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Isle of Jura 28 yo (1992/2020, Liquid Treasures, 49,7%)

Sappiamo tutti, inutile nasconderlo, che Jura non è propriamente la distilleria più sexy di Scozia: certo paga l’impietoso confronto, qualitativo e di percezione, con i marchi della dirimpettaia Islay, per cui uno tende sempre ad aspettarsi qualcosa di più “simile a quelli lì”. Negli ultimi mesi però sono iniziati a comparire presso gli imbottigliatori indipendenti più à la page diversi barili di Jura degli anni ’90, abbondantemente sopra i 20 anni, spesso quasi di 30, che si sono guadagnati note di merito presso i blogger altrettanto à la page. Chi siamo noi, gli amici sfigati, quelli che non vengono invitati alla festa delle medie, che chiedono Fonzies e hanno avanzies? Eh, dai, insomma: per porre fine a questa ingiustizia, oggi assaggiamo un single cask ex-Bourbon di Jura del 1992 selezionato e imbottigliato nel 2020 da Liquid Treasures, imbottigliatore tedesco importato da poco dagli amici del Milano Whisky Festival.

N: molto particolare, davvero interessante. C’è una prima patina di ‘vecchio malto’, quasi con note di ossidazione, con una punta di ottone, carta vecchia, un che di cantina un po’ umida, quel senso di ‘pelle di anziano’, di casa della nonna – se ci intendiamo. Pout pourri impolverato. Poi però c’è una parte di caramello, anzi di toffee morbido, di banoffie pie, di caramella Rossana… Il tutto con venature balsamiche, di eucalipto, o anzi di rosmarino secco. Decisamente inusuale, complessivamente piacevole ed elegante.

P: uh, qui è ancora più strano ma davvero buono, e coerente nella sua stranezza. Corpo pieno e masticabile, davvero soddisfacente. Resta un senso complessivo di aghi di rosmarino imbevuti di caramella Rossana sciolta (don’t try this at home). Carta aromatica d’eritrea, ma ancora carta vecchia, mobili di legno abbandonati, vecchie credenze di spezie. Favo di miele. C’è netto un senso di ‘antico’, anche qui troviamo note che sembrano di un whisky rimasto in bottiglia (non in botte, eh, attenzione) per 40 anni e dimenticato lì. Ancora caramello, toffee, caramella Rossana, frutta esausta (che cos…). Tè zuccherato, anzi: tè in cui ti è caduto decisamente troppo miele (ma miele balsamico).

F: lungo, ancora coerente, tra la dolcezza antica, un po’ di polvere e quella spinta balsamica che troviamo fin dall’inizio. Forse cumino, certo bello speziato. Tabacco, anche, e un ricordo di liquore d’arancia. Tende a farsi sempre più amaro, sorso dopo sorso.

Oh, a noi è piaciuto. Non è certo un whisky da tutti i giorni, non è certo un whisky per tutti i palati: ma è freak al punto giusto da conquistare il nostro cuore. Se non fosse stato per quella parte amara e tannica che tende a crescere un po’ troppo man mano, forse ci saremmo spinti anche a vette più alte: intanto ci fermiamo a 89/100, e ci portiamo a casa l’unicità dell’esperienza. Pur nella diversità, qualcosa che ci ricorda il Clynelish-che-non-si-può-dire di Valinch & Mallet, così, de botto senza senso.

Sottofondo musicale consigliato: Òlafur Arnalds – Old Skin.

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