico, si apre con palo santo e resina, per poi virare sulla frutta secca: mandorla, nocciola e albicocca disidratata. Il cuoio prende il comando del naso, seguito dalle note nocciolate e ossidate dello sherry. Prugna, amarene essiccate è un che di violetta. Ricorda l’Armagnac. P: subito pieno e soddisfacente, con un alcol perfettamente integrato. La parte vinosa reclama il suo tributo di acidità, tra cioccolato fondente monorigine e arancia. Le spezie crescono, così come un che di radici (liquirizia e cassia), ben bilanciate da un miele di castagno. Incenso. Il secondo palato allappa un filo, retrogusto di vaniglia e lilium. F: mmm, si fa dolciastro e quasi stucchevole, con ancora miele, caramello e arancia. Anzi, Corrado dice Cebion. Da assumere dopo i pasti.
Naso e primo palato ci facevano sognare, poi pian piano si perde e il finale non è indimenticabile. Evoluzione strana, che non aiuta a dare un voto entusiasta come poteva esserlo al naso: 87/100.

Ardnahoe Distillery esclusive “Skerryvore XX” 5 yo (2025, OB, 50%)
Otto barili per produrre questo whisky: 1 Oloroso hogshead, 3 PX quarter casks, 3 bourbon barrel, 1 refill barrel. C: oro. N: molto giovane, e fin qui niente di strano. C’è una bella freschezza erbacea che parte dalla pera e approda al lime e alle alghe, perché in un attimo lo iodio ti porta in riva al mare, con un fumo di torba che spira gentile. Minerale, certo, con muschio bianco e talco, ma anche agrumato (pompelmo). Fieno affumicato, fumo freddo e un guizzo acido. P: che spettacolo i whisky costieri giovani fatti bene. È subito soddisfacente, con un cereale rotondo e grasso, con note di tostatura e tabacco Virginia, nocciole e torba. La parte cerealosa si fa cremosa e dolce, tra il porridge e il pandoro: si sente una nota di latte intero, di panna, mescolata al miele. Si ripresenta una nota citrica, non aggressiva ma che aiuta a tenere in tensione il sorso. F: coerente con fumo dolce, cioccolato bianco, Ciocorì e vaniglia.
Premiamo la grande rotondità del sorso di un giovincello davvero ben fatto. Lo sherry si sente relativamente poco, ma non è un difetto. Anzi, così si sprigiona la potenza aromatica del malto. Buonissimo: 88/100 anche se non è il re della complessità.

Bunnahabhain 9 yo The Artist (2014/2024, LMDW, 48%)
Torbato, 1687 bottiglie rilasciate. C: paglierino. N: lo riconosceremmo fra mille, il giovane Bunna torbato, anche perché lo abbiamo pure imbottigliato nella nostra prima serie… Nudo e crudo, con quella aria di limone e acqua di mare in cui sguazzano salicornia, ostriche, carambola e melone bianco. Su questa impalcatura di estrema freschezza isolana ecco spuntare il malto: shortbread salati e un filo di fumo non invasivo. La gradazione lo intimidisce un po’. P: qui invece l’ingresso in bocca è più deciso, di nuovo sul limone (sorbetto al limone e limone candito) ma con una cenere più netta. Anche la frutta è più presente, pesca tabacchiera grigliata e melone bianco di nuovo. In generale, ha un mouthfeel avvolgente, con qualcosa di noci di macadamia, vaniglia e un crescendo di braci e cenere spenta. F: zucchero vanigliato e torba minerale con un tocco erbaceo. Non lunghissimo.
Olfatto un po’ trattenuto, primo palato convincente, tutto al posto giusto. Non sorprende, ma che bella bevuta nel suo genere: 86/100, il voto alla solidità classica di Bunna.

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/12/piccole-rece-che-voi-umani-vol-12/feed/ 0
inchgower 9 yo (2016/2026, Lloyd’s liquid sunshine, 54.2%) https://www.whiskyfacile.com/2026/05/11/inchgower-9-yo-2016-2026-lloyds-liquid-sunshine-54-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=inchgower-9-yo-2016-2026-lloyds-liquid-sunshine-54-2 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/11/inchgower-9-yo-2016-2026-lloyds-liquid-sunshine-54-2/#respond Mon, 11 May 2026 12:27:20 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42584 Continue reading →]]> Reduci dal Milano Whisky Day nella mai dimenticata cornice dell’Hotel Marriott, che tanti fegati ha visto disintegrarsi nel corso di infiniti Whisky Festival in passato, possiamo concentrarci sul gran ritorno delle recensioni. Dobbiamo dire che, mentre raccontavamo i nostri imbottigliamenti a voi nostri grandi amici e sostenitori, siamo riusciti a mietere un numero mostruoso di campioni, quindi ora non ci resta che bere.
Iniziamo con il whisky di un amico, il primo “figlioletto” di Matteo Zampini, la barba e la pipa più eleganti della scena whiskosa milanese. Matteo nel 2021 ha fondato con Philip Lloyd la Lloyd’s Liquid Sunshine, un’azienda di selezione e imbottigliamento di distillati dal concept un po’ diverso dal solito, basato sull’idea molto british dei “syndicates”. Non scenderemo troppo nei dettagli, ma è una maniera di unire investitori interessati a ricevere una certa quantità di bottiglie da barili selezionati, evitando gli immensi sbattimenti burocratici che il possesso di un cask e l’imbottigliamento recano con sé.
Va beh, se siete interessati sul sito trovate tutti i dettagli, noi ci concentriamo sulla bottiglia. Etichetta molto Art Déco, single malt dallo Speyside (la base del blended Bell’s), invecchiamento in sherry: parliamo di un Inchgower in ex first fill Oloroso cask, 318 bottiglie in tutto. Il colore è un rame scuro.

N: beh, c’è grande intensità fin dalla prima snasata. Le sensazioni immediate sono ovviamente di sherry fruttato e acido, quindi amarene sotto spirito, molta arancia, prugne secche. Lo sherry evolve poi verso le noci, il tabacco conciato e una nota più profonda e sticky, tra la pasta di liquirizia e il Vegemite australiano. Giacomo, che non ha perso il naso da vecchio usmatore di malti, butta lì una suggestione che all’inizio sembra frutto del suo sempre più innegabile delirio, ma dopo un attimo si dimostra essere un colpo di genio: sedano. Ebbene sì, c’è qualcosa di erbaceo, croccante e vagamente floreale dietro la coltre di sherry (le note ufficiali parlano di ibisco e noi non possiamo che sottoscrivere, aggiungendo anche un “karkadé” per sottolineare che siamo multiculturali). Anche un che di inchiostro e metallo, non heavy metal, più “glamour metal” dai.

P: la prima cosa che colpisce è l’oleosità e la spezia, materia prima preziosissima nell’universo di fiction della saga di Dune ma anche nel whisky non è niente male. Inchgower è famosa per il palato speziato, che vira al sapido. E anche qui non fa differenza: pepe a mazzi (bianco, rosa, di Timut), zenzero, chiodi di garofano, liquirizia al peperoncino. Il tutto immerso in un magma di caramello al burro, composta di fichi, prugne cotte e tabacco. Il tabacco nella marmellata, che immagine epicurea. Lo sherry è vibrante, l’astringenza e il tannino si fanno sentire ma non esondano. C’è della mela rossa, poi ecco l’Oloroso col suo corpaccione: cuoio again.

F: medio lungo, con ancora molta spezia, marmellata di arance e uvetta. Quell’idea erbacea di sedano diventa porcino essiccato. L’arancia ancora rende tutto meno sticky e più croccantino. Inteso come aggettivo, non come il dolcetto. Inteso il biscottino, non il vino delle Langhe… Insomma, ci siamo incasinati ma il finale è proprio buono.

Uno sherry monster iridescente che nonostante l’invecchiamento non eccessivo riesce a regalare suggestioni molto differenti con alcune note davvero particolari che lo rendono piuttosto unico. Il sedano al naso, per esempio, è qualcosa che colpisce (e può anche dividere). Così come il bel mix di mouthfeel oleoso e spezia al palato. Quella parte di arancia, lievemente amara, “sgrassa” il tutto, mantiene il sorso in tensione e lo rende più beverino di quanto un invecchiamento in first fill Oloroso potrebbe lasciar supporre. Per noi è un bell’87/100.

Sottofondo musicale consigliato: ZZ Top – Sharp dressed man

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/11/inchgower-9-yo-2016-2026-lloyds-liquid-sunshine-54-2/feed/ 0
Il gioco delle coppie: Springbank 8 yo (2017/2025, OB SOCIETY BOTTLING, 54.7%) vs Sprinbank vintage 1998 (1998/2025, OB, 48.3%) https://www.whiskyfacile.com/2026/05/07/il-gioco-delle-coppie-springbank-8-yo-2017-2025-ob-society-bottling-54-7-vs-sprinbank-vintage-1998-1998-2025-ob-48-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-gioco-delle-coppie-springbank-8-yo-2017-2025-ob-society-bottling-54-7-vs-sprinbank-vintage-1998-1998-2025-ob-48-3 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/07/il-gioco-delle-coppie-springbank-8-yo-2017-2025-ob-society-bottling-54-7-vs-sprinbank-vintage-1998-1998-2025-ob-48-3/#respond Thu, 07 May 2026 11:07:46 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42607 Continue reading →]]>
Interno notte di uno studio notarile stimato. Nel silenzio della Milano industriosa che finalmente si prende una pausa di riposo, due professionisti si versano due bicchieri. La primavera è tiepida, le Olimpiadi hanno lasciato un gradevole retrogusto di Erasmus globale e di overdose da curling. Il clima ideale per bere e recensire due Springbank, che come tutti sanno è il whisky preferito dai campioni olimpici di short track. Ah non lo sapevate? Problemi vostri, ora lo sapete e potete vantarvene anche al bar. Ringraziateci poi con calma.

Springbank 8 yo (2017/2025, OB Society bottling, 54.7%)
Invecchiamento in fresh fill Madeira cask. C: rame chiaro. N: il primo naso è inquietante, tra buccia di pera e trementina, con un destabilizzante intermezzo in un mobilificio. Ci sono zolfo e solforosa, che insomma… Dopo un discreto tempo comincia a farsi strada qualcosa di più compiutamente Campbeltownesco, ovvero il mare. Insieme a té infuso e legna appena spaccata. Frizzante e iodato, con quasi zero frutta. Diluito, compare la torba e quel tocco salmastro si fa più netto. P: un altro whisky: ora è super aromatico e dolce, con zucchero di canna che vira al succo d’agave. La gradazione è perfetta, un filo meno la parte vinosa che alza troppo la cresta. Resta teso è mai stucchevole, con un che di affumicato nel retro nasale. F: ancora dolcemente fumé, con una salicornia salata molto Springbank e parecchio pepe e zenzero.
Il naso iniziale è duro da definire godibile, poi si sistema un attimo e soprattutto al palato si fa interessante. Bene il dna costiero che emerge, ma non siamo fan sfegatati: 85/100.

Sprinbank Vintage 1998 (1998/2025, OB, 48.3%)
1500 bottiglie e 26 anni di invecchiamento. C: ambra. N: vecchiaia agiata, divani di pelle ereditati, cantine in cui riposano bottiglie degli anni ‘70 sepolte da polvere e umidità. Insomma, sa di tempo e vecchio stile. Oleoso fin dal naso, con noci e una punta di rancio e anche olive al forno. La frutta è processata, albicocche secche e fichi secchi. P: entusiasmante fin da subito, un mix di miele, sapidità e sali minerali che fanno tanto bene al nostro organismo. Anche qui ripetiamo il senso di oleosità, le noci. E aggiungiamo i datteri ricoperti di cioccolato e l’uvetta cilena. Lo sherry si fa sentire chiaramente, di nuovo cioccolato e arachidi salate e un guizzo floreale. F: radici di liquirizia in un mix dolce/amaro, olio d’oliva e sale.
Questo è un 91/100, signore, signori e signor*. Non il più complesso Springbank del mondo, ma la sensazione di estasi al palato vale tutto questo voto. Anche il naso, seppur evidentemente over 25, mantiene una grazia e un’eleganza non comuni. Noblesse.

Sottofondo musicale consigliato: Stone Temple PilotsSex type thing

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/07/il-gioco-delle-coppie-springbank-8-yo-2017-2025-ob-society-bottling-54-7-vs-sprinbank-vintage-1998-1998-2025-ob-48-3/feed/ 0
botti da orbi rum variations: PLANTERAY JAMAICA 2013 (2025, OB for Daiquiri cocktails bar, 51.8%) https://www.whiskyfacile.com/2026/05/06/botti-da-orbi-rum-variations-planteray-jamaica-2013-2025-ob-for-daiquiri-cocktails-bar-51-8/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=botti-da-orbi-rum-variations-planteray-jamaica-2013-2025-ob-for-daiquiri-cocktails-bar-51-8 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/06/botti-da-orbi-rum-variations-planteray-jamaica-2013-2025-ob-for-daiquiri-cocktails-bar-51-8/#respond Wed, 06 May 2026 12:56:07 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42599 Continue reading →]]> Perdonateci por nuestra vida loca, ma siamo reduci da scorribande piratesche nei Caraibi e dunque ci è presa questa terribile nostalgia del distillato di canna, una morsa allo stomaco che ci costringe a recensire subito uno dei (tantissimi, toccherà fare qualcosa per berli…) samples di rum che giacciono nei nostri armadietti.
Prima di attaccare i campioncini, però, apriamo una bottiglia. La bottiglia di un amico.
Si tratta di un single cask selezionato da Cristian Camnasio del Daiquiri cocktails bar di Cormano, un Jamaica 2013 per la Single Cask Collection del marchio Planteray, brand del gruppo Maison Ferrand. Cosa si nasconde dietro questa dicitura? Rum di melassa distillato in pot still a Clarendon e invecchiato per 3 anni in bourbon cask ai Caraibi e poi per 6 anni e otto mesi (di cui due anni e due mesi in ex Madeira) nei magazzini di Maison Ferrand, in Cognac. Zero dosage, esteri bassi e un carattere che ha convinto Cristian a imbottigliarlo come ha imbottigliato insieme a noi il Copperworks 3 anni.

N: interessante e inatteso, con una bella anima funky. Non aspettatevi le botte di esteri di Hampden: un filo di smalto per unghie c’è, ma è la tropicalità la nota che spicca, con ananas, carambola e soprattutto un lime aromatico e frizzante, che grida “daiquiri” ai quattro venti. E come potrebbe essere altrimenti? Queste sfumature acidule, che giocano con l’uva spina e il pompelmo, sono anche dovute al Madeira, con la sua dimensione vinosa. C’è pure una screziatura sporchina che aumenta il fascino generale del naso, a cui caramello, vaniglia, legno e una nuova ventata di lime quasi floreale fanno da corollario.

P: indiscutibilmente giamaicano, si avverte dalla potenza al palato e da quel tocco tanto pot still, un mix di corpo robusto e oleoso e di nuovo la frutta esotica macerata. Non si può parlare compiutamente di idrocarburi, ma un’ombra di officina c’è. E poi il legno, ovviamente, con il suo portato di cola, caramello e spezie. Ecco, il legno è gentile ma percepibile, più il rovere europeo ovviamente di quello americano. Il retrogusto è quello delle botti ex Madeira, quindi frutta secca e acidità, con annessa salivazione. Il grado alcolico tiene bene, una certa piccantezza si prolunga nel finale…

F: …che è più asciutto, non lunghissimo ma ben equilibrato fra muscolo giamaicano e dolcezza.

Ve la buttiamo lì: la Giamaica sta al rum come Islay sta al whisky. Il vigore aromatico dei rum dell’isola è inconfondibile quanto la torba, anche se la mole di esteri presente non è contundente come in altri casi (63 grammi per ettolitro, nulla se confrontato con certi Hampden). Qui siamo di fronte a un giamaicano di sostanza ma mai prepotente, un sorso deciso, pieno, con struttura da vendere, ma senza quelle asperità eccessive che fanno amare o odiare gli “high esters” rum. Preciso, per nulla incline alla dolcezza facile, si fa sorprendente quando le note del barile ex Madeira aggiungono complessità. Cormano non è mai stata così rasta: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Johnny B. Goode – Peter Tosh

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/06/botti-da-orbi-rum-variations-planteray-jamaica-2013-2025-ob-for-daiquiri-cocktails-bar-51-8/feed/ 0
Port Ellen ‘PE5’ (anni ’80/2011, Elements of Islay, 57.9%) https://www.whiskyfacile.com/2026/05/05/port-ellen-pe5-anni-80-2011-elements-of-islay-57-9/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=port-ellen-pe5-anni-80-2011-elements-of-islay-57-9 https://www.whiskyfacile.com/2026/05/05/port-ellen-pe5-anni-80-2011-elements-of-islay-57-9/#respond Tue, 05 May 2026 18:07:21 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42592 Continue reading →]]> Torniamo a mulinare la penna (e la tastiera…) con un Port Ellen così, di botto, senza senso. Per farci perdonare il lungo silenzio, abbiamo scelto un sample di peso, nella fattispecie un Port Ellen dei primi anni ’80 (ha chiuso nel 1983) imbottigliato nel 2011 a grado pieno per il marchio Elements of Islay, di proprietà di quel geniaccio di Sukhinder Singh, ex patrono di The Whisky Exchange e ora felice proprietario della distilleria Tormore, della neonata Portintruan e della Elixir distillers, sotto il cui ombrello appunto opera Elements of Islay. Questo refill sherry cask è l’ultimo dei cinque barili imbottigliati da EoI. Il colore è un bel bronzo.

N: ossido e metallo ci accolgono con quel bucolico sentore di rame tiepido a metà fra un circuito stampato surriscaldato e una still house. Potente, con un’idea di idrocarburi combusti, diesel e cimici: insomma, si apre terroso e metallico, tutt’altro che accogliente ma anche demoniacamente affascinante. Il connubio torba old style e sherry altrettanto old style regala una profondità altrettanto old style di fichi secchi e prugne, ma non è tutto. C’è poi la parte marina, di salamoia e pescherecci abbandonati, il che significa cordame e nafta, salsedine e pesce. Ed è qui che succede il miracolo: tutto si quieta, si armonizza, tutto si fa delicato ed elegante. Sì, anche l’ossido e il metallo, il fumo e il salmastro. E spunta del cioccolato. Beh.

P: pieno e oleoso come ce lo aspettavamo, ma più fruttato del previsto. E non solo con la frutta secca (noci, arachidi e di nuovo fichi e datteri): no, c’è anche tutta una teoria di frutta essiccata, dal mandarino al mango, passando dal passion fruit. Questo senso di frutta cerosa, avvolgente, è di rara eleganza, e rende ancor più vivido il contrasto con la sapidità di fondo. Lo sherry è aggraziato, con un legno evidente ma delicato e un che di braci, di incenso che brucia, di barbecue di mare. Il retrogusto, tra torba e sherry, è tutto della cera.

F: più torbato e cinerino (non come l’airone) del previsto, non lunghissimo però. Un accenno di frutta secca amarognola, mandorle e coriandolo.

C’è della grandezza, ma non per tutti. L’impatto è di quelli sfidanti, certe staffilate metalliche e sporchine sono manna per gli appassionati ma possono stordire un neofita. Il resto è un capolavoro di equilibrio, di gradazione perfetta, di sherry e torba di livello eccelso. Niente da dire, un 91/100 fatto e finito.

Sottofondo musicale consigliato: Am I a demon? – Ron Gallo

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/05/05/port-ellen-pe5-anni-80-2011-elements-of-islay-57-9/feed/ 0
saburomaru ‘The fool 0’ (2017/2020, OB, 48%) https://www.whiskyfacile.com/2026/04/15/saburomaru-the-fool-0-2017-2020-ob-48/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=saburomaru-the-fool-0-2017-2020-ob-48 https://www.whiskyfacile.com/2026/04/15/saburomaru-the-fool-0-2017-2020-ob-48/#respond Wed, 15 Apr 2026 14:22:41 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42575 Continue reading →]]> Aggiungiamo una bandierina sul nostro planisfero distillatorio mondiale. Oggi assaggiamo per la prima volta un Saburomaru, whisky che ha un nome a metà strada fra un campione di Sumo, un personaggio secondario di Mortal Kombat e un’automobile pimpata.
Va beh, inutile prolungare oltre quello che sappiamo tutti arriverà ora, ovvero… lo spiegone!
La distilleria Wakatsuru Saburomaru è stata aperta nel 1952 a Tonami, nella conurbazione di Toyama. La regione è quella di Hokuriku, la tradizione è quella ovviamente del sake e dello shochu (lo stabilimento principale è del 1862). Specialità della casa – da quando ha riaperto nel 2017 dopo un devastante incendio, sono i whisky torbati: 100% torba, non proprio comune. Il carattere del malto secondo gli esperti è dato dai fermentatori in legno e dai particolari alambicchi Zemon, “ispirati alle campane dei templi buddisti”. Sentiamo già quel profumo inconfondibile di story-telling….
Insomma, chiudiamo dicendovi cosa abbiamo nel bicchiere: un single malt (Saburomaru imbottiglia anche blended malt) “heavily peated” a 50 ppm. Si tratta del primo single malt imbottigliato, ragion per cui in etichetta troneggia uno Zero gigante. Il colore è oro

N: la gioventù vibra in note di pera, litchees e mela coperte di zucchero filato. D’altronde, un whisky di tre anni di quello deve sapere: di distillato e infanzia. La dolcezza si fa via via più interessante, compare dello sciroppo d’agave, con venature vegetali e sentori di pesca bianca. Si alzano volute di clorofilla, di betulla, una nuvola di fumo mentolato e sauna molto leggera, non il torbatone a cui siamo abituati. Il barile aggiunge della vaniglia e col tempo il cereale si prende la scena il cereale: è puro, chicco fermentato, riso, porridge, insomma materia prima allo stato brado. Il profumo è quello di certe weiss, quindi lievito e orzo. Primigenio.

P: molto preciso, con tutto al suo posto: avete detto dolcezza? Ecco ancora la vaniglia, dell’orzata e una parte di caffelatte zuccherato. Avete detto spezia? Via di pepe bianco (parecchio), ma anche semi di senape, anche wasabi ma forse è solo una suggestione nipponica. Avete detto vegetale? Ecco un che di albedo di limone, insalata iceberg e chicco d’orzo crudo. E la torba? C’è, ma non è heavy: caramello bruciato (e salato), fumo freddo e grande eleganza fumé, più che torbatona, impreziosita da un accenno quasi metallico che non stona. Se dobbiamo trovargli un piccolo difetto, ovviamente legato alla giovane età, è un che di pasta fermentata un po’ troppo piccantina.

F: amarognolo/vegetale, con dragon fruit, litchees e di nuovo chicco torbato crudo. Forse anche radici varie non meglio specificate.

Assolutamente a nostro agio in questa nuova era delle distillerie neonate che puntano sulla materia prima e la qualità del distillato. Una “opera prima” a regola d’arte, in cui non si cercano scorciatoie ma si valorizza l’orzo e la piacevolezza che i semplici sentori dell’alambicco sanno regalare. Godibile, ordinato, senza asperità, con una profondità non immediata. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Devendra Banhart – Little yellow spider

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/04/15/saburomaru-the-fool-0-2017-2020-ob-48/feed/ 0
IL BENESSERE IN 5 WHISKY https://www.whiskyfacile.com/2026/04/14/il-benessere-in-5-whisky/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-benessere-in-5-whisky https://www.whiskyfacile.com/2026/04/14/il-benessere-in-5-whisky/#respond Tue, 14 Apr 2026 11:16:31 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42547 Continue reading →]]>

Corrado, nostro uomo all’Avana eccezionalmente inviato non a Cuba ma a Morimondo, fuori Milano, è rientrato recentemente da una missione off secret ad alto tasso di pericolo. Sfidando l’epicureismo, infatti, ha partecipato a un pranzo alla Trattoria di Coronate, un pasto ad alto tasso di goduria spiritica. Abilmente guidati da Matteo Zampini e da Luca Bellia, il nostro eroe e gli altri gaudenti hanno assaggiato cose ottime, accompagnate da quegli snack light che tutti i degustatori consigliano: mondeghili e risotto con l’ossobuco. D’altronde, son capaci tutti di degustare con i crocchini all’acqua del Mulino Bianco, i veri immortali degustano col midollo e la gremolada. Mai mulà.

Glen Elgin 1971 (1971/1985, R.W. Duthie for Samaroli, 50%)
Imbottigliamento epico dell’etichetta costola di Cadenhead’s. Glen Elgin era la base malto del blended White Horse ai tempi. C: oro. N: bergamotto e confetti al limone, un naso etereo e dolce, bianco e giallo come la bandiera del Vaticano, oggidì sotto attacco da parte dei luterani della Magione Albina d’Oltreoceano. Il malto è evidente, con brioche e cereale. Mandorla e polvere, quel pizzico di Old bottle effect. Anche un che di oleoso, semi di lino e lemon curd. Si apre col tempo, facendo emergere una certa mineralità e un che di gianduia. P: l’oleosità si moltiplica: nocciole, ancora, ma anche olio d’oliva. Più fruttato, con pesche gialle, pere, pompelmo rosa. Vivace ed energico, reso ancor più interessante da un accenno minerale e quasi “sporchino”, come di metalli e officine lontane. Godibile. F: non lunghissimo, con ancora malto, buccia di limone di Sorrento, pepe bianco e un mix di minerali e zuccheri.
Non un prodigio di complessità, ma grande sostanza e piacevolezza e una curiosa, riuscitissima anima costiera “fuori zona”. Peccato il finalino castrato, avrebbe meritato di più. 88/100.

Glenlivet 20 yo (1965/1985, Intertrade, 56.9%)
Uno degli ultimi imbottigliamenti da orzo maltato internamente prima della chiusura del malting floor. C: bronzo chiaro. N: Zampini dice “petricore” ed è subito ovazione della curva. D’altronde come descrivere il senso di umidità, di sassi bagnati, di muri ammuffiti che fa tanto malting floor e vecchio dunnage? Si sente il cereale inzuppato, ma anche il biscotto al miele, con arance rosse un po’ ammuffite lasciate sulla stufa. Dalla stufa si leva anche una parte di fumo. La frutta? C’è: mirabelle, albicocche in confettura (in un croissant) e mandarino. Bella la nota di carta stampata, di inchiostro che ben si sposta con la terra bagnata. P: un’onda di calore calmo, oleoso e arancione, come le arance inzuppate nel cioccolato al latte. C’è questo mix denso di pesche sciroppate e mandarini, mele cotte e cuoio. C’è dello sherry ovviamente, l’influenza è netta. Il grado alcolico è integrato alla perfezione, ma una punta d’acqua fa emergere una mineralità quasi sapida che ci fa volare. F: lungo, profondo, di nuovo sapidino: tabacco Virginia, cacao e divinità assise in trono.
Diamo un 93/100 pieno per un whisky da bere tutto il giorno, tutti i giorni e tutta la vita. Le sue inclinazioni più umide e minerali sono i tratti che ci fanno innamorare. Un punto in più per il nostro insindacabile e legittimo piacere personale: è il nostro genere.

Dallas Dhu 17 yo (1970/1987, Sestante import, 58.3%)
Unica distilleria-museo ferma al 1983, progettata dal re delle pagode Charles Doig. Questo imbottigliamento è uno dei più falsificati di sempre. C: ottone. N: profuma di purezza, con malto, erba tagliata. Fresco come acqua di cetriolo, come cervo che esce di foresta, direbbe Boskov. Una dolcezza aromatica di miele d’acacia, zagara e sciroppo d’acero avvolge un che di mango e arance candite. Sorprendente. P: grandissima complessità e pulizia: la mineralità scrocchiarella della mela Granny smith si unisce a un filo di fumo, tipo bosco, sauna e Calvados: la tripletta dei campioni. Molto verde, citrico e aromatico, diremmo cedro e uva spina, con un accenno di magnesia e olio sintetico. F: verde e vagamente amaro, qualcuno dice che si scivola verso il saponoso. Fruitella verde. Esisteva?
Preso appena in tempo, per i capelli, prima che il tempo se lo portasse via. Forse il più sorprendente per la natura delle sensazioni, così fresche, erbacee e inaspettate. Un 91/100 senza discussioni.

Miltonduff 22 yo (1966/1988, Sestante import, 58.4%)
Distilleria al cuore del blended Ballantine’s, malto dichiaratamente invecchiato in sherry. C: ambra rossastra. N: sherry molto elegante, come una nobildonna che beve té nero al bergamotto sul suo sofà di seta. Mirtilli, erbe, sciroppo per la tosse… ed è subito caramella Ricola. Una parte cerosa/oleosa di paraffina è certamente presente, come le spezie del legno. Kiwi? Dimenticavamo altre note tipiche degli sherry old scool, ovvero cuoio appena marchiato, crema catalana e uvetta essiccata. Arance rosse, pure. P: cioccolato, more, fichi. Repeat. Té nero zuccherato della fiera degli alpini, che sa anche un po’ delle castagne degli alpini. E anche un po’ di alpini stessi. Miele di castagno in cui annega frutta esotica alla griglia, a partire dall’ananas e dal mango. Il tutto con una spolverata di pepe bianco. Strepitoso, è multiforme e sfaccettato, ogni secondo una sensazione diversa. F: arancia amara, cacao, pelli e tabacco. Che libidine.
Siamo di fronte a uno dei dram migliori che abbiamo assaggiato quest’anno, ma non solo. Uno sherry monster infinito, in cui l’equilibrio tra corpo, legno e frutta raggiunge vette non facilmente spiegabili. C’è un miracolo di bilanciamento e di espressività unico e soprattutto questa capacità di cambiare continuamente durante la bevuta, il segno eterno della grandezza. 94/100.

Longmorn 21 yo Intertrade import (1965/1986, Gordon MacPhail, 55.8%)
Anche qui maltavano ancora a pavimento. C: ambra scura. N: sugo e brodo, arrosto agli aromi. Sherry monster della categoria puzzona e umami, tra umeshu e asfalto, cioccolato extra-dark e vecchi libri ingialliti. Bacon affumicato, caramello incrostato e bruciato. Mandarini che veleggiano verso la putrescenza. Il tutto però stranamente molto elegante: magia. P: un enorme volume di sapore, che sfoggia in prima fila ciliegie sotto spirito, prugne secche, cuneesi al rum. Qualcuno dice che versarlo su un gelato alla crema sarebbe la morte sua e questa leziosità ci conferma l’altissimo gradiente di benessere della giornata. Caldarroste, fumo croccante, pane nero spalmato di marmellata ai frutti di bosco. E una parte erbacea quasi di genziana. Vecchia scuola, il che significa anche tabacco, cacao e cuoio. Old dirty bastard. F: lunghissimo, con legno possente e struttura, ma anche eccellente piacevolezza nonostante la gradazione.
Bestia incredibile, per nulla facile e forse non nelle nostre corde, ma ne riconosciamo la clamorosa potenza in termini di sapori e suggestioni. Ma – giusto per rimarcare che i voti cercano di essere obiettivi ma sono necessariamente anche personali – un punto in meno del Glenlivet: 92/100.

]]>
https://www.whiskyfacile.com/2026/04/14/il-benessere-in-5-whisky/feed/ 0