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Highland malt 24 yo “The waxy one – 100th whisky” (1996/2020, Valinch & Mallet, 48,5%)

valinch-mallet-highland-malt-24yo

Quando chiama Fabio e dice “per il centesimo imbottigliamento di Valinch & Mallet abbiamo un Clynelish” (che però, sapete, non si può scrivere in etichetta – e dunque ecco a voi ‘The Waxy‘), come si fa a dire di no? Festeggiamo la centesima stelletta sul petto di Fabio Ermoli e Davide Romano sciabolando la bottiglia un minuto dopo richiuso la porta di casa, e dunque abbiate pazienza se teniamo questo cappello introduttivo un po’ stringato. Si testimonia una permanenza passeggera in PX di secondo riempimento.

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N: un naso certamente atipico, che sa di iodio e “bottarga di muggine” (all rights reserved @Matteo Zampini), poi una nota di ottone, di dado da brodo, di grasso animale. C’è in effetti questa punta umami, in continua evoluzione, cangiante e unica. Quella nota di ottone ci fa pensare a un whisky di una volta, a certo malti dimenticati in cantina che rispuntano 30 anni dopo, trasfigurati e levigati – ma lì la nota metallica è un difetto, un segno di ossidazione, qui invece completa un profilo entusiasmante. Ma il carattere del distillato è chiaro e marcante, con cera del Barbour (più che quella di candela), e un pit di fiori di campo tagliati. Una bella mela gialla calda, e miele di arancio, a testimoniare un lato fruttato che si fa sempre più strada col tempo. Lo sviluppo è complesso davvero, tra mare, un filo leggero di torba, e una sensazione oleosa. Fava di cacao macinata. Un velo di zucchero muscovado, che però forse in realtà è miele… Che eleganza – un’eleganza decadente, diremmo.

P: la gradazione pare perfetta, è oleoso, corposo, pieno. Assistiamo all’esplosione, alla sintesi di tutti i frutti tropicali del mondo – e proprio non li avevamo visti arrivare. Ex multis, certamente, mango – ma anche papaya matura, e poi melone. Anche qui una sensazione di whisky anni 70, con sfumature di fumo, torba, alambicco, idrocarburo: oleoso e stratificato, complicatissimo, strutturato e completo. L’eleganza e la rotondità ci sono, ma sono profondamente ‘Highlands’, con la livrea sporca e un’aria vissuta. Cremoso e maltato, con un ricordo della materia prima che si fa sempre più evidente con il tempo – biscotti digestive. Miele, di nuovo. Poi ancora sale, pepe, liquirizia. Ragazzi, incredibile.

F: medio lungo, ancora oleoso, con mango, sale, e un sentimento di cattedrale: ci lascia con il fumo di una candela spenta. Splendido, e davvero lunghissimo.

Ora, sapendo che in questo imbottigliamento c’è lo zampino di Zampini, beh, la tentazione di stroncarlo senza neanche assaggiarlo c’era tutta – capite bene anche voi perché. E però niente, non c’è verso: è davvero un ottimo whisky. La cosa che ci colpisce di più è quel senso di ‘whisky di una volta’, ma già invecchiato per 20 anni in bottiglia! Come quasi sempre accade, la distilleria più innominabile delle Highlands ci regala un’esperienza sensoriale incredibile, con in eguale misura presenti note di frutta tropicale e di ottone, note di grasso animale (le bottarga l’hai sentita solo tu, Matteo) e di miele, di cera (anche se poca, rispetto ad altri Clynelish) e melone… Complessissimo, davvero molto buono: rispetto al altri Clynslish più austeri, questo resta più morbido, più seducente, vellutato, e sicuramente l’apporto del PX refill si fa sentire… ma è una seduzione stanca, una morbidezza decadente. Adorabile. 93/100.

Sottofondo musicale consigliato: Grinderman – Mickey Mouse & The Goodbye Man.

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