blended – WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com TASTE IT EASY Fri, 17 Oct 2025 14:55:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.5 https://www.whiskyfacile.com/wp-content/uploads/2020/06/cropped-WHISKYFACILE-WF-sfondo-nero-32x32.jpg blended – WHISKYFACILE https://www.whiskyfacile.com 32 32 Chivas regal ‘the icon’ (2015, OB, 43%) https://www.whiskyfacile.com/2025/10/17/chivas-regal-the-icon-2015-ob-43/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=chivas-regal-the-icon-2015-ob-43 https://www.whiskyfacile.com/2025/10/17/chivas-regal-the-icon-2015-ob-43/#respond Fri, 17 Oct 2025 14:55:35 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=42154 Continue reading →]]> Siccome tra le nostre fila abbondano gli ambasciatori del benessere, qualche settimana fa abbiamo inviato il proconsole Corrado all’Autodromo di Monza a rappresentarci mentre Luca Perego – nuovo brand ambassador di Chivas – sbicchierava blended di un certo livello. Nella sua missione diplomatico-recensiva, Corrado ha portato a casa due sample. Il primo lo beviamo oggi.
Si tratta di un Chivas Regal appunto, che a quelli della nostra generazione riporta alla mente pubblicità in cui alto-borghesi alto-spendenti si ritrovavano in salotto a discorrere di tauromachia e piaceri della vita. Nella fattispecie, è una versione ultra-premium che si chiama ‘The Icon’: un blend di whisky di più di venti distillerie (alcune anche chiuse), commercializzato in un decanter di cristallo Dartington che richiama la vecchia bottiglia verde del 1909, anno in cui appunto la Chivas Brothers lanciò il Chivas Regal. La ricetta negli anni è ovviamente cambiata e dal 25 anni originario si è passati a una gamma più eterogenea e attualmente molto variegata. Ma rimaniamo all’hic et nunc, ovvero all’Icon. Il colore è un rame scuro.

N: come dice il Marchese del Grillo al falegname Aronne Piperno, “bella la boiserie, bello l’armadio, belle le cassepanche”. Insomma, bello tutto questo legno, soprattutto perché arriva al naso impreziosito da note floreali e ricchissime di sherry profondo. Arancia rossa, ciliegie scure, succo di melograno. Se avesse un colore olfattivo sarebbe granata. C’è un filo di fumo di narghilè che cuce insieme i sentori, dallo sciroppo di lampone al cioccolato fino alle prugne più succose. Incredibilmente fruttato, polposo, eppure al contempo regale nella sua compostezza data dal lungo (seppur non dichiarato) invecchiamento. Té nero e roiboos, davvero molto buono. Anche un accenno di vino liquoroso che si sposa benissimo con un tono di muffa nobile, di tappeti e cantine.

P: l’ingresso non è un prodigio di potenza, ma è naturale e anche giusto che sia così. Più dell’esplosività si va sulla profondità. Ancora l’arancia rossa dirige l’orchestra, tra uvetta e mele cotte. Rispetto al naso crescono le sfumature più scure, dal cioccolato fondente alle caramelle al caffè. Sigaro dolce, fichi secchi. Un sorso denso, ma non sticky. La frutta secca (albicocche, ma soprattutto nocciole e noci) asciugano il mouthfeel. Una pesca cotta al forno compare qui e là, con ancora il té molto infuso a regalare tannini. Se il senso del blended è trovare l’equilibrio nel caos, beh qui missione totalmente compiuta.

F: l’arancia si fa buccia, il fondente si fa 100%, l’amarena si fa nocciolo e il legno chiude un finale medio-lungo e molto elegante.

L’etichetta dice blended e dunque ovviamente blended è, ma noi il grain non lo sentiamo. O meglio, i barili e il tempo hanno talmente cesellato questo whisky che nel sorso la componente di whisky di grano regala solo morbidezza e una dolcezza fruttata, senza quelle asperità che i grain mostrano quando sono giovani. Siamo davvero di fronte a un grande prodotto, di quelli che spesso vengono ingiustamente criticati da chi non li ha mai assaggiati solo per il prezzo. Il prezzo lo fa il mercato, noi facciamo i recensori: e a noi questo Icon è piaciuto assai, ci fermiamo a 92/100 solo perché a 43% l’ingresso al palato è un poco timido. Chapeau.

Sottofondo musicale consigliato: Siouxsie and the Banshees – Icon

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compass box ‘celestial’ (2023, OB, 50%) https://www.whiskyfacile.com/2025/06/04/compass-box-celestial-2023-ob-50/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=compass-box-celestial-2023-ob-50 https://www.whiskyfacile.com/2025/06/04/compass-box-celestial-2023-ob-50/#respond Wed, 04 Jun 2025 18:50:28 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=41632 Continue reading →]]> “In the box”, come gridano i telecronisti della Premier League quando si tira il pallone in area sperando che un centravanti grande come una cisterna lo inzucchi in porta. E noi lanciamo la penna proprio “in the box”, Compass Box per essere precisi, sperando che uno dei voluttuosi blended di casa ci regali una gioia. ‘Celestial’ è la quarta, ultima e più torbata release della serie Extinct Blends Quartet di Compass Box. Si ispira a un blend degli anni ’60 e contiene whisky di Ardbeg, Caol Ila, Glen Elgin e Old Pulteney. Più ovviamente a vecchi grain (Cameronbridge e Port Dundas). Ne hanno fatte 5532 bottiglie, il colore è paglierino.

N: delicato e sognante, il fumo che si avverte è subito gentile, molto marittimo. Lime, sassi, magnesia bisurata aromatic che ti fa fare tanti bei ruttini dopo il cenone. La dolcezza è tutta su miele di tiglio, zucchero a velo, pandoro… Ecco, c’è una dimensione di burro e pasta frolla con limone candito molto piacevole, che tira in ballo anche pergamene e vecchia carta. Ecco, c’è quel senso di pagine ingiallite che si sente nelle rivendite di libri usati. Pompelmo in crescendo, timo e armadietto delle medicine.

P: urca mazurca, come cantavano i Matrioska, che torba inaspettata. Molto più pugnace e vigorosa del previsto. L’impatto è sorprendentemente hardcore, nel senso che si sente subito cenere, braci, miste ad albedo di limone ed erbe bruciate. Acciughe alla griglia anche! La parte agrumata è ispida, un acidulo senso di mela granny fa salivare. Ha qualcosa che ricorda un Dry Martini affumicato, è affilato e precisissimo. La dolcezza del grain è davvero complementare, arrotonda qualche spigoletto con un senso di toffee e vaniglia e tartelette alle mele, ma non intacca il profilo: erbaceo, marino e torbato. E con un bel guizzo oleoso/burroso.

F: molto lungo, più secco, con zenzero, menta essiccata e sale. E ovviamente un fumo freddo rigenerante, quasi balsamico. Ananas e mango canditi.

Parecchia differenza fra naso e palato, con un cambio di prospettiva che può sbalestrarti. All’olfatto sembra delicato e old style, mentre in bocca spadroneggia un distillato torbato e isolano senza compromessi. Bene per il finale, ma ci aspettavamo coccole e velluti, più che schiaffi minerali. Però quel guizzo sapido che si prolunga all’infinito ci esalta. Poi va beh, sono quasi 400 euro di bottiglia, ma questa è un’altra storia… 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Leslie Howard – I’m in heaven

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the WHISKY HEROES, 5 bottiglie da film https://www.whiskyfacile.com/2024/12/09/the-whisky-heroes-5-bottiglie-da-film/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=the-whisky-heroes-5-bottiglie-da-film https://www.whiskyfacile.com/2024/12/09/the-whisky-heroes-5-bottiglie-da-film/#respond Mon, 09 Dec 2024 14:13:36 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=40927 Continue reading →]]>

Proprio il giorno prima del Milano Whisky Festival, per iniziare a carburare, abbiamo avuto la fortuna di essere invitati al ristorante della Rinascente con vista Madonnina per la presentazione della collezione “The Whisky Heroes”, dell’imbottigliatore indipendente di Glasgow Brave New Spirits. Il quale non solo ha una propria linea di selezioni (single cask o small batch, invecchiati solo in botti bourbon o sherry), ma sta anche ultimando la costruzione di una distilleria a Campbeltown: si chiamerà Wichburn, produrrà 2,5 milioni di litri l’anno e non vediamo l’ora che sia operativa.
Ad ogni modo, grazie all’importatore italiano Mavolo e al Sales & Marketing Director Paul Dempsey, ne abbiamo assaggiati cinque ed ecco le nostre impressioni.

Linkwood 13 yo ‘The Awakening’ (2024, Brave New Spirits, 53.3%)
Un Oloroso sherry butt che ha dato 522 bottiglie. C: oro scuro. N: brillante e fruttato, con una potenza espressiva e una piacevolezza totali. Pesche, clementini, profuma di marmellata e benessere. Brioche all’albicocca, ma anche una parte più gentile di té al gelsomino. Claudio Riva parla di note di sedano, a testimonianza dell’anima verde. Cresce il pompelmo rosa e soprattutto quel profumo di crostatine all’albicocca che ci portano indietro alla merenda delle elementari. Un che di pinolata. Litches. Ottimo. P: più affilato del previsto, molto vecchio stile. Il legno c’è, con il suo portato di tabacco, cuoio e praline. Il pompelmo rosa è ancora qui, vibrante, per un palato decisamente più secco, con zenzero, albicocche secche, molto malto burroso e un accenno di alcol. F: secco, con malaga, ciliegia candita e macis. Ancora pompelmo.
Bello assai, un invecchiamento in sherry ben fatto, che esalta il malto di Linkwood. Cambia molto fra naso e palato, ma non è necessariamente un difetto. Anzi, è pluridimensionale. Forse è anche il whisky più cerebrale dei cinque, nel senso che non ha una nota eccentrica, è più fondato sulla solidità. A noi piace molto: 87/100.

Cameronbridge 14 yo ‘Call to submission’ (2024, Brave New Spirits, 50.3%)
Single grain invecchiato in first fill PX hogshead, 296 bottiglie. C: mogano. N: si apre con la nota che più di tutte distingue il grain: lo smalto. Per fortuna non dura molto e si stempera in una dolcezza cremosina e speziata. La nota più evidente è la zuppa inglese, o forse è tiramisù. La frutta è arancione, tanta papaya essiccata e arancia rossa dallo sherry. Succo di melograno, uvetta, ma a dominare il secondo naso sono le spezie, dalla cannella ai chiodi di garofano fino alla noce moscata. P: ha queste note quasi esterificate che ricordano certi rum. Liquirizia, cioccolato e uvetta. Una nota particolare ci solletica: il cioccolato Ubric di Claudio Corallo, quello in cui ci sono uvette macerate nel distillato di polpa di cacao. Boeri. Ancora questo mix di legno, sciroppo e acetone. Tannini e boeri. F: sigaro, cacao puro e uvetta. Angostura.
La parte di smalto non ci fa esattamente impazzire, e a dirla tutta forse neanche l’ondata di spezie del palato. Non il nostro genere, ma senza dubbio ha il pregio di essere esuberante, non lascia indifferenti. Per noi manca un po’ di coerenza interna, ma è un 82/100.

Loch Lomond 10 yo ‘Deep creatures of the lake’ (2024, Brave New Spirits, 58.1%)
Small batch di 425 bottiglie invecchiato in botti ex bourbon. C: vino bianco. N: introduciamo una nuova dimensione: la sporcizia. Questo concetto sottovalutato ed erroneamente criticato nel whisky. Qui ci sono sensazioni di fattoria, di iuta, fieno insilato, pavimento di warehouse. Biscotti e agricoltura, fumo di candela e vita rurale. La frutta è bourbon-oriented, quindi cocco tostato e cedro. Cereale macinato che è il grande protagonista e metallo che è il co-protagonista. Con acqua spunta un lato erbaceo. Indivia. P: giovane e maltoso, con vaniglia e legno sugli scudi, il che sorprende il giusto. Si secca subito, non nel senso che si mette di cattivo umore, ma diventa asciutto, distillatoso. Pere, mele gialle, la dolcezza è quella dei cereali glassati, del biscotto Grancereale. L’acqua gli fa un gran bene, smussa gli spigoli. F: legno nuovo, sughero, vaniglia e l’eco di un fumo lontano.
Sicuramente interessante, premiamo l’esperienza divertente con un 83/100. Tecnicamente non il più elegante della serata, ma chi cerca un profilo “diverso” lo amerà sicuramente.

Annandale 8 yo ‘Defender of the crown’ (2024, Brave New Spirits, 52.9%)
Single malt torbato tra i 10 e i 20 ppm, invecchiato in un first fill Oloroso sherry butt che ha dato 676 bottiglie. C: rame carico. N: ecco, qui la sporcizia fa un passo ulteriore verso l’inferno, nel senso che dilaga lo zolfo, il metallo bruciato, il formaggio. Ci sono puzzette che spuntano ovunque, alcune provenienti dal distillato e altre – come l’arancia ammuffita – dal barile. Una bella nota di timo secco e origano, con un’idea di geranio, si spande sopra un sostrato di olio bruciato e melassa. Bordata sensoriale vera. P: la grassezza un po’ lurida ma affascinante è meno esplosiva. In compenso crescono la frutta (prugne essiccate) e la tostatura. Croccante di arachidi, melassa incrostata. Il barile è attivissimo, compaiono noti di nocino, polvere, liquirizia. Con acqua anche qui migliora, si fa più erbaceo e più caramellato. Anice, rabarbaro. F: lunghetto, secco, un filo alcolico e con una bella oleosità.
Cominciamo a cogliere una linea comune di questa serie: il coraggio di sorprendere. Un whisky per chi non ha paura di fare a spallate con un distillato sporco, con note tutt’altro che tradizionali. Stile particolarissimo, una torba zozza che incuriosisce. Poi ecco, non aspettatevi la delicatezza, ma se i patti sono chiari, chiaro è anche il voto: 84/100.

Caol Ila 12 yo ‘The haunting songs’ (2024, Brave New Spirits, 51.6%)
Un finish in first fill sherry oloroso: 694 bottiglie. C: aranciato. N: non perché il colore ce lo ricordi, ma la prima nota è l’arancia. Inchiostro e fumo di camino, mescolato alle ostriche e al sale. Molto scattante, più sulle tonalità dell’agrumato (mandarino) che del salmastro. Patatine BBQ, speck: affumicato e saporito, ma forse patisce un po’ di disconnessione fra barile e distillato. Una suggestione: il sughero che la mamma bruciava per dipingerci i baffi da zorro o da vichingo o da Magnum PI a Carnevale. Sì, ci vestivamo da Magnum PI, avete da ridire!? Due gocce d’acqua acuiscono il lime e fanno emergere un buon caramello. P: alcolico e un filo chiuso, con un’anima vinosa e una legnosa. Falò, ritorna quel guizzo acidulo da aceto di Jerez. Caramello, buccia di albicocca. Migliora con il tempo e anche con l’acqua, che fa far pace a distillato e barile e sprigiona uvetta e cenere. F: trova la pace con un finale sucre-salé. Petto d’anatra affumicato, il che non è male come sapore da tenere con sé per qualche minuto.
Caol Ila è sempre un malto di qualità, non ci sono dubbi. E anche qui si lascia godere facilmente. Non siamo convintissimi però del finish, perché le note vinose sembrano un po’ appiccicate sopra, non propriamente fuse con il distillato. Una pennellata di sherry un po’ così, insomma, non esattamente raffinata. 84/100.

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ballantine’s 30 yo (bott. 1977, ob, 43%) https://www.whiskyfacile.com/2024/12/06/ballantines-30-yo-bott-1977-ob-43/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ballantines-30-yo-bott-1977-ob-43 https://www.whiskyfacile.com/2024/12/06/ballantines-30-yo-bott-1977-ob-43/#respond Fri, 06 Dec 2024 13:48:37 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=40919 Continue reading →]]> Fra i vari parenti che vi possono capitare a Natale, il nostro augurio è che si presenti alla vostra porta lo Zio. Zio Whisky, ovviamente, cioè l’ottimo Armin. Il quale al Milano Whisky Festival non si è fatto mancare nulla. Avremo modo di assaggiare una chicca che ci ha lasciato e anche di riprovare a degustare alla cieca un sample segreto come già fatto l’anno scorso. Per adesso ci accontentiamo di un Ballantine’s 30 anni imbottigliato nel 1977 e importato da Spirit di Genova. Pochi preamboli e si beva, suvvia. Il colore di questo blended d’epoca è oro carico.

N: la prima sensazione che colpisce è quella di una burrosità fuori dal tempo, come se un mix di burro di cacao, burro di karitè e burro classico si fondessero insieme sprigionando un aroma delizioso. C’è del fudge, anche, e perfino il fondo della cheesecakce: biscotti Digestive e burro. Questa dimensione si amalgama alla frutta, che è cremosa, come una ganache alla papaya, o al mango. Marzapane, cioccolato bianco che si arricchiscono pian piano di screziature: fava tonka, una sensazione di fumo, motori a scoppio accesi in lontananza. Tutto fuso insieme.

P: inevitabilmente la morbidezza estrema, unita al tempo e alla gradazione bassa, ha fatto “sedere” i sentori al palato. Rimangono fudge e una dolce idea di frutta cotta che insieme ci suggeriscono una sola cosa: tarte tatin. Ci sono sentori di budino al cioccolato, pan di spagna, crema cotta. La pasticceria nella sua forma più idealizzata: non un vero dolce, ma il paradiso dei dolci. Qualche cenno di sherry, noci e pepe bianco. Ancora quel mix papaya-mango che tante gioie ha dato a WhiskyFacile consentendoci di scrivere “tropicale”, forse la nostra perversione più profonda.

F: medio corto, con ancora frutta esotica, mou, un velo di legno cerato e forse un filo di fumo di sauna.

Senz’altro un whisky buono, ma anche fragile. Soprattutto al palato e nel finale paga un po’ questo corpo non eccezionale, che viene sfarinato dal tempo. Intendiamoci, ha delle note antiche da perdere la testa, e anche la frutta è assai evoluta, fantastica. Dura poco, però, è come un fugace pomeriggio di sole in mezzo all’inverno. Ci accontentiamo di godercelo, dai: 87/100. Grazie Armin!

Sottofondo musicale consigliato: Nine Inch Nails – The Fragile

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il gioco delle coppie: compass box ‘a-side’ (2023, OB, 48%) vs compass box ‘b-side’ (2023, OB, 49%) https://www.whiskyfacile.com/2024/11/22/il-gioco-delle-coppie-compass-box-a-side-2023-ob-48-vs-compass-box-b-side-2023-ob-49/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-gioco-delle-coppie-compass-box-a-side-2023-ob-48-vs-compass-box-b-side-2023-ob-49 https://www.whiskyfacile.com/2024/11/22/il-gioco-delle-coppie-compass-box-a-side-2023-ob-48-vs-compass-box-b-side-2023-ob-49/#respond Fri, 22 Nov 2024 10:52:24 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=40854 Continue reading →]]> Una ventata vintage ci scompiglia i pochi capelli rimasti e le barbe ormai tristemente imbiancate. Ci sembra di essere tornati al tempo dei vinili, o meglio delle musicassette, quelle dove bisognava cambiare lato. Quel senso di fine imminente, quell’incognita del nastro che poteva ingarbugliarsi e sputtanare tutto, quel rumore di meccanismi… tutte cose che la generazione Spotify non conoscerà mai.
Tutta questa pantomima per presentare due imbottigliamenti di Compass Box, l’imbottigliatore indipendente scozzese specializzato in blended e blended malt e in packaging fighissimi. Entrambi fanno parte della serie “New vibrations”: poche ciance, via di recensione doppia.

Compass Box ‘A-side’ (2023, OB, 48%)
Blended grain, composto a sua volta da due blended grains (32,4% e 3,1%) e da un single grain (64,5%). Invecchia in bourbon e Madeira seasoned casks. 930 bottiglie. C: oro carico. N: crema pasticcera e limone, le tartellette alla frutta che si portano alla nonna la domenica a pranzo. Banana verde, cocco e uovo in generale. Uovo zuccherato, crema all’uovo. La dolcezza del grain che è sempre un po’ triviale si fa sentire, ma non in maniera sgarbata. Lime candito. P: non male, sembra subito ben equilibrato fra la parte cremosa (pastel de nata) e quella agrumata e candita, tra limone e un che di erbaceo. Cocco di nuovo, vaniglia. Quel che convince meno è il fatto che rimanga solo in superficie e che dopo una fiammata di sapore si spenga presto, lasciando un che di floreale. F: dolce-amarognolo, pepe bianco, legno e poco più.
Onesto, equilibrato, senza difetti ma anche senza picchi. Grazioso e nulla più: 84/100.

Compass Box ‘B-side’ (2023, OB, 49%)
Blended malt composto da un single malt di Islay (12,2%), due single malt dello Speyside (20% e 7,8%), due blended malt (16,4% e 2,3%), un single malt delle North Highlands (11,3%) e un single malt delle West Highlands (30%). Ce li giochiamo sulla ruota di Perth. Invecchia in botti ex bourbon, botti recharred, botti Madeira seasoned e “custom French oak”. 1500 bottiglie. Siamo sfiniti dalla premessa. C: oro. N: salmastro e isolano, con una torba minerale. Il tratto marittimo, che ricorda la tintura di iodio, si stempera e tutto si fa più “highlander”: ciottoli, cedro, erica e grafite. Fieno e pesca bianca. Ben fatto. P: torbato e medicinale, forse un filo troppo alcolico. La torba è bruciata, più del previsto. Il tratto salmastro si riverbera fra il lime e quella punta di mineralità. Poca frutta, forse carambola. Però è molto vivo, spunta anche della cera. F: lungo, oleoso, con liquirizia ed erbe medicinali.
Più nelle nostre corde, da 86/100. Bello il mix di torbe differenti, che si rincorrono come i gatti: prima più isolano, poi più minerale, sempre pimpante.

A+B (una prova empirica…)
In realtà nel pack delle due bottiglie c’è anche un boccettino di A+B. Noi ce lo siamo autocreato blendando a caso. N: mele, pere e vaniglia si mescolano alla torba, che ovviamente si stempera molto. L’ardesia rimane, in generale quel senso di pietrisco e sali minerali che viene amplificato dall’agrume. Bergamotto, buccia di mela verde, zucchero a velo e miele. Anzi mele. Anzi entrambi. P: più secco rispetto al grain, più completo. Anche se abbiamo mischiato un po’ a occhio, sembra perfettamente bilanciato. Cocco, banana verde e vaniglia da una parte, torba minerale, screziature di iodio dall’altra. F: sapido, Danette alla vaniglia con sale di Maldon e un filo di fumo.
Incredibile come l’unione lo faccia sembrare quasi un whisky giapponese. Diciamo sempre che il blending non è l’arte di aggiungere sapori ma di moltiplicarli e cambiarli. Ecco, qui spunta qualcosa di davvero nuovo.

Sottofondo musicale consigliato: Lou Reed – Walk on the wild side

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Ballantines 17 yo (anni ’70, oB, 43%) https://www.whiskyfacile.com/2024/10/02/ballantines-17-yo-anni-70-ob-43/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ballantines-17-yo-anni-70-ob-43 https://www.whiskyfacile.com/2024/10/02/ballantines-17-yo-anni-70-ob-43/#respond Wed, 02 Oct 2024 09:18:03 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=40518 Continue reading →]]> Se uno dimentica per anni di recensire un whisky che ha assaggiato a una degustazione organizzata da amici, è un inetto maleducato. Ma se dimentica per anni di recensire un whisky che ha assaggiato a una degustazione organizzata da se stesso, beh, è un gigante e un Facile. Perché noi abbiamo deciso di elevare a modello di vita la svagatezza del marito che dimentica di comprare mezza lista della spesa al supermercato, la sregolatezza di chi fa gli auguri di compleanno il giorno sbagliato, l’estrosa inaffidabilità del Leao che puntualmente sbaglia ogni partita importante. Quindi, oggi recensiamo un Ballantine’s 17 anni importato dalla Spirit di Genova negli anni ’70 direttamente dal Tasting Facile del 2021. Il colore di questo blended è paglierino.

N: si apre con una ventata di acetone e smalto per le unghie che vuol dire due cose: blended, e per di più con un alcol non perfettamente integrato. Non dura molto, presto tocca alla parte dolce e cerealosa prendersi la scena: porridge, ananas sciroppato, Ciocorì bianco e un senso di Amaretti di Sassello, con pasta di mandorle e perfino un po’ di anice stellato. Abbastanza intrigante, una volta superata la barriera smaltata. C’è anche una dimensione di limone dolce (quasi limoncello) che si mischia con un senso di malto glassato: quelle birre speziate dolci con pochissimo luppolo.

P: non esattamente una bomba di intensità, ma nessuno se lo aspettava eh. La prima sensazione è floreale e lascia abbastanza perplessi. Poi ci si muove sui territori della macedonia e delle pesche sciroppate, delle pere caramellate. La dolcezza è in qualche modo posticcia, difficile spiegarlo ma sembra appiccicata lì. In generale sembra un collage in cui la colla fatica a tenere uniti i pezzi. Ci sono spezie leggere (pepe bianco) e una torbina lontanissima e gentile. Liquirizia ripiena e legno. L’oleosità del sorso, il mouthfeel come dicono quelli bravi, non è male.

F: corto, dolce, frutta sciroppata e un filo di legno.

Siamo un po’ delusi, lo ricordavamo diverso. Ed è questo uno dei motivi per cui dovremmo recensirli subito i whisky: perché tre anni in sample non sempre conservano il liquido alla perfezione. Prendiamo queste note con beneficio d’inventario, perché potrebbe aver perso per la conservazione imperfetta, ma ci pare piuttosto slegato, con un alcol non integrato al naso, mancante sul piano del finale e anche un po’ della consistenza, dati i 17 anni. E poi quel tocco floreale, anche no: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Black Rebel Motorcycle Club – Fault line

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Compass box ‘Metropolis’ (2023, OB, 49%) https://www.whiskyfacile.com/2024/05/24/compass-box-metropolis-2023-ob-49/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=compass-box-metropolis-2023-ob-49 https://www.whiskyfacile.com/2024/05/24/compass-box-metropolis-2023-ob-49/#respond Fri, 24 May 2024 14:26:07 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=39645 Continue reading →]]> Siamo di nuovo qui a giocare col compasso, come dei fratelli di massoneria a cui manca solo un cappuccio. Ahinoi nessuna società segreta, siamo soltanto alle prese con un altro imbottigliamento di quei geniacci di Compass Box, il marchio più trendy del panorama dei blended e blended malt, con le loro etichette fichissime e le loro idee controcorrente. Oggi ci tocca Metropolis, imbottigliamento che fa parte dell’Extinct Blends Quartet, ovvero 4 releases dedicate a riportare in vita antiche ricette di blended. Questa, prendiamo nota con il lapis come quando nonna spiegava la ricetta delle lasagne, recita: 25,1% di Aberlour invecchiato in recharred american oak, 16% di Miltonduff in first fill, 7,1% di Bowmore in refill bourbon, 20,5% di blended grain, 4,9% di blended Scotch in first fill bourbon e 35,8% di blended malt invecchiato in sherry. Chiaro, no? Ne hanno fatte 5910 bottiglie, come le ore che ci servirebbero per imparare a memoria le componenti del vatting. Il colore è oro.

N: molto elegante, come un cerchio tracciato con un compasso, diremmo. Ci sono veli di confettura, un vedo e non vedo di rara sensualità fruttata: una guepiere di albicocca, un baby doll di pesca, una giarrettiera di mele cotte con la cannella. Usciamo dal negozio di Victoria’s Secret, ok. La parte torbatina si fa apprezzare dopo qualche istante, sembra la carta usata per accendere un falò, in lontananza. Mandarino con il suo olio essenziale, canditi all’arancia. La frutta ora è disidratata, da pasticceria: datteri, uvetta cilena. C’è anche una parte burrosa (burro di cacao?) e ananas sciroppato. L’equilibrio è totale, forse manca di un unico centro di gravità, ma non è detto che sia un male.

P: xè bon, direbbero in Veneto. Che non c’entra niente, ma ci è venuta così, perché il primo sorso è proprio buono, bello oleoso e grasso, con subito un senso di mascarpone del tiramisù ad avviluppare il palato. Cacao e caffè in polvere (gli sherry casks…) e arance rosse, liquirizia, caffè latte. Ha qualcosa della colazione, con Ovomaltina e noci. Anzi, forse sono mandorle tostate, che sfumano in un legno di sauna, con una punta di fumo. Cocco essiccato, vaniglia. Il corpo è eccellente, forse nel secondo palato vira un po’ all’allappante, ma con moderazione. Tannini fumosi quanto basta.

F: lunghino e pastoso, cioccolato al latte, Snickers (gli snack alle arachidi) e praline. Il grain qui sembra “alleggerirlo” e anche qui non è un male.

Un manifesto all’arte del blending. Che se da un lato crea prodotti di facile beva, dall’altro permette di costruire articolati liquidi dalle molteplici sfaccettature. Ci sono tante suggestioni in questo whisky: la torba, il bourbon, lo sherry, il grain… Eppure il risultato è iridescente ma compatto e soprattutto di ottima struttura e ancor più esuberante piacevolezza. Non vogliamo dire che sia un whisky da empireo, ma da 88/100 sì.

Sottofondo musicale consigliato: Kraftwerk – Metropolis

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Compass Box ‘Stranger & Stranger edition’ (2018, OB, 46%) https://www.whiskyfacile.com/2024/04/09/compass-box-stranger-stranger-edition-2018-ob-46/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=compass-box-stranger-stranger-edition-2018-ob-46 https://www.whiskyfacile.com/2024/04/09/compass-box-stranger-stranger-edition-2018-ob-46/#respond Tue, 09 Apr 2024 09:53:58 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=39513 Continue reading →]]> Stranger & Stranger è un’istituzione nel mondo del beverage. Non distilla, non fermenta, non vinifica, non riempie una singola bottiglia. Epperò è fondamentale perchè le bottiglie riempite da altri poi si vendano, e si vendano bene, sui mercati di tutto il mondo. Insomma, Stranger & Stranger è un’agenzia di packaging-design specializzata in bevande alcoliche a cui sempre più spesso si affidano i marchi quando sentono l’esigenza di un restyling, o quando semplicemente si accorgono che il liquido buono è fondamentale, ma l’occhio vuole sempre la sua parte.
Sono tanti i soggetti che si affidano alla loro creatività: Italicus, The Hearach, Ron Eminente, Power’s… Tra questi c’è anche Compass Box, il brand che dal 2000 ha contribuito a rilanciare il concetto di blended malt di qualità. Proprio Compass Box ha dedicato a Stranger & Stranger questa limited edition, un blended che unisce i malti di Glenlossie, Linkwood e Glen Elgin al grain di Girvan. Ne hanno fatte 4802 bottiglie e noi abbiamo messo le zampe su un sample, ecco com’è. Il colore è oro.

N: la mano ritratta sull’etichetta ricorda quella di Adamo che sfiora quella di Dio nella Cappella Sistina. Evidentemente stavano creando un whisky dall’olfatto paradisiaco, tipo questo: polline fresco, mele gialle succose, miele colante, tutta una teoria di piaceri dorati (senza la pioggia, però…). Ha la facilità della caramella (Ambrosoli, ma anche le fondenti alla banana), ma anche una delicata eleganza che con la semplicità delle caramelle ha poco a che fare. Chiude il naso dell’altra frutta, ananas e litchees, e una parte più cremosina e vanigliata: ganache di cioccolato bianco, marzapane e anche un accenno di orzata. Rotondo, ben bilanciato.

P: lieve come i veli di una statua ellenistica. Si apre dolcino e piacevole, come se il grain ti prendesse per mano. Però non è una dolcezza stucchevole, un senso più mineralino lo rende ancor più beverino e scattante. La frutta gialla – mela, ananas – si conferma, ma rispetto all’olfatto si aggiungono un paio di extra-dimensioni: quella della frutta secca, con nocciole, e una puntina di tostatura sporchina, come la padella dove si cuociono le caldarroste. Ne abbiamo sgranocchiate parecchie in vita nostra, sappiamo di cosa stiamo parlando. Melone bianco, pure.

F: pulito, medio-corto e dolce, con cera di candele sciolta in chiesa e nocciole, ancora.

Di raro nitore, come direbbero gli storici dell’arte bravi. Ha un equilibrio classico, proporzioni perfette. Forse è qui l’unico suo limite, nel non mostrare mai un’ombra, un difettuccio che possa spezzare l’aurea perfezione della triade miele-malto-frutta gialla. Quindi ci fermiamo a 88/100, ma con un corpo un po’ più sostenuto e un’intensità superiore avrebbe raggiunto l’olimpo dei 90.

Sottofondo musicale consigliato: Iron Maiden – Stranger in a strange land

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Johnnie walker blue label ‘Elusive umami’ (2023, ob, 43%) https://www.whiskyfacile.com/2024/01/22/johnnie-walker-blue-label-elusive-umami-2023-ob-43/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=johnnie-walker-blue-label-elusive-umami-2023-ob-43 https://www.whiskyfacile.com/2024/01/22/johnnie-walker-blue-label-elusive-umami-2023-ob-43/#respond Mon, 22 Jan 2024 16:01:09 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=39171 Continue reading →]]> Giovannino il Camminatore è un mito da qualsiasi prospettiva lo si guardi. Il blended più venduto al mondo non solo è stato fondamentale nella seconda metà dell’Ottocento per rendere lo Scotch un prodotto di caratura e diffusione mondiale, non solo ha di fatto inventato il marketing e non solo ha rivoluzionato la storia dei loghi, del packaging e della logistica con la bottiglia quadrata. No, il Johnnie Walker è comunque il termometro dello stato di salute del whisky mondiale: se va bene lui, vanno bene tutti.
Ora, al di là del Red Label, che appunto è il whisky più venduto al mondo, la gamma di colori la sapete: il Black torbato, il Gold, il Green (blended malt) e il Blue, il whisky da sciùr – come si dice a Milano – troppo spesso bistrattato per il costo non esattamente popolare, ma che in realtà è un gran bel bere. E se a dire che è il suo preferito è un’autorità come Marco Cremonesi, penna sopraffina del Corriere e maestro di noi tutti discepoli del drink, beh, un motivo ci sarà.
Tutta questa premessa per parlare della nuova limited release del Blue Label, che si chiama ‘Elusive umami’ ed è stata realizzata in collaborazione tra la Master Blender Emma Walker e Kei Kobayashi, il primo chef giapponese a prendere tre stelle Michelin in Francia. L’idea è celebrare l’umami, il “quinto sapore”, quello saporito.
Per farlo, è stata cambiata la consueta ricetta del Blue Label. Sono stati privilegiati malti di distillerie dal carattere spiccatamente “meaty”, come Mortlach e Benrinnes. E come grain sono stati scelti Port Dundas e Cameronbridge. Va da sé che si tratta di un whisky ultra-iper-mega luxury, come dicono quelli bravi, e il packaging è meraviglioso. Vediamo com’è il liquido. Nel frattempo sappiate che il perfect pairing al Milano Whisky Festival – dove è stato lanciato in Italia – era con il caviale, ma bello burroso, non troppo sapido eh. Il colore è un oro antico.

N: un filo chiuso, ma immediatamente tocca i tasti che si propone. Nel senso che subito si avvertono note carnose, di brodo di dado. A cui si abbina anche un guizzo minerale e metallico. La distilleria più evidente, all’olfatto, è senz’altro Benrinnes. Oltre questa coltre sapida di arrosti vari si apre una bella frutta gialla cotta in caramello, scorze d’arancia dragée. Questa parte è indicativa dell’età non indifferente dei malti usati. Legno, pane di segale, poi torna l’umami: pelle di salame e funghi. Nocciole. Corrado sostiene che si senta anche l’umeshu, che è un liquore ottenuto dalla macerazione delle prugne.

P: buono, però ce lo aspettavamo più intenso. Invece il primo palato è un po’ debole, peccato. Si apre sul dolce (caramello salato sul créme caramel, cioccolato al latte), poi fa salivare. Più che salato è saporito, non siamo nei territori dei whisky sapidi costieri. Sa piuttosto di salmì, salsa teriyaki, arachidi dei salatini. Dobbiamo chiarirci, perché ci viene un dubbio: quando parlavamo di attacco deboluccio intendevamo dal punto di vista dell’intensità dei sapori e della gradazione, non certo del corpo. Perché in realtà il corpo è bello masticabile, cremoso. Un filo lontano di fumo e di nuovo cioccolato.

F: medio corto, gianduia con sale e pepe, un accenno di jerky beef. Nocciole affumicate.

Un esercizio di stile interessante, che si discosta in maniera sensibile dal Blue Label classico in termini di profilo sensoriale. Qui siamo come ampiamente dichiarato nei territori del saporito, con tutta la gamma di suggestioni glutammatiche, e nel suo genere è un whisky ben fatto. A nostro gusto, il Blue Label tradizionale è più equilibrato ed elegante, ma è un po’ una tautologia: anche le Mustang gialle sono meno eleganti delle Rolls Royce, ma perché hanno dna diverso. Stessa cosa per questo ‘Elusive umami’, nato con una missione ben chiara, che alla fine viene completata. Non entrerà nella storia, ma non ha difetti. 84/100. Un grande applauso a Franco e Andrea Gasparri, che al festival hanno portato un caviale per esaltarlo con un abbinamento all’insegna della goduria.

Sottofondo musicale consigliato: KMFDM – Juke joint Jezabel

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The Real McTavish Blended Scotch Whisky (1960s, Ainslie & Heilbron, 43%) https://www.whiskyfacile.com/2023/12/31/the-real-mctavish-blended-scotch-whisky-1960s-ainslie-heilbron-43/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=the-real-mctavish-blended-scotch-whisky-1960s-ainslie-heilbron-43 https://www.whiskyfacile.com/2023/12/31/the-real-mctavish-blended-scotch-whisky-1960s-ainslie-heilbron-43/#respond Sun, 31 Dec 2023 15:37:08 +0000 https://www.whiskyfacile.com/?p=39084 Continue reading →]]> Per questo cenone, mentre gli altri cucineranno e voi non farete niente di niente salvo bere, vi diamo un compito: cercate su Google (o sul vostro motore di ricerca favorito) Ainslie & Heilbron, e poi cercate “imported by Di Chiano”. I risultati che troverete vi diranno molto sul contenuto di questo blended dal nome esotico, dalla bottiglia evocativa con vetro scuro (tra fine ‘60 e inizio ‘70, ce n’è un’altra versione di poco più tarda di anni ‘70 pieni), che abbiamo scovato grazie alla sapienza di Max Righi, che – come dire – certe cose le sa.

N: un concentrato di… passato. Sarà la suggestione, ma la farminess di Brora/Old Clynelish c’è tutta, con un senso di attrezzi di rame ossidato, di vecchia cantina di montagna, di fieno marcio, ma in senso buono. Abbiamo poi caramelle Rossana, carruba, un qualcosa di strano, di frutta… astratta, come una sorta di macedonia ‘caramellizzata’, essiccata e caramellata. Ha senso? No, ma sticazzi. Carta vecchia, polverosa, emeroteca della Braidense. Tarte tatin del giorno prima. Zucchero a velo. Col tempo, la frutta diventa più importante, con agrumi caramellati, prugne cotte, pesche sciroppate.

P: vorremmo bere esattamente questa cosa ogni istante. È un vecchio Clynelish, poco da dire, ricorda da vicino il 5 anni etichetta panna, o il 12 di Gordon&MacPhail. Panna cotta, caramelle Rossana ancora, carta vecchia, favo di miele, frutta ossidata, rame caramellato, fichi secchi, erbe alpine amare. Il corpo è esile ma pieno, con quell’equilibrio incredibile che solo i whisky di una volta blablabla – ma è vero!

F: tende all’amaro, qui la sala manoscritti della Braidense ti riempie il palato, ed è subito vecchio velluto, carta polverosa, rame e cera.

Incantevole. La virata sull’amaro che chiude il finale e trascende al palato lo trattiene dall’essere una cosa enorme, ma resta una cosa grande, indiscutibilmente. Il bicchiere vuoto poi riporta all’infinito note fruttate e ancora di rame, e la complessità e la compattezza di un profilo del genere (non ci stancheremo mai di dirlo: era un blended, di consumo, imbottigliato a 43 gradi e filtrato a freddo) non possono non stupire e far cadere una lacrima. Parafrasando un odioso dittatore, “chi vuole restaurare i blended a 43 gradi è senza cervello, ma chi non li rimpiange è senza cuore”. 90/100. E buon anno a voi.

Sottofondo musicale consigliato: The Who – The real me

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